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Vite da salvare e proiettili da evitare, e' la Medicina da combattimento

SANITÀ
Vite da salvare e proiettili da evitare, e' la Medicina da combattimento

Massafra (Taranto), 12 feb. (dall'inviato dell'Adnkronos Salute Francesco Maggi) - Elmetto, fucile, zaino, ma sotto la mimetica il camice bianco, per affrontare le quattro settimane di addestramento militare e formazione medica specifica ed essere pronti oggi per l'esercitazione finale del 16esimo Corso di Medicina da combattimento a Massafra, in provincia di Taranto. Unico in Italia in un contesto di 'guerra' simulata, organizzato dalla Marina Militare grazie all'organizzazione delle Forze di sbarco del Reggimento S.Marco della Marina di stanza a Brindisi. Sono 21 i partecipanti all'edizione di quest'anno, provenienti da tutte le professioni sanitarie (5 medici) della Marina Militare, sia dal percorso accademico che dal concorso post laurea civile. Ora grazie al corso sono pronti ad affrontare ogni tipo di scenario in cui saranno chiamati a operare e prestare assistenza sanitaria nelle missioni della Marina Militare.

Divisi in 4 squadre da 5 persone, i partecipanti hanno affrontato le prove dell'esercitazione: il soccorso di un ferito a terra, un trattamento d'emergenza da portare con la barella sull'elicottero che atterra sul campo base o un militare con un arto ormai compromesso. Il tutto sotto i colpi (a salve), i fumogeni di una simulazione militare e il 'make up' dei feriti con sangue finto per rendere realistiche le situazioni d'emergenza. Mettendo così all'opera le conoscenza acquisite nella prima parte del corso, svolta in caserma e dedicata all'addestramento militare, la tattica, la comunicazione via radio, con la tensione e la preoccupazione di un'azione su un campo d'addestramento. Senza tralasciare il lavoro di squadra indispensabile per portare a termine il percorso e finire l'esercitazione.

"Un medico o un infermiere che ha frequentato il corso e superato il test finale - spiega all'Adnkronos Salute Fiorenzo Fracasso, direttore del corso e medico anestesista della Marina - è pronto per un contesto operativo. Puntiamo ad unire l'abilita medica nel trattamento d'emergenza con la capacità di muoversi in ambiente militare".

Una volta curati e portati in barella sull'elicottero i 'finti' pazienti, per i Medici da combattimento la missione è finita. Ora dopo 4 settimane di formazione sono pronti. "Grazie al corso si imparano protocolli non previsti nell'iter di formazione canonico di un medico - spiega Davide Zelletta, 27anni, chirurgo e sottotenente di vascello appena laureatosi in medicina all'Accademia di Livorno della Marina - L'esercitazione è realistica, molto vicino alla realtà. Ci si carica di adrenalina prima del percorso e durante gli spari a sorpresa, che se non viene gestita bene può danneggiare la concentrazione. E' fondamentale rimanere calmi e mantenere lucidità' e sicurezza”.

Ma quale delle situazioni di assistenza simulate durante l'esercitazione è stata piu' complessa? "Quella del soldato ustionato, soprattutto se colpito al volto e alle narici perché in quel caso l'ustione arriva alle vie aree e può esserci la formazioni di un edema e l'ostruzione delle vie stesse". I medici che hanno partecipato al corso hanno dovuto lavorare in fretta per risolvere questo problema, sempre simulato da veri soldati che per un giorno si fingono consumati attori, con la cricotiroidotomia. Ovvero, un ago inserito nella trachea per permettere la respirazione. "E nello zaino - aggiunge - abbiamo tutto il necessario per farlo sul campo e velocemente". Il sogno ora per il giovane medico della Marina è di partite subito per una missione.

Marinella Patanè, 32 anni, farmacista, a settembre è entrata in Marina con il concorso lasciando il lavoro da ricercatrice nel campo della farmacovigilanza al Policlinico di Catanzaro. "La mia non è stata una scelta economica, ma volevo un ambiente operativo che mi stimolasse dal punto di vista professionale, poi c'è anche la passione per il mare. Ora mi sono resa conto di come è importante sostenere il paziente - precisa la farmacista - Più della morfina ci vuole il conforto umane. Oggi nello zaino avevamo delle garze e bende orlate e come farmaci la soluzione fisiologica e la morfina. Inoltre abbiamo simulato l'uso degli iniettori ossei in dotazione alla Marina, che vengono usati quando non sono disponibili accessi venosi per il paziente e il farmaco deve essere iniettato in soluzione direttamente nell'osso". Ora gli allievi del corso, che e' anche riconosciuto come Ecm (50 crediti) per il personale sanitario della Marina, sono rientrati al campo, stremati ma soddisfatti per aver portato a termine la missione. Il rancio li aspetta.

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