Home . Salute . Medicina . A vele spiegate contro il cancro al seno, il viaggio di 15 donne dello Ieo di Milano

A vele spiegate contro il cancro al seno, il viaggio di 15 donne dello Ieo di Milano

MEDICINA
A vele spiegate contro il cancro al seno, il viaggio di 15 donne dello Ieo di Milano

Francesca Regalia

"Quando è iniziato tutto mi sono sentita nel mare, impotente, in balia delle onde. Il tempo passava, ma a volte bastano poche parole al momento giusto. Per me è stata una frase di Rudyard Kipling: 'Abbiamo quaranta milioni di ragioni per fallire, non una sola scusa'. Ho fatto di tutto per trovare un modo di reagire. E arrivi a un punto in cui capisci: siamo come una barca a vela, siamo noi al timone della nostra vita". Francesca ha 39 anni e racconta così all'AdnKronos Salute di quando, nel 2013, la malattia - un cancro al seno - ha travolto la sua vita. Di una tempesta e dei primi raggi di sole che ti colgono "spogliata di tutto". Ma pur sempre viva. Il mare è una metafora. E non poteva che ripartire da una vela il suo nuovo viaggio.

Un viaggio di gruppo, stavolta. Francesca è una delle 15 pazienti (età dai 39 ai 50 anni) protagoniste di un progetto umano e formativo - 'Healing Wings' - che punta a migliorare il benessere psico-emotivo di chi come lei si è trovata a fare i conti con la malattia. Un percorso che nasce da una collaborazione fra il Centro velico Caprera (Cvc) e l'Istituto europeo di oncologia di Milano, a cavallo fra l'esperienza di mare e la psicoterapia. Si salpa sabato 10 giugno dalla base di Porto Palma. E per un'intera settimana l'equipaggio di 'allieve', assistite da un'équipe di psicologi dell'Irccs, imparerà a veleggiare sotto la guida degli istruttori del Cvc nel mare sardo, con l'Arcipelago de La Maddalena come cornice.

I promotori lo definiscono un corso integrato, ma anche una ricerca, l'esplorazione di una nuova modalità nel campo della psiconcologia. E il mare diventa "il grande maestro", con cui confrontarsi e trovare nuova energia e determinazione. Anche nelle sfide personali. "Non si possono scegliere le onde che si incontreranno, ma si può sempre scegliere come navigarle", spiegano dal Centro velico e dalla Divisione di psicologia dell'Ieo, presentando oggi a Milano il progetto.

Succede così anche nella vita di tutti i giorni: certi eventi non si possono scegliere. Capitano e basta, dice Francesca. "Puoi arrivare a odiare ogni minuto di quello che ti succede - racconta - ma non bisogna rinunciare a soffrire e poi a spogliarsi di questo dolore per tornare a star bene. Io alla fine ho capito che serve avere una direzione, la stabilità deve arrivare dopo una tempesta come questa che arriva all'improvviso e ti coglie impreparato, al punto che pensi di non potercela fare. Al punto che lasci il timone e segui il vento". Quale? "Può essere un vento pericoloso che ti porta verso gli scogli, o quello che va verso un porto sicuro. A noi la scelta, la possibilità di trovare la forza ci viene data nonostante il dolore e la mancanza di forza fisica. E' vero, la malattia prosciuga a livello fisico e mentale, ma si può trovare il modo di risalire".

A Caprera, continua Francesca, "voglio affrontare il mare di emozioni che nel 2013 mi ha portato a vivere un momento. Oggi mi ritrovo felice di partire, di trovare sempre più sicurezza e coraggio. Ho imparato che non si possono mai negare le emozioni e quello che ci accade, ho scoperto di avere dei limiti, sono rimasta sola e ho trovato anche compagni di viaggio con la forza e la volontà di starti vicino nonostante la durezza e la difficoltà del momento. Ognuno ritrova la rotta", è il suo messaggio.

Non è stato facile, visto che Francesca a 35 anni si è ritrovata ad affrontare, oltre alla malattia, "anche una separazione. Chi era con me non ha retto. E' stata una fase particolare. Cercavo un figlio e ho trovato il cancro". La vita di sempre, con le sue certezze, va in pezzi. Anche una storia "lunga una vita, 20 anni, può non reggere il colpo, se tu hai bisogno di tirar fuori il dolore e chi ti è vicino non riesce a capire, non ha gli strumenti o non vuole il confronto o mettersi in gioco". E viene il tempo in cui "tocca mollare la presa". Mettere da parte il lavoro "bellissimo", come architetto di interni, un po' tutto. Ma Francesca ha chiesto aiuto, e poi c'è stato l'incontro con Gabriella Pravettoni, direttore della Divisione di psicologia Ieo.

"Mi ha aiutato a guarire la mia anima - riferisce ancora Francesca - Con il cancro non basta un bisturi che ti incide e sei a posto. La malattia si insinua sotto la pelle e tocca corde profonde. Ma il mio messaggio è che si può superare anche questo e che c'è la medicina 'chimica' e quella umana, e servono entrambe". L'avventura che partirà sabato "è il mio battesimo, per tornare a vivere. Ho avuto la fortuna di aver già fatto molto, ora si va solo oltre, per crescere. Vivo alla giornata, se così si può dire, nel senso che so chi sono e dove voglio arrivare ma prima costruivo di più la mia vita, la pensavo da qui ai prossimi 50 anni".

Ma cosa può insegnare la 'vela-terapia'? "Il punto vero - evidenzia Pravettoni - è che vogliamo aiutare le pazienti a navigare dentro il tumore, esattamente come si fa su una barca. Si è un equipaggio, con ruoli e competenze diverse, ma si va avanti insieme, e si delineano tante tematiche sociologiche, dall'accettazione dell'immagine corporea alla gestione dello stress, fino al contenimento dell'ansia, per dirne qualcuna". Si può imparare ad affrontare un percorso di malattia, precisa la specialista, "esattamente come si impara a mettere la vela giusta e ad affrontare le onde nel modo corretto. Proprio per questo abbiamo elaborato una sorta di 'scatola degli attrezzi'", una 'toolbox' da consegnare a ogni persona che si confronta con il cancro. "E, dopo questo, ci auguriamo di andare avanti con altri gruppi di terapia. Una grande ricerca presentata a Chicago, al Congresso americano di oncologia clinica, conferma che le persone supportate da un punto di vista psicoterapeutico hanno una sopravvivenza migliore e una migliore qualità di vita. Noi ci crediamo fortemente".

E ci crede anche Francesca, che vuole essere "una testimonianza vivente del fatto che si può venirne fuori e essere migliori, anche". Un messaggio per chi vive la malattia e per chi sta loro accanto. Lei che a un certo punto ha deciso. "Riparto da zero, riparto da me. E ora sono curiosa di tutto quello che arriverà".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.