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Medicina: fluorescenza protagonista a Varese, donna salvata da 2 aneurismi

Il mese scorso la tecnica aveva permesso un 'autotrapianto' unico in Italia

MEDICINA

Illuminare con un 'faro' speciale i vasi sanguigni che alimentano il rene, rendendoli fluorescenti e visibili attraverso una particolare telecamera, e permettendo così al chirurgo di monitorare la corretta vascolarizzazione dell'organo e di operare in condizioni di maggiore sicurezza. E' la tecnica della 'fluorescenza', ancora una volta protagonista a Varese dove una donna di 57 anni di Milano è stata salvata da un doppio aneurisma. Un intervento "unico nel suo genere", annunciano gli autori, condotto da un'équipe dell'università dell'Insubria all'ospedale di Circolo e Fondazione Macchi. Un nuovo successo, dopo un 'autotrapianto' di rene eseguito a luglio su un cinquantenne affetto da un raro aneurisma dell'arteria renale.

Nell'intervento del mese scorso la fluorescenza era stata impiegata per una procedura "mai utilizzata al mondo" per un aneurisma dell'arteria renale. L'operazione era durata 12 ore e aveva previsto il prelievo dell'organo malato, l'asportazione dell'aneurisma in ipotermia, la ricostruzione microchirurgica del vaso e il re-impianto nel paziente del rene 'rimesso a nuovo'. Questa volta è toccato a una donna colpita da una rara dilatazione dell'arteria renale (un aneurisma di circa 6 centimetri), e da un secondo aneurisma dell'arteria splenica (quella che raggiunge la milza) di circa 3 cm. "Nonostante le notevoli dimensioni dell'aneurisma renale - spiegano i medici - grazie alle tecniche innovative utilizzate si è potuto salvare un organo importante come il rene". In tutto 10 ore di sala operatoria.

"Si è trattato di un intervento tanto delicato quanto complesso, eseguito in team dalle équipe afferenti alla chirurgia generale, vascolare e a quella dei trapianti", riferisce Luigi Boni, direttore del Centro di ricerche in chirurgia mini-invasiva dell'ateneo insubrico. La gravità del caso era legata alla probabile e improvvisa rottura delle due dilatazioni che avrebbero potuto causare sanguinamenti importanti e potenzialmente fatali.

"Mentre la milza, se necessario, può essere 'sacrificata' se l'asportazione della dilatazione della sua arteria ne causa ischemia - prosegue Boni - il rene volevamo se possibile preservarlo. Tuttavia, la sede e le caratteristiche della dilatazione non permettevano di trattarlo in sicurezza con una tecnica endovascolare radiologica. L'unica possibilità era l'asportazione della dilatazione e la ricostruzione dell'arteria, ma a causa della localizzazione questo poteva essere fatto solo al di fuori dell'addome, dopo aver prelevato temporaneamente il rene, con tecnica microchirurgica cosiddetta 'da banco'".

Quattro le fasi dell'operazione. Nella prima Boni e il suo gruppo hanno prelevato il rene destro della paziente, con una tecnica mini-invasiva che prevede 4 piccole incisioni addominali, e utilizzando la metodica della fluorescenza "che l'ospedale di Varese è tra i primi al modo ad aver adottato e che permette una 'navigazione' intra-operatoria, impiegata in questo caso per l'identificazione dei vasi sanguigni", spiega l'università dell'Insubria. Una volta estratto, il rene è stato sottoposto in ipotermia all'asportazione dell'aneurisma e alla ricostruzione microchirurgica dell'arteria renale dall'équipe di Matteo Tozzi, chirurgo vascolare e trapiantologo dell'ospedale di Circolo.

Nel frattempo Boni ha trattato, sempre con tecnica mini-invasiva a fluorescenza, l'altra dilatazione sull'arteria splenica. Infine, Tozzi ha re-impiantato il rene è alla paziente.

Un'impresa per diverse ragioni: "Prima di tutto le dimensioni particolarmente elevate e la sede dell'aneurisma a livello dell'arteria renale destra, a ridosso del rene - precisa Boni - e la concomitante presenza di un'altra dilatazione all'arteria splenica. Spesso in una situazione del genere il paziente deve essere sottoposto all'asportazione del rene che lo mette al riparo della temibile rottura dell'aneurisma, ma lo priva di un organo estremamente importate per la sua vita". Seconda particolarità "l'approccio mini-invasivo che ha permesso, anche impiegando la fluorescenza, di eseguire in sicurezza sia l'intervento al rene che alla milza, senza impiegare ampie incisioni a livello della parete addominale, e favorendo il decorso post-operatorio. La paziente infatti sta bene ed è stata dimessa".

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