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Enpam, utile 2016 a 1,3 miliardi. I medici pensionati crescono del 4,4%

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Enpam, utile 2016 a 1,3 miliardi. I medici pensionati crescono del 4,4%

La Fondazione Enpam ha chiuso il 2016 con un utile superiore a 1,3 miliardi di euro e un patrimonio netto che ha raggiunto quota 18,4 miliardi (con un valore di mercato vicino ai 20), in crescita del 7,2% rispetto all'anno precedente. L'utile è aumentato di 307 milioni di euro, ma sono aumentati anche i camici bianchi pensionati - del 4,45% - diventando 105.721, a fronte di un aumento del solo 0,4% degli iscritti attivi, saliti a 362.391.

La carica di pensionati è destinata a ingrossarsi sempre di più. E' l'effetto della 'gobba previdenziale', che traspare dai dati del bilancio consuntivo approvato oggi dall'assemblea nazionale dell'Enpam e continuerà a pesare: nel 2016 l'ente nazionale di previdenza dei camici bianchi ha registrato entrate contributive pari a 2,542 miliardi, erogando nello stesso periodo prestazioni previdenziali e assistenziali per oltre 1,546 mld. A incidere sul fronte delle uscite è stato appunto l'aumento dei pensionati che, conferma l'Enpam, "come previsto dalla 'gobba previdenziale' presente e già scontata nei bilanci attuariali dell'ente, saranno in crescita ancora per diversi anni".

L'avanzo previdenziale nel 2016 è stato comunque di 996 milioni di euro. E 745 milioni di euro i proventi lordi della gestione patrimoniale, ai quali vanno sottratti 269 mln di oneri e 144 mln di imposte pagate allo stato. Insieme queste due voci danno "il miliardo e 328 milioni di euro in più a garanzia delle pensioni dei camici bianchi". Definisce i suoi conti "solidi" la Fondazione Enpam, che nel 2016 ha incrementato ancora la riserva legale portando a 12,86 le annualità garantite dal rapporto tra patrimonio previdenziale e prestazioni erogate. E quindi, assicura l'ente, "se per assurdo l'Enpam non incamerasse più un euro di contributi, con il patrimonio potrebbe continuare a pagare le attuali pensioni per quasi 13 anni".

I dati sui pensionamenti mostrano una propensione dei medici convenzionati a restare al lavoro a lungo. Tra i medici di medicina generale solo il 9% di coloro che hanno maturato il diritto ad andare in pensione ordinaria nel 2016 ha effettivamente fatto domanda; una percentuale che sale al 18% tra gli specialisti ambulatoriali. In entrambe le categorie la tendenza a rimandare il pensionamento al compimento dell'età limite per lasciare l'attività (70 anni).

Il bilancio consuntivo offre uno spaccato sugli assegni versati agli iscritti. Le nuove pensioni liquidate nel 2016 sono state in media di 233 euro lordi al mese per la Quota A (percepita da tutti), cui vanno sommate altre voci per chi ha svolto la libera professione in Quota B (in media 378 lordi mensili), per chi ha lavorato come medico di medicina generale (3.515 euro al mese) o come specialista ambulatoriale (in media 2.891 euro mensili).

Per quanto riguarda invece i dati sul patrimonio da reddito, nel 2016 la Fondazione aveva quasi 5 miliardi di euro investiti in attività immobiliari (27%), 13 mld in attività finanziarie (69%) e circa 550 milioni di liquidità (3%). Nell'ultimo anno gli immobili posseduti direttamente da Enpam hanno portato a una redditività lorda del +4,51% ma scesa al -0,69% dopo oneri e imposte. "Non è un caso - spiega l'Enpam - che si stia proseguendo nella dismissione del mattone tradizionale, a vantaggio di investimenti tramite fondi immobiliari che infatti nello stesso anno hanno portato a una redditività netta molto più elevata (2,67%, a fronte di un lordo del 3,1%)". Le attività finanziarie hanno invece prodotto una redditività lorda del 4,54% (4,34% al netto degli oneri di gestione e 3,48% al netto delle imposte).

"Questo è un bilancio positivo sia nelle evidenze che nelle proiezioni, che corregge in meglio le previsioni elaborate dalla Fondazione e quelle appostate prudentemente nel bilancio tecnico che ha certificato la nostra sostenibilità", commenta in una nota il presidente della Fondazione Alberto Oliveti.

"Siamo in vantaggio rispetto alla tabella di marcia e forti di questo risultato crediamo di aver esercitato bene la nostra missione - assicura - Insistiamo sulla volontà originaria del legislatore che ci privatizzò. Vogliamo cioè che il patrimonio, fatto di contributi pagati dagli iscritti e accantonati a garanzia delle loro pensioni, venga conteggiato quando veniamo sottoposti ai test di sostenibilità. Non ha senso costringere i medici e i dentisti a sacrifici irragionevoli, quando con i contributi già versati da loro stessi potremmo promuovere iniziative di welfare ancora migliori per la categoria".

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