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Antidepressivi, l'efficacia dipende anche da ambiente e condizioni vita

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FARMACEUTICA
Antidepressivi, l'efficacia dipende anche da ambiente e condizioni vita

MOBBING, IMPIEGATO SOTTO PRESSIONE PSICOLOGICA E EMARGINATO NELL' AMBIENTE LAVORATIVO, DEPRESSIONE (Letizia Mantero, MILANO - 2004-05-09) p.s. la foto e' utilizzabile nel rispetto del contesto in cui e' stata scattata, e senza intento diffamatorio del decoro delle persone rappresentate

L'efficacia dei trattamenti antidepressivi serotoninergici dipende anche dal contesto ambientale in cui vive il paziente e, quindi, in cui li assume. Questo perché l'azione dei farmaci consiste, almeno in parte, nell'aumentare la plasticità neurale, amplificando, in un ambiente favorevole, l'opportunità a ridurre o eliminare i sintomi della depressione. E' la conclusione a cui è giunta un'équipe internazionale di ricercatori coordinati da Igor Branchi, del Centro per le scienze comportamentali e la salute mentale dell'Istituto superiore di sanità, in uno studio pubblicato su 'Molecular Psychiatry'.

Conclusione confermata da un altro studio condotto dagli stessi autori su pazienti depressi e pubblicato pochi giorni fa sulla rivista 'Translational Psychiatry'. "Gli Ssri - spiega Branchi, affiancato nell'indagine dai colleghi delle università di Roma La Sapienza, di Modena e Reggio Emilia e dell'ateneo di Zurigo (Svizzera) - non risultano sempre efficaci. Per capirne i motivi, abbiamo ipotizzato come l'aumento della plasticità neurale indotta dal farmaco produca un aumento della suscettibilità agli stimoli ambientali. Di conseguenza abbiamo analizzato, sia in modelli sperimentali sia in pazienti, il ruolo dell'ambiente nel determinare l'efficacia del trattamento".

"I risultati hanno dimostrato come il trattamento con Ssri aumenti in modo dose-dipendente l'influenza delle condizioni di vita sull'umore. Ciò è stato osservato sia su parametri clinici, quali la gravità della psicopatologia, che preclinici e molecolari, come i livelli di neutrotrofine e la neurogenesi", sottolinea.

"Queste scoperte - conclude il ricercatore - possono contribuire a migliorare la pratica clinica, mettendo a punto strategie terapeutiche basate sulla combinazione del trattamento farmacologico con un approccio terapeutico, come la terapia cognitivo-comportamentale, che permetta a chi soffre di depressione di affrontare ambienti di vita avversi ed eventi stressanti con maggiore successo, aumentando l'efficacia del trattamento".

Lo stesso Editor-in-chief della rivista 'Molecular Psychiatry', il professor Julio Licinio, dedica un editoriale al lavoro di Branchi e dei suoi collaboratori, evidenziando come i risultati ottenuti possano spiegare la variabilità dell'efficacia del trattamento con gli antidepressivi e possano così rappresentare un passo importante per la comprensione del meccanismo di azione di questi farmaci.

Secondo l'Oms, la depressione è una vera e propria emergenza sanitaria che colpisce 322 milioni di persone in tutto il mondo. Un'emergenza aggravata dal fatto che "circa il 60-70% dei pazienti trattati con il farmaco più comunemente utilizzato nelle principali forme di depressione, ovvero gli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, non guarisce e il 30-40% non mostra neanche una risposta significativa al farmaco".

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