Asma e Bpco ladre di respiro e di Pil, costano a Ssn 14 mld l'anno

Ladra di respiro, e di Pil. La broncopneumopatia cronica ostruttiva, Bpco, colpisce in Italia tra l'8 e il 12% della popolazione adulta. Si stima che nel Belpaese ad avere in mano una diagnosi siano 2,6 milioni di persone. E se a pagare un prezzo è in primo luogo il paziente (in termini di fiato), la malattia impatta anche sulle casse pubbliche: dal punto di vista economico le due principali patologie respiratorie, asma e Bpco, costano al Servizio sanitario nazionale circa 14 miliardi di euro all'anno. Di fatto un punto di Pil.

Intorno ai 50 anni i malati sono circa il 7%, tra i 60enni la percentuale sale all'11-12%, per aumentare ulteriormente fino al 50-55% intorno ai 70. E sul fronte statistico, il futuro non è roseo: se oggi la Bpco colpisce circa 65 milioni di persone in tutto il mondo e ogni anno causa, secondo l'Oms, 3,2 milioni di morti (il 5,8% di tutti i decessi), si stima che questi numeri siano destinati ad aumentare di oltre il 30% nel corso dei prossimi 10 anni, quando la Bpco salirà sul podio come terza principale causa di morte sul pianeta. Il quadro è stato tracciato oggi a Milano, durante un incontro promosso da Gsk. "I fumatori sono i più a rischio", spiega Antonio Spanevello, primario dell'Unità operativa di pneumologia riabilitativa all'Istituto scientifico di Tradate (Fondazione Maugeri di Pavia). Nel 20-40%, infatti, raggiungono la malattia conclamata. In questi soggetti, l'incidenza della Bpco e delle complicanze cardiovascolari aumentano esponenzialmente.

Ma dietro la patologia si nascondono diversi fattori di rischio, che contribuiscono all'esplosione della patologia. "Dopo il fumo, c'è sicuramente l'inquinamento atmosferico - avverte Spanevello - Quando le polveri sottili nell'aria aumentano, i malati di Bpco sono quelli che soffrono maggiormente. Anche alcuni lavori risultano più esposti di altri. Purtroppo i pazienti respiratori sono nati molte volte, soprattutto nel passato, in categorie lavorative come per esempio i minatori o i lavoratori delle aziende metallurgiche. Ma allora non c'erano i medici del lavoro che agivano intensamente in senso preventivo".

Certamente, conclude l'esperto, "dal mondo arrivano dati allarmanti su quanto ambienti lavorativi non idonei possano far inalare polveri in modo inadeguato. E le polveri fanno lo stesso lavoro del fumo di sigaretta, andando anche più in profondità". Persino le nuove case, 'isolate ermeticamente', possono giocare a sfavore, rendendo difficile il ricambio d'aria, con il rischio che nell'ambiente indoor si concentrino eventuali sostanze nocive.