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Medicina personalizzata, al Gemelli 290 nuovi progetti ogni anno

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Medicina personalizzata, al Gemelli 290 nuovi progetti ogni anno

(FOTOGRAMMA/IPA)

Oltre 1.150 ricercatori, impegnati sia sul fronte della ricerca di base sia su quello della ricerca traslazionale; 290 nuovi progetti no profit ogni anno che portano a oltre 1.500 pubblicazioni scientifiche; più di 15,5 milioni di euro finanziati annualmente; 28 brevetti attivi e depositati; 84 progetti finanziati a livello europeo e internazionale avviati negli ultimi 7 anni. Sono i numeri che danno la cifra dell'impegno della Facoltà di Medicina e Chirurgia dell'Università Cattolica e dalla Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs nei campi della medicina personalizzata e dell'innovazione biotecnologica, al centro oggi della VII edizione della 'Giornata per la ricerca' che si tiene nell'aula Brasca dell'ospedale capitolino.

Ad aprire la Giornata il rettore dell'Università Cattolica Franco Anelli e il presidente della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli Irccs Giovanni Raimondi, insieme al preside della Facoltà di Medicina e Chirurgia Rocco Bellantone, e al direttore scientifico della Fondazione Gemelli Irccs Giovanni Scambia.

I PROGETTI - Numerosi i progetti presentati nel corso dell'evento, alcuni ancora in corso, con un'attenzione particolare alla medicina personalizzata e con un focus sulle biotecnologie innovative che aumentano sempre più la capacità di prevedere il rischio individuale di malattie, eseguire diagnosi precoci e mettere a punto terapie nell'ottica di massimizzarne l'efficacia e minimizzarne gli effetti collaterali, con il paziente sempre al centro dell'attività di ricerca e in modo da rendere più efficiente l'utilizzo delle risorse sanitarie disponibili.

Nell'area delle malattie neurologiche e dell'invecchiamento, è stato recentemente pubblicato su 'Annals of Neurology' uno studio che mostra la possibilità di usare un semplice elettroencefalogramma per prevedere chi finirà per ammalarsi di Alzheimer, tra quanti soffrono di declino cognitivo.

BIOTECNOLOGIE - Nel campo delle biotecnologie innovative e dei percorsi di personalizzazione diagnostica e in terapia intensiva è stato messo a punto un nuovo kit di diagnosi rapida delle infezioni respiratorie (BioFire FilmArray) che permette di ottenere in poche ore l'identificazione del batterio o virus responsabile della polmonite, garantendo così la possibilità di utilizzare sin dalle prime fasi i farmaci antimicrobici più adeguati per il tipo di infezione.

Nel contrasto alle malattie cardiopolmonari croniche spicca lo studio pubblicato nel 2017 sul 'New England Journal of Medicine' sugli effetti antinfiammatori di un anticorpo specifico contro l'interleuchina 1-beta, una molecola che induce infiammazione, il cui utilizzo potrebbe ridurre il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari.

MEDICINA PERSONALIZZATA - Ancora. Nell'area della sostenibilità della medicina personalizzata e predittiva nel sistema sanitario nazionale sono numerosi gli studi pubblicati che mostrano come adottando nella pratica clinica quotidiana poche e semplici regole di gestione dei pazienti, e istruendo i pazienti con pochi consigli di autogestione della propria malattia, si riesca a migliorare il controllo dei sintomi e della progressione, riducendo anche l'uso inappropriato di farmaci e quindi riducendo effetti collaterali e spesa sanitaria. Ne è un esempio uno studio pubblicato su 'Plos One' che ha coinvolto pazienti diabetici e con altri fattori di rischio cardiovascolari.

Tanti infine gli studi che riguardano l'area salute della donna e del bambino, volti alla personalizzazione delle terapie per malattie complesse come i tumori femminili: ne sono esempio due studi pubblicati nel 2017 su 'Lancet Oncology' e 'Lancet', che hanno dimostrato l'efficacia di due farmaci intelligenti con un bersaglio mirato, olaparib e rucaparib nelle recidive di carcinoma ovarico.

PREMIATI GIOVANI CERVELLI - In occasione della VII edizione della Giornata per la ricerca sono stati premiati i giovani autori delle pubblicazioni dell'anno 2017 (nelle aree scienze biologiche e scienze cliniche), e il miglior dottore di ricerca della Facoltà di Medicina e chirurgia dell'Università Cattolica. Ad aggiudicarsi quest'ultimo importante riconoscimento è stata Marianna Criscuolo dell'Istituto di Ematologia, autrice di oltre 40 pubblicazioni su riviste indicizzate nazionali ed internazionali, fra cui Journal of Clinical Oncology, British Journal of Hematology, Annals of Oncology, Leukemia. "Mi occupo delle malattie del sangue, in particolare delle sindromi mielodisplastiche e leucemie acute negli anziani, settore in espansione dato l'aumento della età media della popolazione - spiega la ricercatrice all'AdnKronos Salute - Fortunatamente in questo campo ci sono novità che vanno sempre più avanti. Quello che noi siamo chiamati a fare è anche fronteggiare le complicazioni che scaturiscono nel momento in cui vengono utilizzati nuovi trattamenti. Purtroppo - osserva - le complicanze infettive sono sempre quelle di maggiore impatto, anche a causa dell'immunodepressione che questi pazienti hanno".

Tra i premiati nell'Area Scienze cliniche Stefano Alivernini dell'Istituto di Reumatologia, autore di uno studio focalizzato sull'artrite reumatoide: "Abbiamo identificato esattamente la firma del tessuto sinoviale che caratterizza i pazienti con artrite reumatoide - precisa - confrontati con pazienti affetti da artrite psoriasica in una condizione di remissione clinica, ossia quando nella pratica clinica il paziente viene considerato in uno stato di controllo della malattia". "Ebbene, per la prima volta abbiamo dimostrato dall'analisi dettagliata dell'infiammazione del tessuto che questi pazienti sono in realtà caratterizzati da infiammazione residua, nonostante il controllo della malattia definito dal medico e da strumenti comunemente usati come la ultrasonografia. Questo - sottolinea il ricercatore -può in un certo senso predire l'eventuale ricaduta del trattamento della malattia, soprattutto quando il trattamento viene interrotto". Un risultato che apre scenari molto importanti, "perché soprattutto nel quadro della medicina personalizzata, al momento, non esistono delle linee guida per la gestione dei pazienti che hanno raggiunto la remissione clinica. Identificare il paziente che eventualmente è più eleggibile a una riduzione del trattamento - ribadisce - ridurrebbe innanzitutto il tasso di recidiva di malattia. Non solo: permetterebbe una ottimizzazione anche delle risorse per una stratificazione più precisa del malato con artrite reumatoide che, nello scenario attuale, viene considerato un paziente con una malattia molto eterogenea e non uniforme in tutta la popolazione dei soggetti colpiti da questa patologia", conclude il ricercatore.

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