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Big Data e rivoluzione digitale, il futuro della scienza sbarca a Venezia

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Big Data e rivoluzione digitale, il futuro della scienza sbarca a Venezia

Dal 22 al 24 settembre a Venezia la Conferenza mondiale 'The Future of Science' (foto dal sito della manifestazione)

Risalire la corrente, lì dove scorrono i dati, a caccia di un tesoro nascosto che aspetta di essere stanato, interpretato, trasformato in informazioni utili per l'umanità . E per la sua salute. Anche scienza e medicina si vedranno cambiare la terra sotto i piedi. E' la "rivoluzione digitale" che riscrive le regole del gioco nell'era dei 'Big Data'. Uno "dei fenomeni più attuali del nostro tempo", che sta "determinando profondi cambiamenti" a più livelli. E apre scenari "inesplorati" di una sempre più intensa collaborazione fra uomo e macchine.

Il futuro della scienza passa da qui. E i super esperti del settore proveranno a raccontarlo a Venezia, dove domani 22 settembre si apre la dodicesima edizione della conferenza mondiale 'The Future of Science', promossa da Fondazione Umberto Veronesi, Fondazione Silvio Tronchetti Provera e Fondazione Giorgio Cini. Tre giorni di full immersion nell'Isola di San Giorgio Maggiore (dove ha sede la Fondazione Giorgio Cini) per svelare i segreti dell'era digitale e discutere le questioni più urgenti che scaturiscono da questa rivoluzione. Fra i relatori big e scienziati del settore.

Una delle parole chiave della rivoluzione è 'cognitive computing', uno dei temi al centro dell'opening lecture. Di questa tecnologia del futuro che sta rendendo sempre più proficuo il 'dialogo' con le macchine e la loro capacità di imparare dall'esperienza, parlerà Alessandro Curioni, Ibm Fellow, Vice President Europe e direttore dell'Ibm Research lab a Zurigo. Del resto uno dei più noti 'computer cognitivi' ce l'ha in casa ed è Watson di Ibm.

Come spiegherà nei giorni successivi anche Gary King, scienziato dell'Harvard University, il progresso spettacolare che viene descritto alla voce Big Data ha poco a che fare con i dati. Più dati, da soli, non generano intuizioni, spesso rendono solo più difficile l'analisi. La vera rivoluzione, si legge nell'abstract del suo intervento, riguarda piuttosto i progressi enormi nei metodi statistici e di altro tipo, con cui si estraggono intuizioni dallo 'tsunami' di dati.

"Oggi viviamo in un mondo che, grazie alla digitalizzazione, produce una mole di dati non soltanto immensa, ma anche dinamica, veloce e multimediale", spiega in un'intervista pubblicata online da Fondazione Veronesi, Alfonso Fuggetta, professore di Informatica al Politecnico di Milano, Faculty Associate all'Institute for Software Research dell'University of California e Ad e direttore scientifico di Cefriel. "Saper leggere questo insieme di Big Data", una "raccolta così estesa da richiedere tecnologie e metodi analitici specifici per contestualizzarli e interpretarli", può portare a "vantaggi in molteplici settori".

Uno dei campi di applicazione "è quello della medicina genomica", spiega Fuggetta che, per rendere l'idea, cita come esempio un progetto europeo (a cui lavora Stefano Ceri del Politecnico di Milano) di 'Data Driven Genomic Computing', "un incrocio tra medicina e informatica volto a 'utilizzare al meglio' l'enorme mole di dati a disposizione nelle banche genomiche di tutto il mondo".

Se "stiamo riuscendo a interpretare così tanti dati il merito è sicuramente del progresso tecnologico. Oggi tutti noi continuiamo a generarne attraverso diversi tipi di dispositivi a partire dai nostri smartphone. Allo stesso tempo, qualsiasi punto del globo terrestre può essere connesso alla rete Internet, abilitando così una raccolta sistematica e diffusa di dati su scala globale".

A tutto ciò "aggiungiamo le crescenti capacità di immagazzinamento dei dati, software sempre più potenti e capacità di calcolo da parte dei computer che hanno raggiunto livelli inimmaginabili". Certo, conclude Fuggetta, occorrerà "investire maggiormente in infrastrutture. Penso ad esempio all'ancora insufficiente banda larga italiana". E lavorare per rendere "le infrastrutture e gli oggetti sempre più 'intelligenti'". E accanto a queste "sfide di tipo tecnico", ancora più importante "è la sfida culturale", a più livelli, dalle imprese ai cittadini. Perché non basta essere 'nativi digitali'. "Occorre fornire strumenti su come utilizzare in maniera corretta queste tecnologie. E' questa la vera sfida".

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