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Biotech, metà imprese opera nel settore della salute

FARMACEUTICA
Biotech, metà imprese opera nel settore della salute

Le imprese che operano nel settore delle biotecnologie applicate alla salute dell’uomo in Italia sono 295, e rappresentano oltre la metà delle imprese biotech nel nostro Paese (52%). E' quanto emerge dal Rapporto 2018 realizzato da Assobiotec (Associazione nazionale per lo sviluppo delle biotecnologie che fa parte di Federchimica) in collaborazione con Enea, presentato oggi a Roma in occasione dell’Assemblea nazionale 2018 dell'associazione industriale.

Le imprese dedicate alla ricerca e sviluppo (R&S) biotech, che impegnano il 75% o più dei propri costi totali di ricerca in attività biotech, sono 183, di cui 161 a capitale italiano. Il comparto salute genera una quota preponderante del fatturato, corrispondente a oltre 8 miliardi e mezzo (74% del totale) a fronte di più alti investimenti (91%) e di una maggiore quota di addetti (76%) impiegati in R&S biotech. Sono 314 i progetti presenti nella pipeline italiana, di cui 80 circa in fase di discovery, 145 in fase di sviluppo preclinico e 90 in sviluppo clinico.

Gli investimenti maggiori sono destinati verso le patologie che non trovano ancora risposte terapeutiche adeguate, come quelle in ambito oncologico, o di crescente rilievo clinico ed epidemiologico, come le malattie neurologiche e degenerative. Grandi investimenti sono indirizzati anche verso le malattie infettive e lo sviluppo di vaccini. Quelli delle malattie rare e delle terapie avanzate sono tra i settori di eccellenza del biotech italiano: da un lato, infatti, la nostra ricerca accademica vanta il maggior numero di pubblicazioni scientifiche in materia di malattie rare; dall’altro dei 6 prodotti di terapia avanzata attualmente autorizzati al commercio in Eu, ben 3 sono frutto della R&S italiana.

Un settore emergente e che lavora spesso in stretta sinergia con le biotecnologie per la salute è quello legato alla genomica, proteomica e tecnologie abilitanti (Gpta). Sono 65 le imprese che lavorano in questo ambito, corrispondenti all’11% del totale delle imprese biotecnologiche in Italia. Si tratta di realtà che svolgono attività di ricerca di base, con particolare prevalenza nell’utilizzo delle tecnologie 'omiche' (genomica, proteomica, trascrittomica) e nell’analisi dei Big Data mediante approcci bioinformatici.

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