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Humanitas, progetto Smac per polmoni e cuore a rischio

MEDICINA
Humanitas, progetto Smac per polmoni e cuore a rischio

Giulia Veronesi, responsabile della Chirurgia robotica toracica all'Istituto Humanitas

Un questionario approfondito, quattro chiacchiere sulle proprie abitudini di vita e su come migliorarle, una Tac del torace a basso dosaggio, e per concludere prelievo del sangue e spirometria. Parte da questi 5 passi il percorso di screening gratuito Smac (Smokers Health Multiple Action) che l'Istituto Humanitas di Rozzano (Milano) ha messo a punto per i forti fumatori - da più di 30 anni - e gli ex fumatori con età superiore ai 55 anni. Un programma di prevenzione e diagnosi precoce con controlli annuali che non riguarda solo il cancro, ma abbraccia in generale la salute di polmoni e cuore: con alcuni esami specifici, la quantificazione del calcio coronarico alla Tac e la spirometria, si punta infatti a rilevare anche il rischio cardiovascolare e a diagnosticare tempestivamente enfisema e broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco).

Un progetto, due fronti d'azione: uno più clinico, che ruota intorno alla sfida della prevenzione, e l'altro che interessa la ricerca traslazionale. Lo studio è stato messo a punto da Giulia Veronesi, responsabile della Sezione di chirurgia robotica di Humanitas (Unità operativa di Chirurgia toracica diretta da Marco Alloisio), con il supporto di Humanitas Cancer Center, Humanitas University, ministero della Salute, Airc e Lilt, Ats Milano Città Metropolitana, medici di medicina generale e Fondazione Umberto Veronesi. Smac è il collettore di più progetti che sono finanziati da grant diversi, fra cui uno Ue (in tutto le risorse in campo arrivano quasi a 1,5 milioni di euro), e coinvolgono anche scienziati attivi in centri stranieri, tra i quali big della ricerca italiana come Carlo Croce. E' uno sforzo che va dall'ospedale ai medici di famiglia, fino al laboratorio.

E fra i molteplici obiettivi si esplorano nuove frontiere, dall'intelligenza artificiale - arma da sfruttare per migliorare la diagnosi di noduli polmonari - alla 'biopsia liquida', che significa andare a caccia delle tracce invisibili lasciate dal tumore nel sangue, una promessa per indagini non invasive (un semplice prelievo). Per Smac, spiega Giulia Veronesi all'AdnKronos Salute, si punta ad "arruolare circa 2 mila partecipanti nell'arco di un anno" , a cominciare da settembre. Il maxi programma sarà presentato in occasione del 'Clearly meeting', progetto multicentrico europeo di cui Humanitas è coordinatore, parte del programma Transcan 2 inserito nell'ambito di Horizon 2020. Al vertice, che si terrà giovedì 12 luglio nel Centro congressi dell'Irccs milanese, partecipano i massimi esperti europei di screening oncologici e ricerca traslazionale che si confronteranno sulla prevenzione del cancro polmonare attraverso imaging e individuazione di biomarcatori circolanti. Proprio i temi toccati da Smac.

"Attraverso lo screening - evidenzia Giulia Veronesi - possiamo riuscire a trovare i tumori prima che diano sintomi della loro presenza, in una fase in cui sono operabili nell'80% dei casi. Attualmente la maggior parte dei pazienti arriva alla diagnosi quando compaiono i sintomi, dunque con la malattia già più avanzata e minori possibilità di guarigione". Riuscire a identificare tumori molto piccoli significa avere la possibilità di trattarli "con chirurgia mini-invasiva robotica e personalizzata, risparmiando la maggior parte del polmone sano, con recupero funzionale rapido e dimissione precoce".

Nell'era dell'Ai (Artificial Intelligence), anche un 'cervellone non umano' diventa un alleato per la missione di affilare le armi della diagnosi precoce. "Abbiamo previsto di istruire un supercomputer con le immagini Tac di screening affinché in futuro sia il computer ad eseguire la diagnosi differenziale tra noduli benigni e maligni del polmone, evitando biopsie e interventi invasivi per i pazienti", chiarisce Arturo Chiti, responsabile della Medicina nucleare dell'Irccs di Rozzano e docente di Humanitas University. "Vogliamo così cercare di migliorare al massimo la sensibilità della Tac stessa e ridurre al minimo i falsi positivi", argomenta Veronesi.

C'è poi lo studio sui marcatori molecolari del tumore che verrà approfondito proprio grazie ai prelievi di sangue a cui saranno sottoposti i partecipanti allo studio Smac (che possono aderire attraverso il proprio medico di famiglia, contattando il numero 02-82247371, o ancora mandando una mail all'indirizzo smac@humanitas.it). "L'obiettivo sperimentale è rappresentato dall'analisi di molecole e cellule del sangue nel campo di quella che viene chiamata biopsia liquida - illustra Gioacchino Natoli, ricercatore e docente di biochimica all'Humanitas University - Vuol dire scoprire se nei soggetti a rischio vi siano nel sangue cellule tumorali, frammenti di geni tumorali o particolari proteine", per potere utilizzare questi test molecolari o una loro combinazione per la diagnosi precoce dei tumori e di altre patologie.

"Vorremmo arrivare a validare alcuni marcatori promettenti che abbiamo già studiato in parte - continua Veronesi - Andremo a cercare proteine rilasciate dal tumore, grazie alla collaborazione con Ruggero De Maria dell'Istituto superiore di sanità, e cellule tumorali circolanti. Successivamente andremo a valutare delle firme di microRna. E una linea di ricerca innovativa è quella di studiare le mutazioni nel Dna circolante rilasciato dalle cellule tumorali. Questa linea richiede una tecnologia molto sofisticata perché si tratta di pochissime molecole che dobbiamo andare a identificare nel sangue. Su questo collaboriamo con Giuseppe Pelicci dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo), insieme a Natoli di Humanitas".

Per quanto riguarda la salute del cuore, "la Tac del torace a basso dosaggio permette di calcolare il grado di calcificazione delle arterie coronariche, che è direttamente proporzionale al rischio di infarto o di stenosi delle coronarie - sottolinea Gianluigi Condorelli, direttore del Dipartimento cardiovascolare di Humanitas e docente di Humanitas University - Con lo screening potremo quindi arrivare anche a una valutazione del rischio cardiovascolare dei partecipanti al programma e, in caso, indirizzarli a controlli cardiologici per la prevenzione oppure a cambiamenti di stili di vita e/o trattamenti con terapie preventive (statine)".

Inoltre, aggiunge Francesca Puggioni, pneumologa del Centro di medicina personalizzata asma e allergie di Humanitas, "con il dosaggio nel sangue di alcune proteine collegate all'infiammazione e con la spirometria, che valuta il funzionamento del polmone, insieme ai dati sulla presenza o meno di quadri di enfisema mostrati dalla Tac, potremo valutare la presenza di Bpco e anticiparne il trattamento riducendo la disabilità cronica". Nella cornice di Smac entra anche l'offerta di percorsi personalizzati che aiutino ad abbandonare il fumo. "Seppure non potremo escludere dal progetto chi proprio non riesce a smettere, ogni anno cercheremo di indirizzare i soggetti più dipendenti al Centro antifumo", assicura Licia Siracusano, responsabile del Centro antifumo di Humanitas.

L'APPELLO: "ESAMI AI POLMONI NELLE CAMPAGNE DI SCREENING" - "Il nostro obiettivo è coinvolgere le istituzioni affinché lo screening polmonare venga inserito anche fra le misure di politica sanitaria nazionale italiane. Chiediamo principalmente di prendere in considerazione questo strumento e la prevenzione dei tumori del polmone, oltre agli screening oncologici già in atto", è l'appello lanciato da Giulia Veronesi.

Negli Stati Uniti, spiega la specialista, "lo screening polmonare è già una procedura standard dal 2012, a seguito delle raccomandazioni internazionali basate su studi che mostrano una riduzione della mortalità della popolazione sottoposta a screening rispetto ai controlli. In Europa siamo un po' in ritardo su questo aspetto di implementazione dello screening, anche perché si aspettano i risultati di un altro studio europeo randomizzato, che dovrebbero essere rilasciati a settembre. Nell'attesa di questi dati nuovi, le istituzioni dovrebbero comunque iniziare a organizzare dei comitati scientifici e dei gruppi di lavoro, al fine di preparare il territorio e organizzare al meglio lo screening oncologico per il polmone. Questo tumore, va ricordato, è ancora la prima causa di morte per cancro nel mondo e nei Paesi occidentali".

Con lo studio pilota messo a punto dagli esperti Humanitas con l'Ats della Città metropolitana di Milano e i medici di famiglia si punta ad aprire la strada. "Quello che ancora manca è confermare che questi programmi di screening siano realizzabili sul territorio, l'impatto economico per la società, la formazione degli specialisti, il coinvolgimento delle istituzioni", elenca Giulia Veronesi che da anni è impegnata sulla sfida di uno screening per la prevenzione del tumore del polmone, così come il padre Umberto lottò per garantire alle donne la diagnosi precoce contro il cancro al seno.

Fra i molteplici obiettivi del progetto Smac, continua la specialista, "vogliamo anche valutare i risultati dei pregressi screening e vedere di sviluppare una strategia di reclutamento sul territorio in preparazione a un'implementazione dello screening su larga scala. Cosa che ci auguriamo avverrà nell'arco dei prossimi mesi o anni, perché i risultati degli studi sono maturi per cambiare la politica sanitaria in questo ambito. A questo fine abbiamo sviluppato una collaborazione con i medici di famiglia, e tutto questo servirà anche a sensibilizzare gli stessi camici bianchi e la popolazione sui temi della prevenzione".

Trovare i noduli polmonari in stadio molto iniziale, ribadisce Veronesi, significa "poter offrire un trattamento precoce e mininvasivo con metodiche innovative, come ad esempio la robotica. La diagnosi precoce è essenziale, perché i polmoni non hanno strutture nervose di sensibilità e quando il tumore dà segno di sé di solito è perché ha già intaccato altri organi o è molto grosso. Con la diagnosi precoce riusciamo a trovare neoplasie nell'80% in stadio I e II e possiamo intervenire con trattamenti locali efficaci, senza dover togliere magari tutto il polmone o senza dover necessariamente fare della chemioterapia".

"Il vantaggio è sia clinico per i pazienti - conclude l'esperta - perché hanno il beneficio di una chirurgia meno invasiva e di un trattamento meno demolitivo, e poi oncologico perché la prognosi è estremamente migliore quando si trovano i tumori piccoli".

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