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IgNobel 2017, premiato studio italiano

MEDICINA
IgNobel 2017, premiato studio italiano

C'è anche un gruppo di scienziati della Fondazione Santa Lucia Irccs e dell'Università Sapienza di Roma fra i vincitori del Premio IgNobel 2017, riconoscimento alle ricerche che "prima fanno ridere e poi danno da pensare". Il team di ricercatori guidato da Salvatore Maria Aglioti, responsabile del Laboratorio di Neuroscienze sociali presso la Fondazione Santa Lucia e la Sapienza - che comprende anche Antonia Stazi, direttrice del Registro gemelli dell'Istituto superiore di sanità - ha confrontato i meccanismi di riconoscimento del proprio volto in gemelli monozigoti rispetto alla maggior parte della popolazione. I risultati hanno confermato che i gemelli identici presentano maggiori difficoltà a distinguersi, ma hanno anche aperto ipotesi su strategie di compensazione attuate per riconoscersi.

Una ricerca che fa sorridere ma anche pensare, dunque, e che questa notte al Sanders Theater dell'Università di Harvard (Boston) sarà fra le protagoniste alla cerimonia di consegna dei premi che ha visto due giovani ricercatori, Ilaria Bufalari e Matteo Martini, ricevere l'IgNobel per la sezione Psicologia in rappresentanza di tutto il gruppo di ricerca guidato d Aglioti. Domani la coppia italiana presenterà i risultati dello studio durante una 'Informal Lecture' al Massachusetts Institute of Technology (Mit). Per arrivare sul podio il gruppo italiano ha incontrato l'approvazione di una giuria che ha analizzato oltre 10.000 candidature da tutto il mondo.

"Quando ci hanno comunicato dagli Stati Uniti che avevamo vinto - racconta Bufalari - abbiamo subito pensato a uno scherzo, anche perché di nostra iniziativa non ci eravamo candidati. Ci piace lo spirito di questo premio. Ci ricorda, con la forza di chi sa fare autoironia, quanto sia importante nella ricerca pensare talvolta anche in modo apparentemente banale, esporsi perfino al rischio di essere derisi, se siamo convinti che serva a progredire nella nostra conoscenza delle cose".

Il team di ricerca guidato da Aglioti ha studiato il processo dell'auto-riconoscimento, mostrando a gruppi di tre persone (due gemelli con età media di 21 anni e una persona a loro legata in modo significativo come un parente o un amico stretto) un'immagine contenente i loro tre volti affiancati, per un tempo brevissimo di circa 30 millesimi di secondo. L'analisi dei dati, spiega Bufalari, ha mostrato che "i gemelli hanno maggiore difficoltà a riconoscersi e si comportano con il proprio volto allo stesso modo che con quello dell'altro, anche se non li confondono. La persona comune, per esempio, è più facilitata a riconoscere sé in una fotografia e, quando si è riconosciuta, tende a mantenere lo sguardo sulla propria immagine. I gemelli no".

Il risultato ha sollevato già nel corso del progetto di ricerca alcuni quesiti sui meccanismi di formazione dell'identità corporea e della consapevolezza di sé. "Ipotizziamo - prosegue Bufalari - che a compensazione del fatto di avere un volto dalla fisionomia identica all'altro, per i gemelli siano più importanti rispetto ad altre persone le congruenze multisensoriali che tutti noi utilizziamo per acquisire consapevolezza del nostro corpo e dell'io. In pratica, io posso riconoscermi con gli occhi allo specchio, ma acquisisco consapevolezza di me e del mio corpo anche per il fatto di sentirmi per esempio toccata da una mano che attraversa il mio campo visivo. La particolare importanza delle congruenze multisensoriali nei gemelli è per noi tuttavia al momento solo un'ipotesi di lavoro. Abbiamo alcuni dati che sembrano supportare questo legame, ma dobbiamo prima completarne l'analisi".

"Quanto è plastica in generale l'identità di sé nei gemelli rispetto alle altre persone e come si sviluppa questa identità dal punto di vista evolutivo? Questi sono gli interrogativi che stimolano le nostre ricerche", riferisce l'autrice. In attesa che le neuroscienze compiano nuovi passi in questi campi, importanti anche sul piano clinico per il trattamento di patologie come l'anoressia e le dismorfofobie, Bufalari conclude: "Genitori di gemelli monozigoti devono evitare l'usanza di vestirli in modo uguale e devono favorire il più possibile che i figli compiano esperienze diverse in contesti e reti sociali tra loro indipendenti".

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