Home . Salute . Medicina . "Cure di precisione più democratiche", l'oncologia si confronta a Chicago

"Cure di precisione più democratiche", l'oncologia si confronta a Chicago

MEDICINA
Cure di precisione più democratiche, l'oncologia si confronta a Chicago

(Fotogramma)

Diffondere le scoperte ed espandere la portata della medicina di precisione, "in modo che non faccia molta differenza dove si è nati o dove si vive per avere accesso agli ultimi progressi nel trattamento" del cancro. E' con queste parole che il numero uno dell'American Society of Clinical Oncology, Bruce Johnson, chiama a raccolta a Chicago oltre 39 mila specialisti da tutto il mondo per partecipare al meeting annuale dell'Asco, dal 1 al 5 giugno. Per l'occasione il McCormick Place Convention Center sarà affollato da una popolazione praticamente superiore a quella di una cittadina italiana come Gubbio.

E la promessa è di esplorare il ruolo emergente delle armi di precisione contro il cancro, quelle che permettono a un camice bianco di puntare un mirino sul punto debole del nemico, nascosto fra le sue 'pieghe' molecolari. A guidare nella scelta dell'arma una sempre più estesa caratterizzazione genomica delle neoplasie. "Il farmaco giusto per la persona giusta al momento giusto", riassume Johnson in un video di presentazione del congresso. Ma quanto di quello che si legge nelle pagine di letteratura scientifica è già arrivato al letto di tutti i pazienti?

"Al momento la medicina di precisione (tema scelto per l'Asco annual meeting 2018) esiste in alcuni centri, con studi sperimentali, ma non è lo standard", spiega all'AdnKronos Salute Giuseppe Curigliano, direttore della Divisione sviluppo di nuovi farmaci per terapie innovative dell'Istituto europeo di oncologia di Milano. Se dagli Usa Johnson parla di un impegno per rendere più ampiamente disponibile anche al di fuori dei grandi centri accademici questa nuova frontiera della ricerca, l'Italia - osserva Curigliano - di passi ne deve ancora muovere per superare "alcune barriere" che in questo momento non agevolano la diffusione delle nuove strategie delineate negli studi. Gli esperti tricolore guardano con speranza allo Human Technopole che si sta stabilendo a Milano nell'area che ha ospitato l'Expo e che potrebbe imprimere un'accelerata.

Perché la prima condizione è "avere la disponibilità di una piattaforma nazionale di genomica, hi-tech, dove riferire i campioni dei pazienti per poterli selezionare e per poter personalizzare le terapie sulla base dell'alterazione specifica rilevata. In Italia questo non c'è e l'idea è di farlo nel Tecnopolo", sottolinea Curigliano. La medicina di precisione, illustra Johnson, è stata definita dai National Institutes of Health americani come un approccio emergente per il trattamento e la prevenzione delle malattie, che tiene conto della variabilità individuale dei geni, dell'ambiente e dello stile di vita.

La rivoluzione è in atto, come si può leggere in molti degli oltre 2.500 abstract accettati per la presentazione al congresso, ai quali se ne aggiungono altri 3.350 selezionati per essere pubblicati online. Si guarda al potenziale dei test genomici, che permettono di caratterizzare il tumore del paziente per i suoi cambiamenti genetici unici, di identificare sottoinsiemi per i quali determinate terapie sono efficaci, e pazienti che potrebbero ricevere trattamenti più brevi o evitare per esempio la chemio se hanno una particolare firma molecolare associata a una buona prognosi.

"La medicina di precisione sarà il futuro perché è un approccio diagnostico che consente di integrare delle analisi molecolari ai criteri di patologia che oggi usiamo per curare i tumori - dice Curigliano - Significa che, se oggi curiamo sulla base dell'organo in cui ha origine il cancro, domani cureremo sempre di più sulla base dell'alterazione molecolare che troviamo, con un farmaco che sarà approvato per diversi tipi di tumori. Si passa quindi dalla medicina basata sull'organo alla medicina basata sul marcatore molecolare. E ogni singolo paziente riceverà un trattamento confezionato sulla base delle alterazioni che troveremo nel suo cancro in quel momento particolare della sua storia naturale".

Sempre di più le parole chiave saranno dunque "genomica clinica e profilazione genomica", precisa Curigliano. "Prendi un pezzo di tumore, lo sequenzi con il Dna e vai a identificare mutazioni definite che ti permettono di personalizzare il trattamento, massimizzando il beneficio e minimizzando gli effetti collaterali". E' il percorso ideale a cui si punta. Cosa manca? "Realtà come la Francia e Il Regno Unito hanno varato programmi nazionali in cui i pazienti fanno le biopsie e vanno in laboratori centralizzati per ottenere una profilazione del tumore, un report sulla base del quale vengono poi inviati in centri specializzati per la terapia di cui hanno bisogno". Quello che si spera di avviare in Italia con il Tecnopolo.

C'è però anche un secondo ostacolo al futuro in arrivo, riflette Curigliano: "Può capitare di identificare delle alterazioni in un determinato tumore, ma il farmaco che le bersaglia non è approvato per quella neoplasia. Bisogna quindi cambiare anche il modo in cui i farmaci si approvano: da una proceduta 'disease oriented' a una 'pathway oriented'. E' una vera e propria rivoluzione che si potrebbe applicare anche ad altre malattie: curare sulla base delle vie metaboliche alterate". In questo scenario un ruolo importante lo giocano i cosiddetti 'basket trials'. "All'Ieo abbiamo uno studio che prevede di fare biopsie alle donne con tumore metastatico per ottenere una 'card genomica' che identifichi le alterazioni molecolari, sulla base della quale indirizzare le pazienti a un determinato trattamento. I primi dati li avremo nel giro di un anno e mezzo".

Altra strada esplorata è quella di realizzare gli 'avatar' di un tumore: "Qualche anno fa abbiamo fatto e pubblicato un progetto su questo - ricorda Curigliano - Partendo da biopsie di pazienti con tumore mammario metastatico in progressione al trattamento standard, le trapiantavamo in topi immunocompromessi e abbiamo verificato che il tumore che ricresceva all'interno dell'animale era perfettamente identico a quello del paziente. E' molto interessante, perché riuscivamo a generare avatar che ricreavano in tutto e per tutto il tumore originario, per valutare l'efficacia delle terapie per quel preciso tumore. Lo studio è stato prevalentemente preclinico, verteva sulla possibilità di generare modelli avatar. Negli Usa ci sono moltissimi ospedali che hanno piattaforme completamente dedicate a questo: lì il futuro è già presente".

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright Adnkronos.