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"Ora guardiamo alla medicina del 2030", il futuro di Roche

FARMACEUTICA
Ora guardiamo alla medicina del 2030, il futuro di Roche

I più anziani la ricordano come la 'casa delle vitamine'. Perché Roche negli anni '40 e '50 è stata una delle prime aziende a produrre sintesi industriali delle vitamine B1, C e K. Nel tempo il colosso basilese - che ha festeggiato 120 anni di presenza in Italia, riassunti in una sorta di 'timelapse' da una piccola mostra allestita nella sua casa di Monza - ha coltivato le strade della farmaceutica e della diagnostica, puntando alla medicina personalizzata con un portafoglio di trattamenti in oncologia, immunologia, malattie infettive e sistema nervoso centrale. Il futuro si gioca fra l'impegno per cogliere le opportunità dei Big data e nuove frontiere, non solo in oncologia ma anche nel campo delle neuroscienze, un settore in cui si sono susseguiti alcuni annunci di abbandono di programmi di ricerca.

A spiegarlo oggi a Monza è Maurizio de Cicco, presidente e amministratore delegato di Roche spa, nella giornata dedicata ai premi 'Roche per la ricerca' destinati a scienziati tricolore under 40. Fra le sfide, oltre a "studi importanti" sull'Alzheimer, il Parkinson, la sclerosi multipla "per la quale riponiamo molte aspettative su un nuovo farmaco", così come l'Huntington, c'è anche quella contro l'autismo. "Si pensava fosse più una patologia legata alla psicologia, piuttosto che a una modificazione di un qualche cosa - osserva il manager - Anche questa è un'area in cui stiamo lavorando benissimo e credo che nel giro di pochi anni avremo anche a disposizione un farmaco nell'ambito dell'autismo, che credo sia una cosa innovativa".

In mezzo "tante scommesse", ricorda de Cicco. Dall'"atto di fede" che ha spinto l'azienda negli anni '90 a "investire in Genentech, una piccola startup biotecnologica" che tanto ha inciso sul percorso di Roche verso i primi anticorpi monoclonali.

"Ora guardiamo alla medicina del 2030", annuncia l'Ad italiano. E la nuova scommessa si chiama Big data, trampolino di lancio per l'era delle "terapie sempre più personalizzate". Due le acquisizioni strategiche in questo senso. Una è "recentissima, di questi giorni", e vale 1,9 miliardi di dollari: l'operazione riguarda un'azienda americana, Flatiron Health, che "si occupa di Big data - dice de Cicco - Tutte le informazioni relative ai pazienti, ai farmaci utilizzati, alle terapie in uso, a quelli che possono essere i possibili tumori presenti e futuri devono essere conglobati in una fonte dati. Significherà avere a disposizione un bagaglio di informazioni che sarà importantissimo per la ricerca del futuro e secondo me accorcerà un po' il ciclo stesso della ricerca".

L'altro investimento è stato sull'americana Foundation Medicine: "L'abbiamo acquisita ormai da 2 anni e ci consente di studiare oltre 350 modificazioni che possono avvenire nel genoma, aprendo a una comprensione sempre più raffinata delle alterazioni molecolari alla base dello sviluppo della malattia in ogni paziente". L'Italia nei disegni della multinazionale "gioca un ruolo da protagonista", assicura l'Ad: "Ogni anno investiamo nel nostro Paese 40 milioni di euro in ricerca".

Ad oggi, aggiunge Anna Maria Porrini, direttore medico di Roche in Italia, "abbiamo oltre 153 sperimentazioni attive in area oncologica, e 19 studi clinici in corso con il coinvolgimento di circa 75 centri tricolore nell'area del sistema nervoso centrale". Il 2017 per Roche Italia "è stato un anno positivo - riflette l'Ad - chiuso in leggera crescita rispetto all'anno precedente, nonostante l'arrivo sul mercato dei primi biosimilari in ematologia e l'impatto del payback ospedaliero. Un risultato che ci lascia ben sperare per il 2018, caratterizzato dall'arrivo di nuovi farmaci per il trattamento della sclerosi multipla, dell'emofilia e del tumore del polmone".

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