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Psicosi da droghe, +40% in 5 anni e sempre più under 18

Allarme lanciato dagli esperti riuniti a Milano per Innopsy 2017; studio italiano fotografa nel cervello le alterazioni specifiche

MEDICINA
Psicosi da droghe, +40% in 5 anni e sempre più under 18

Canna di marijuana (Fotogramma)

Esplosioni improvvise di violenza, allucinazioni, deliri persecutori. Un'unica 'miccia' che accende la psicosi: l'abuso di droghe, dalla cannabis alla cocaina. Si può finire in clinica psichiatrica anche a 16 anni - "gli under 18 che arrivano all'attenzione degli specialisti sono sempre di più", avvertono gli esperti - e poi è complicato tornare indietro, recuperare le funzioni perdute. (Video)

"E' un problema emergente, si può parlare di una diagnosi nuova, di psicosi indotta da sostanze. I casi sono in aumento: secondo i nostri dati, queste forme negli ultimi 5 anni sono aumentate di circa il 40%". A lanciare l'allarme è Alfredo Carlo Altamura, direttore del Dipartimento di neuroscienze e salute mentale dell'Irccs Policlinico di Milano e professore ordinario di Psichiatria all'università Statale. Forte anche dei dati raccolti dal suo team che ha letteralmente 'fotografato' delle alterazioni specifiche nei sistemi di trasmissione del cervello che portano allo sviluppo del disturbo.

L'esperto punta i riflettori sul fenomeno "ad alto impatto sociale" oggi a Milano, in occasione della settima edizione del Forum biennale internazionale 'Innopsy' (Innovazione in psichiatria), in programma fino a domani all'Auditorium Testori di Palazzo Lombardia. Un momento per fare il punto sulle problematiche più attuali analizzando l'intero arco della vita, dall'infanzia all'età avanzata.

Fra i temi la 'psicosi da droghe'. "Abbiamo osservato due aspetti: questi quadri psichiatrici si possono sviluppare anche a distanza di anni da quando si è fatto abuso di sostanze, e si innestano su una base di suscettibilità genetica, ma se non ci fosse l'uso di droghe non esploderebbero. Ecco perché è importante evidenziare l'impatto crescente della problematica", assicura Altamura all'AdnKronos Salute.

Dietro i numeri sulle psicosi indotte ci sono storie drammatiche. "Come quella di un ragazzo di appena 18 anni che si era convinto che la cameriera gli mettesse il veleno nelle minestre e l'ha aggredita con un coltello. Faceva uso di cannabis", racconta Altamura. "Questa droga è più velenosa che in passato, e con sostanze tossiche. Anche la concentrazione di tetraidrocannabinolo è aumentata".

Lo specialista si focalizza sui giovani, "perché il cervello di un ragazzino è meno protetto rispetto all'adulto di fronte all'impatto di sostanze psicostimolanti, come la cocaina, ma anche la cannabis da sola. E l'uso quotidiano o regolare lascia il segno". Il team di Altamura ha condotto studi di neuroimaging combinando la risonanza magnetica e la Pet (tomografia a emissione di positroni) e cogliendo sia l'aspetto strutturale che quello metabolico (il metabolismo regionale sottocorticale della base e a livello prefrontale, spiega uno degli autori del lavoro). I casi presi in considerazione sono psicosi indotte da uso soprattutto di cocaina e cannabis, ma anche amfetamine (queste ultime in genere abbinate ad altre sostanze). "Abbiamo potuto osservare un'alterazione dei sistemi di trasmissione del cervello nella zona dei lobi frontali e temporali".

Paolo Brambilla, scienziato dell'Irccs di via Sforza, entra nel dettaglio: "Abbiamo rilevato ad esempio una differenza di metabolismo nei gangli della base; alterazioni specifiche in un circuito considerato essere quello legato alla ricerca del piacere che dà dipendenza (c'è una maggiore attivazione); alterazioni volumetriche del cingolato, area che regola sia l'affettività che la parte del controllo cognitivo".

Nel cervello di chi sviluppa psicosi indotte "si vedono modificazioni specifiche, diverse da quelle della schizofrenia e di altri disturbi di malattia mentale psicotica", riepiloga Altamura. "Emerge ad esempio che ci sono zone del cervello alterate dall'uso di sostanze nella zona posteriore che è una zona particolare: se viene attivata, riduce la capacità del soggetto di avere consapevolezza dei rischi".

Tutto questo "deve far paura - incalza l'esperto - Sono forme di una certa gravità e se c'è familiarità per il disturbo bipolare o la schizofrenia diventano distruttive. E' un rischio a cui questi giovani possono inconsapevolmente andare incontro. L'aspetto educazionale è fondamentale e vanno ricordati gli alti costi sociali. Questi ragazzi si ritrovano con un handicap, vanno incontro a un disturbo psicotico non facile da estirpare, necessitano di un trattamento continuativo. Molti vengono curati e si riesce a ottenere un recupero, altri rischiano un destino di capacità funzionale ridotta rispetto ai coetanei".

La clinica psichiatrica della Statale è un punto di riferimento nella ricerca e diffusione di dati clinici e biologici legati alle sostanze d'abuso. Fra gli studi anche uno sui pazienti bipolari, "spunto per riflettere sulla nefasta associazione fra disturbi come questo e come la schizofrenia e le droghe", dice Altamura.

E poi c'è l'anziano, aggiunge. "Approfondiremo il tema delle alterazioni tardive dell'affettività e dello stato emozionale, che esordiscono dopo i 50 anni. Dalla ricerca arrivano indicazioni sul fatto che queste modificazioni devono far pensare alla presenza di un possibile deficit cognitivo, anche minimo, legato a un aspetto neurodegenerativo incipiente. Pensiamo a persone di mezza età senza una storia psichiatrica alle spalle che sviluppano disturbi come l'ansia o stati depressivi. Con una Tac si potrebbero vedere alterazioni che in qualche anno possono portare a una demenza fronto-temporale. Va indagato questo aspetto e tenuta presente la possibilità che ci si trovi di fronte a un processo neurodegenerativo. Qui è importante la collaborazione con i neurologi". Altrettanto importante, conclude lo specialista, è la prevenzione 'salva mente'. "Stare attenti alla qualità di vita, agli stili di vita, astenersi dall'uso di sostanze, non abusare dell'alcol stesso, stare attenti a diabete e ipertensione".

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