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Super-pc Watson alleato di oncologi e malati di tumore

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Super-pc Watson alleato di oncologi e malati di tumore

Simulare il ragionamento umano attraverso un'intelligenza artificiale è da sempre una delle sfide più affascinati della scienza. Da anni si tenta di raggiungere questo obiettivo ed oggi, grazie alle nuove tecnologie, alcuni importanti passi in avanti sono stati fatti, anche nella lotta al tumore. Lo dimostra l'esperienza di Watson, un sistema di intelligenza artificiale sviluppato da Ibm, in grado di rispondere a domande espresse in un linguaggio naturale. Ma anche di facilitare le diagnosi di tumore e 'assistere' oncologi e malati.

"Watson - spiega all'AdnKronos Salute Daniela Scaramuccia, Director Health&Life Science di Ibm Italia - è un sistema cognitivo in grado di comprendere il linguaggio naturale nelle sue diverse sfumature, nei diversi Paesi e anche nei diversi significati che hanno le stesse parole nei campi di applicazione in cui viene utilizzato".

"Quando Ibm anni fa ha iniziato ad investire fortemente nello sviluppo di sistemi cognitivi - osserva Scaramuccia - ha deciso di affrontare uno dei problemi più grossi in ambito salute dei nostri anni: l'oncologia. Ibm, in questo campo, ha sviluppato un prodotto che è già commerciale, 'Watson for Oncology'. Si tratta di un sistema in grado di supportare il medico nello sviluppo della diagnosi, nell'anamnesi delle informazioni del paziente, nel confronto con la letteratura clinica. 'Watson for Oncology' è stato sviluppato insieme ai professionisti del Memorial Sloan Kettering, e oggi viene utilizzato da più di 50 strutture in tutto il mondo, consentendo di avere a disposizione una letteratura in materia sempre aggiornata".

"Sono diversi gli ambiti in oncologia nei quali Ibm sta investendo - prosegue Scaramuccia - c'è tutta una parte di 'image recognition', la lettura delle radiografie e dei vetrini, piccoli campioni che vengono analizzati da Watson, che è in grado di identificare quali sono le aree più critiche, e suggerire al medico dove focalizzare la propria attenzione. E poi, quella che ritengo essere la punta di diamante: il 'Watson for Genomics'. Si tratta di un sistema che è in grado, da un sequenziamento del genoma, di andare a riconoscere le alterazioni e confrontarle con la letteratura clinica più recente e suggerire correlazioni" con patologie ma anche "terapie sulla base delle ultime ricerche scientifiche".

Risultati incoraggianti, quelli ottenuti dal super-computer contro il cancro, come testimoniano gli studi presentati all'Asco 2017: "Quest'anno sono stati presentati ben 5 paper scientifici dai medici che adottano Watson - ricorda Scaramuccia - si tratta di lavori che dimostrano la concordanza tra Watson e i board dei vari Istituti che lo utilizzano. Sono state analizzate, su una serie di cartelle cliniche,le relazioni tra i suggerimenti di Watson e le decisioni dei medici, ed i risultati hanno rilevato concordanze elevatissime, tra 80-90% a seconda dei tipi di patologie. Risultati che confermano come Watson dia risposte coerenti con i protocolli tipicamente adottati. Laddove c'è discordanza - specifica - questo è dovuto a due cause: o a un'adozione di protocolli locali, oppure dall'utilizzo di terapie cliniche più innovative, ancora non prese in considerazione dagli studi retrospettivi".

"In sintesi, cinque paper che confermano come Watson sia ormai in grado di mettere a disposizione le più recenti innovazioni terapeutiche. Questo - sottolinea - è un aspetto che viene poco valorizzato, ovvero la possibilità di offrire a tutti i clinici le più recenti informazioni, le più recenti conoscenze innovative e quindi, in qualche modo, migliorare significativamente l'equità di accesso alle cure dei cittadini".

In Italia, Watson è utilizzato alla Humanitas University come tutor cognitivo, un impiego che permette di "valorizzare la sua capacità di comprendere il linguaggio naturale, di istruirsi attraverso le cartelle cliniche, e quindi di interagire con gli studenti in un modo diverso e innovativo. Watson aiuta, come un tutor, gli studenti a prepararsi, propone loro dei casi clinici, risponde alle domande che gli studenti gli pongono e, nel caso il quesito sia mal posto, Watson replica con un 'sii più preciso, riprova', ecc. In sintesi - conclude Scaramuccia - consente agli studenti di avere a disposizione il maggior numero di casi clinici su cui prepararsi e ai professori di seguire meglio i proprio studenti".

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