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Un'Abbazia per il Welfare nelle campagne del Sud Milano

SANITÀ
Un'Abbazia per il Welfare nelle campagne del Sud Milano

L'Abbazia di Mirasole

L'ultima volta che l'Abbazia di Mirasole, gioiello rurale di proprietà del Policlinico di Milano dal 1797, è finita alla ribalta delle cronache è stato per un addio: quello della piccola comunità dei canonici Premostratensi che aveva risvegliato da anni di silenzio le sue stanze vuote. Fu una breve parentesi, durata circa due anni e interrotta anzitempo. Ma oggi Mirasole rinasce di nuovo, e avrà un'anima solidale: per i prossimi 30 anni sarà 'l'Abbazia del Welfare'. Un tetto per mamme in difficoltà e i loro piccoli, un luogo ospitale e aperto alla città in cui ferveranno tante attività non più solo religiose, ma anche culturali e artigianali e rivolte a chi vive ai margini.

Il suo destino è scritto nero su bianco nelle pieghe del progetto sociale che ha vinto il bando di locazione lanciato dopo il 'trasloco' dei Premostratensi. La commissione giudicatrice (che aveva fra i suoi componenti anche don Gino Rigoldi, cappellano dell'Istituto penale per minorenni Cesare Beccaria di Milano) ha concluso i lavori oggi e redatto la graduatoria conclusiva, annuncia la Fondazione Sviluppo Ca' Granda, nata nel 2014 per valorizzare un 'patrimonio rurale' di circa 8.500 ettari di terreni distribuiti in 96 Comuni di 11 province, frutto di 6 secoli di donazioni all'ospedale. Ad avere la meglio è stato il piano presentato da Fondazione Arca e Fondazione Arché.

La commissione ha attribuito al progetto vincitore 80 punti tecnici su 80 massimi e 17 punti economici su 20 massimi. Nei prossimi giorni il Policlinico, in qualità di proprietario del complesso abbaziale, aggiudicherà formalmente il bando e quindi la Fondazione Sviluppo potrà procedere alla stipula del contratto di affitto trentennale. Il business plan presentato impegna a investimenti per 3,4 milioni di euro, di cui 2,7 mln per il piano di manutenzione, cui si aggiungono 255 mila euro complessivi per il canone di affitto (il valore è relativo all'intera durata del contratto).

L'abbazia sarà la residenza di 3 comunità: quella di mamme e bambini con fragilità sociali e relazionali; un gruppo di famiglie 'accoglienti' che avranno il compito di supportare e facilitare il percorso educativo rivolto alle madri accolte; un piccolo nucleo di sacerdoti che consentirà non solo la celebrazione quotidiana delle funzioni religiose, ma anche la promozione di iniziative di studio e di formazione sui temi della fragilità, marginalità e welfare.

Ma gli ospiti non troveranno solo una casa. Nelle stanze e nelle terre di Mirasole germoglieranno storie di rivincita sociale, verranno costruite possibilità di lavoro e di una nuova vita per le persone fragili accolte e per chi farà di questo microcosmo rurale il proprio punto di riferimento. Sono infatti previsti progetti di formazione professionale e di inserimento lavorativo, possibili grazie alle attività che si svolgeranno nell'area: cucina industriale e lavanderia industriale a favore di famiglie del territorio in condizioni di emergenza sociale, comunità, refettori e mense. Si lavorerà anche per aprire un bar caffetteria, che oggi nel circondario manca. Ancora: la lista prevede attività di catering e banqueting, falegnameria, tessitura, ciclo officina. E l'apertura di una bottega per commercializzare i prodotti realizzati in abbazia.

Mirasole sarà aperta tutto il giorno. La 'guardiania' (servizio di custodia e sorveglianza) e la manutenzione primaria saranno curate non solo dai nuclei residenti, ma anche da un manutentore che vivrà in loco. E poi c'è la fioritura culturale: in accordo con le istituzioni territoriali e con le realtà di volontariato già legate all'abbazia, verranno accolte e organizzate mostre, concerti, incontri culturali e visite guidate . Una storia di 8 secoli, misteriosa e interrotta più volte, potrà ora continuare: l'abbazia si lascia alle spalle un passato costellato di abbandoni e tentativi di rilancio (negli anni '80 a opera di Franca Chiappa, storica anima delle attività culturali e di comunicazione dell'Irccs, più di recente di Giancarlo Cesana, ex presidente del Policlinico), per un futuro al servizio degli altri.

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