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I bimbi italiani giocano da soli, mamma e papà non partecipano nel 60% dei casi

3 incontri per imparare a divertirsi insieme

MEDICINA
I bimbi italiani giocano da soli, mamma e papà non partecipano nel 60% dei casi

(Adnkronos Salute) - I bimbi italiani giocano da soli. Su 10 genitori, appena 4 condividono con i figli questo momento di crescita e di svago che spesso viene 'delegato' ai nonni: è con loro, infatti, che cresce il 64% dei piccoli del Belpaese. Lo sottolinea la Fondazione Movimento bambino, che promuove 3 incontri sull'importanza del gioco nella relazione fra grandi e piccini. Il primo questa sera al Muba-Museo dei bambini di Milano con la psicoterapeuta Maria Rita Parsi. Seguirà un appuntamento a Roma, il 30 ottobre presso Explora-Museo dei bambini, e un altro a Napoli, il 6 novembre alla Città della Scienza-Officina dei piccoli.

All'evento milanese partecipano anche Elena Dondina, presidente della Fondazione Muba; Elisabetta Scala, vice presidente nazionale del Moige; Francesca Valla, la 'Tata Francesca' della tv; Maurizio Fusina, architetto e performer. Il messaggio a mamme e papà e che basta poco: "Ritagliarsi un momento di gioco con i propri figli quando si torna dal lavoro o prima di andare a letto, per stabilire quell'abitudine che rimarrà nel tempo, anche nell'adolescenza. Perché giocando s'impara, anche a farlo".

"Anche giocare è un'attività indispensabile per la vita di ogni bambino, così come lo sono il cibo, l'acqua, il sonno - afferma Parsi - Crescere è impossibile se non si gioca. Nella relazione genitore-figlio attraverso il gioco, la triade" bimbo-mamma-papà "è destinata ad allargarsi e a comprendere a poco a poco anche gli oggetti. Oggetti che fungono da stimolo per la naturale creatività del bambino. Giocando - aggiunge la psicoterapeuta - il bambino costruisce con la fantasia una realtà tutta sua in cui mettere in scena le cose importanti, tutte le sue emozioni e, specie quando può contare sulla presenza amorevole e competente dei genitori, fare finta, nei giochi della prima infanzia, di essere un papà o una mamma".

"I genitori sono i primi punti di riferimento per i bambini - avverte Parsi - Potremmo dire che il gioco inizia dall'allattamento, nell'ambito della diade madre-bambino. A poche ore dalla nascita il bambino volge la bocca verso il batuffolo di cotone che è intriso del latte materno, dimostrando di essere in grado di riconoscerlo in mezzo a tutti gli altri. Per i bambini, la prima identificazione avviene sempre con la madre". Ma poi "con la presenza del padre, che si inserisce nel gioco di sguardi, di carezze e di coccole tra la madre e il suo bambino, la diade si trasforma in triade".

"La relazione con il padre è determinante per l'indipendenza e per l'apprendimento - ammonisce la psicoterapeuta - Uno dei principali compiti del padre nei primi anni di vita del bambino consiste proprio nel permettere al figlio di stabilire un contatto con la realtà esterna, considerando che il rapporto con la madre si basa invece sulla dipendenza e sull'incapacità, da parte del piccolo, di soddisfare i suoi bisogni primari".

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