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La scienza svela i segreti di tre Santi

MEDICINA
La scienza svela i segreti di tre Santi

Un particolare del volto di Sant'Ambrogio, ritratto nel mosaico della Cappella di San Vittore in Ciel d'oro

Un uomo molto attivo, età circa 60 anni, alto più o meno 1 metro e 70 centimetri. Sguardo asimmetrico e alla clavicola destra i segni di una brutta frattura, che si ritiene si fosse procurato in età giovanile e che lo affliggesse procurandogli dolore. La verità su Sant'Ambrogio, patrono di Milano, la raccontano le sue ossa, diventate protagoniste insieme ai resti dei 'colleghi' Gervaso e Protaso, di un'indagine in pieno stile 'Csi' che ha chiamato a raccolta una task force di scienziati, trasformando per qualche mese la Cripta della Basilica ambrosiana in laboratorio. Tutto nasce da una preoccupazione per alcuni segni che potevano lasciare pensare a un deterioramento dei resti del Santo più caro alla metropoli meneghina e dei due giovani martiri con lui custoditi.

Si è così deciso di avviare una ricognizione sui corpi e poi di allargare il raggio d'azione con una campagna di studi multidisciplinare, promossa dall'abbazia di Sant'Ambrogio per i 150 anni dal rinvenimento dei 3 scheletri (gennaio 1864) e a 50 anni dall'ultima apertura della teca, in occasione della traslazione di Sant'Ambrogio in Duomo (1974). Un 'cold case' su cui si è pensato di coinvolgere Cristina Cattaneo, anatomopatologa nota per essere stata in prima linea nelle indagini su diversi gialli italiani (come i casi di Yara Gambirasio ed Elisa Claps).

L'esperta, ordinario di Medicina legale dell'università Statale di Milano, ha coordinato il gruppo di ricerca che oltre a scienziati dell'ateneo ha coinvolto l'Unità operativa di radiologia diagnostica per immagini e interventistica dell'Irccs Istituto ortopedico Galeazzi, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica Belle Arti e Paesaggio per la Città metropolitana di Milano. I risultati preliminari dello studio in corso sono stati presentati nella Sala Capitolare della Basilica Sant'Ambrogio e la notizia principale è che le ossa dei tre Santi maggiori della Diocesi di Milano "stanno bene". Non presentano segni di degradazione attiva, dato suffragato dalle indagini microbiologiche.

Sant'Ambrogio era un uomo "piuttosto gracile", continua Cattaneo. La sua altezza era in linea con l'epoca in cui è vissuto. Un corpo "dalle inserzioni muscolari molto marcate. Un uomo d'azione". La frattura alla clavicola destra "potrebbe aver un po' compromesso la funzionalità del braccio ed è stata sicuramente dolorosa", come lamenta nei suoi scritti alla sorella Marcellina. Ma il riscontro più interessante, sottolinea Cattaneo, "riguarda l'asimmetria del volto". Un dettaglio che porta gli esperti ad affermare che il suo volto doveva essere "molto simile" a quello raffigurato nel ritratto che compare nel mosaico della cappella di San Vittore in Ciel d'oro, all'interno della basilica fatta costruire dal Santo durante il suo episcopato milanese. "Il mosaico lo ritrae con occhio più basso dell'altro e anche da una precedente ricognizione emerge un riferimento all'asimmetria - dice l'anatomopatologa - Guardando le sezioni della Tac e delle indagini radiografiche e soffermandosi sulle misurazioni del cranio vediamo un'anomalia nella parte centrale degli zigomi e dell'occhio".

E' associabile, ipotizza Cattaneo, "alla caduta risalente all'età giovanile. E' quasi sicuramente di origine traumatica, e si potrebbe legare alla stessa circostanza che ha provocato la frattura. Il risultato è che nella regione destra del volto si è creata un'orbita leggermente più grande con un occhio più infossato. Dovremo ancora confrontarci con gli ortopedici su questo". Ci sono altri segni particolari che emergono dallo studio delle ossa, conclude, e "potrebbero dire qualcosa in più su eventuali patologie. Un punto sul quale stiamo completando le analisi".

GERVASO E PROTASO, INDIZI DEL MARTIRIO - "Trovammo due uomini di straordinaria statura, com'erano quelli dei tempi antichi. Tutte le ossa erano intatte, moltissimo il sangue". "Il capo staccato dal tronco". Sono le parole di Sant'Ambrogio. Nel giugno 386 l'allora vescovo di Milano scriveva alla sorella Marcellina per annunciarle di aver recuperato i corpi di Gervaso e Protaso, che in una lettera successiva (attribuita dalla tradizione allo stesso Ambrogio) vengono descritti come i figli di Vitale e Valeria, che subirono il martirio per non aver voluto sacrificare agli dei. Il vescovo aveva fatto scavare nell'area davanti alla chiesa dei Santi Felice e Nabore, nei pressi dell'attuale basilica santambrosiana. E lì furono ritrovati. Milano aveva i suoi martiri.

Ma quanto di quello che è stato tramandato è leggenda e quanto verità? I corpi parlano anche dopo la morte e i segni violenza possono restare scritti sulle ossa. Per secoli. Basta saperli guardare. Lo ha fatto il team di scienziati incaricati della ricognizione sui resti. I primi risultati delle indagini condotte nei mesi scorsi aggiungono solidità scientifica a quello che si ritiene sia stato il triste destino di due giovani militari, uniti da un'altezza fuori dal comune per l'epoca.

"I Santi Gervaso e Protaso ci hanno posto qualche sfida in più - racconta Cattaneo, che è direttrice del Centro Labanof (Laboratorio di Antropologia e odontologia forense) - Da un punto di vista storico ero stata avvertita di non fare troppo affidamento su quello che leggevo, perché intorno a queste figure c'è anche molta mitologia. Ci siamo quindi concentrati sullo studio dei resti. E la prima cosa che ci ha colpito è la somiglianza incredibile fra i due scheletri, composti quasi perfettamente come emerge dagli indici di robustezza delle ossa. Erano sicuramente fratelli e dal punto di vista anatomico c'è da pensare che potessero effettivamente essere gemelli, viste le similitudini fin nei difetti congeniti".

Entrambi sopra il metro e 80 cm, e robusti, "Gervaso e Protaso sono morti tutti e due molto giovani, più o meno fra i 25 e i 27 anni", riferisce Cattaneo. In comune hanno anche lo stesso difetto congenito alle vertebre, che procura il restringimento del passaggio dei vasi. "E quindi sappiamo che ambedue dovevano soffrire di emicrania e ogni tanto di 'ipotimia', cioè di qualche svenimento. I due Santi hanno avuto una vita molto attiva, sulle gambe si notano calli ossei di vecchia data, microfratture a tibia e perone risalenti a 5-7 anni prima della morte e che riguardano le loro attività precedenti".

Soprattutto, evidenzia, "tutti e due portano segni di violenza", potenziali indizi di martirio. "Il più gracile ha alla base del collo netti segni di decapitazione. E alle caviglie i segni di un insulto meccanico che, da come è rimodellato l'osso, sembra risalgano a 3-4 settimane prima della morte. E' qualcosa - ragiona l'anatomopatologa - che troviamo raramente nei record scheletrici di Milano e stiamo cercando un contatto con chi si occupa da un punto di vista archeologico e storico di vittime di tortura". L'interpretazione di tracce di questo tipo di violenze "ce la insegnano le fosse comuni della Bosnia, gli antropologi e medici legali che hanno visto" i danni "che i prigionieri avevano prima di morire. E possiamo pensare che forse questi segni alle caviglie possano essere opera di un mezzo di contenzione, usato qualche settimana prima della morte, compatibile con un periodo di prigionia".

Dalle poche notizie relative ai due fratelli si sa effettivamente che furono arrestati, torturati e umiliati. Il più robusto, continua Cattaneo, ha "delle fratture costali. Non potremmo mai per onestà scientifica dire che sicuramente sono attribuibili a dei colpi subiti prima della morte". Tuttavia dai segni sullo scheletro emerge per esempio "una ferita a una falange inequivocabilmente da arma bianca. Noi le chiamano in medicina legale ferite da difesa, da parata: suggeriscono un tentativo di difendersi da un'aggressione con un fendente. Che siano i segni del martirio non spetta a me dirlo, ma le tracce di violenza prima della morte sono evidenti e ben presenti nei due giovani, anche se dobbiamo continuare a studiare e interpretare".

E poi c'è il capitolo malattie, "i cui segni sono visibili sulle ossa solo se hanno il tempo di prendere possesso dello scheletro". Gervaso e Protaso ne hanno: il più gracile ha segni di deficit nutrizionali durante la crescita, vista la presenza per esempio di "un difetto alle orbite che denota carenza di ferro nella dieta da adolescente". L'altro ha due lesioni al cranio ancora da investigare. "Potrebbero essere segni di infezione e una prima ipotesi è che si tratti di tubercolosi - suggerisce Cattaneo - Se così fosse, sarebbero i primi segni di Tbc nella Milano del IV secolo".

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