Home . Salute . Medicina . Ötzi la Mummia dei ghiacci era malato di cuore

Ötzi la Mummia dei ghiacci era malato di cuore

MEDICINA
Ötzi la Mummia dei ghiacci era malato di cuore

Ötzi, la Mummia del Similaun (foto Museo Archeologico dell'Alto Adige, Bolzano)

Ötzi, l'Uomo venuto dal ghiaccio vissuto più di 5 mila anni fa, era malato di cuore. E se non fosse rimasto vittima di un "vile agguato" - così come stabilito dagli scienziati che si sono presi a cuore la sua 'biografia' - sarebbe forse morto di infarto. La Mummia del Similaun, rinvenuta nel 1991 sulle Alpi Venoste da una coppia di escursionisti tedeschi, all'età presunta di 46 anni aveva infatti tre calcificazioni coronariche spia di un'aterosclerosi presumibilmente legata alla predisposizione genetica più che a uno stile di vita poco sano. Perché trattandosi di un cacciatore-raccoglitore vissuto fra il 3300 e il 3100 a.C., il suo problema non poteva a rigor di logica essere la sedentarietà. Piuttosto il Dna.

O almeno questa la conclusione a cui è giunto il team guidato dalla radiologa di Bolzano Patrizia Pernter, che ha pubblicato sulla rivista 'RöFo - Fortschritte auf dem Gebiet der Röntgenstrahlen' i risultati di un nuovo studio condotto sul corpo di Iceman, conservato presso il Museo archeologico dell'Alto Adige. Per l'esperta, la mummia non rappresenta solo "uno dei casi più antichi di calcificazione vascolare", ma anche "un esempio medico del fatto che una predisposizione genetica è forse il principale fattore scatenante per l'arteriosclerosi e la sclerosi coronarica".

In effetti, quando nel 2012 fu mappato e pubblicato il genoma di Ötzi, venne rilevata proprio una predisposizione genetica alle malattie cardiovascolari. Tuttavia, a causa di una particolare posizione del braccio dell'Uomo del Similaun, fino al 2013 non è stato possibile sottoporlo a una scansione tomografica computerizzata continua. Soltanto quando l'ospedale di Bolzano si è dotato di nuove apparecchiature Tc, con un'apertura più ampia, si è potuto procedere per la prima volta alla scansione dell'intera mummia in un unico passaggio. Le immagini complete dell'area toracica così ottenute sono state quindi esaminate da Pernter, Beatrice Pedrinolla e Paul Gostner, ex primario del Reparto di radiologia nel capoluogo altoatesino.

Nel corso dell'analisi, riferiscono dal Museo archeologico, sono state subito notate tre calcificazioni nella zona del cuore. Un confronto effettuato dall'équipe medica con altre aree del corpo nelle quali si rileva frequentemente la presenza di depositi di calcio - ad esempio, come nel caso di Ötzi, la zona della carotide e le arterie alla base del cranio - ha confermato il risultato.

L'entità delle calcificazioni, spiegano gli addetti ai lavori, viene stabilita attraverso un sistema di misurazione che si basa sulla loro densità e il loro volume. E siccome esistono differenze associate a etnia, sesso ed età, per Ötzi i valori presi a paragone sono stati quelli di soggetti caucasici. "Se è presente calcare significa che vi sono placche arteriosclerotiche", chiarisce Pernter sottolineando che, "se si trasferissero le calcificazioni sul cuore di un uomo in vita, il valore misurato in Ötzi corrisponderebbe a quello di un essere umano di sesso maschile di circa 45 anni". In altre parole, la quantità di calcio rilevata in Iceman è paragonabile a quella che si può riscontrare in un uomo di carnagione chiara dei giorni nostri, di età compresa tra 40 e 50 anni.

Pernter prova anche a immaginare cosa sarebbe successo a Ötzi se non fosse stato assassinato: "La presenza o l'assenza di depositi di calcio - evidenzia la radiologa - può avere un valore nel calcolo del rischio cardiovascolare di un paziente. Cioè, accanto ad altri fattori di rischio (grassi nel sangue, fumo, pressione sanguigna elevata, diabete e così via), la presenza di calcificazioni delle coronarie può costituire un'indicazione aggiuntiva di un accresciuto rischio di avere o di sviluppare in futuro una malattia cardiaca coronarica".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.