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Assegnato il primo premio in memoria dell'oncologo Umberto Veronesi

MEDICINA
Assegnato il primo premio in memoria dell'oncologo Umberto Veronesi

Umberto Veronesi rivive in un premio internazionale che porta il suo nome. Il primo al mondo a essere assegnato. La dedica all'oncologo, morto l'8 novembre 2016 a Milano alla soglia dei 91 anni, è della European School of Oncology (Eso), fondata dallo stesso scienziato nel 1982. E a ricevere il riconoscimento - l'Umberto Veronesi Memorial Award - oggi a Vienna nell'ambito della 15esima St. Gallen International Breast Cancer Conference è stato un ricercatore italiano, Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione sviluppo nuovi farmaci per terapie innovative dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo), l'Irccs cresciuto sotto l'ala dell'oncologo. Il premio nasce "per riconoscere il ruolo primario di un medico nel progresso della scienza e la cura delle pazienti con tumore del seno".

Curigliano, 48 anni, nato in Canada da immigrati italiani, si è detto "onorato". "L'eredità intellettuale per la lotta al tumore al seno che Veronesi ha lasciato all'Ieo e a tutta la comunità medico-scientifica internazionale è ben nota - riflette - A noi oncologi medici in particolare ha insegnato a rifiutare i dogmi e a porci sempre dei dubbi per innovare sistematicamente l'approccio alle cure. L'immunoterapia, in cui il professore ha creduto sin dagli albori, è un esempio di una nuova concezione di trattamento, che potrebbe rivoluzionare anche la prevenzione dei tumori e per questo ho accettato di dedicare la mia Award Lecture proprio a questo tema. Basti pensare al potenziale ruolo dei vaccini nelle precancerosi e nei tumori mammari in stadio precoce".

Laurea in Medicina all'università Cattolica di Roma, specializzazione negli Usa alla Columbia University di New York, rientrato in Italia Curigliano, dopo un dottorato di ricerca all'università di Pisa, approda all'Ieo nel 1999, dove diventa direttore di Divisione nel 2013. E ora ricorda i momenti trascorsi con 'il prof'. "Gli innovatori sono sempre dei rompiscatole, ci diceva, perché si fanno delle domande, cercano delle riposte, e così facendo cambiano il modo di vedere le cose. Innovare per andare oltre e per vedere meglio. Questo è il motivo per cui decise di chiamare la Divisione che io dirigo 'Nuovi farmaci per terapie innovative'".

Quanto al tema scelto per la Lecture, Curigliano anticipa che "l'immunoterapia sta rivoluzionando l'approccio al trattamento del cancro. Le cellule tumorali proliferano per effetto di mutazioni genetiche che ne sostengono la capacità di proliferare e di evadere i 'check-point' del sistema immunitario; si 'mimetizzano' e sono poco riconoscibili ai linfociti, guardie armate deputate a identificare le cellule anormali ('non self' o estranee), ingaggiate ed addestrate per eliminarle. I nuovi farmaci immunoterapici (immune-checkpoint inhibitors) potenziano le capacità di risposta immunitaria al cancro, rendono più attivi i linfociti e riducono la capacità delle cellule tumorali di mimetizzarsi. In una sola parola cambiano le 'regole di ingaggio' dei linfociti senza porre limiti alle loro capacità di attacco e difesa".

Nessuno dei nuovi farmaci, continua, "agisce direttamente sui tumori, piuttosto aumenta le capacità di reazione del nostro sistema immunitario contro il nemico 'cancro' e riduce tutti i meccanismi che il tumore mette in atto per mimetizzarsi e quindi confondersi con i tessuti sani. I nostri studi in Ieo, in collaborazione con i colleghi francesi e del Qatar, hanno identificato quali mutazioni del tumore mammario rendono più riconoscibili le cellule tumorali all'azione del sistema immunitario. Sono studi fondamentali per consentire di selezionare meglio i pazienti con tumore mammario sensibili all'immunoterapia, pilotando, potenziando e mantenendo la memoria della risposta immunologica".

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