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Piano 2017-20 contro superbug e resistenza ad antibiotici in Italia

SANITÀ
Piano 2017-20 contro superbug e resistenza ad antibiotici in Italia

Un documento di indirizzo per il contrasto dell'antimicrobico-resistenza nel nostro Paese. Il Piano, annunciato nei mesi scorsi dal ministro della Salute Beatrice Lorenzin, punta a indirizzare gli interventi a livello "nazionale, regionale e locale". Con l'obiettivo di ridurre la frequenza delle infezioni da microrganismi resistenti agli antibiotici nel nostro Paese e quella di infezioni associate all'assistenza sanitaria ospedaliera e comunitaria. Il Piano 2017-2020, trasmesso alle Regioni il 30 agosto "ai fini del perfezionamento di un'intesa in sede di Conferenza Stato-Regioni", individua gli interventi da realizzare in sei ambiti.

Si tratta di sorveglianza prevenzione e controllo delle infezioni da microrganismi resistenti; uso appropriato degli antibiotici e sorveglianza del consumo; potenziamento dei servizi diagnostici di microbiologia; formazione degli operatori sanitari; informazione/educazione della popolazione; ricerca e sviluppo. Al centro degli interventi il settore della salute umana e veterinaria, la sicurezza degli alimenti e il settore agricolo e ambientale.

Negli ultimi tempi non sono mancati i richiami degli esperti internazionali e della stessa Organizzazione mondiale della sanità sui rischi legati ai super-bug e al ritorno ad un'era pre-antibiotica, in cui queste armi diventeranno spuntate per lottare contro microrganismi insidiosi. Per contrastare un simile pericolo è stato messo a punto il Piano, redatto dal Gruppo di lavoro sull'Amr, cui hanno partecipato ministero della Salute, Agenzia italiana del farmaco (Aifa), Istituto superiore di sanita (Iss), rappresentanti delle Regioni e delle società scientifiche.

Il Piano di contrasto all'antimicrobico-resistenza è basato sull'approccio multisettoriale 'One Health' e disegna, in 86 pagine, un percorso di interventi con obiettivi precisi; prevede inoltre un processo di monitoraggio attento basato su indicatori quantitativi misurabili.

Definisce per ciascuna delle azioni individuate obiettivi a medio (2017-2018) e a lungo termine (2017-2020) rimandando a successivi piani e documenti tecnici che individuino le specifiche attività e responsabilità operative. Ad esempio, nel caso del consumo di antibiotici, si punta a una riduzione maggiore del 10% a livello territoriale nel 2020 rispetto al 2016 e maggiore del 5% in ambito ospedaliero.

In Italia, si legge nella bozza del Piano, la resistenza agli antibiotici "si mantiene tra le più elevate d'Europa, quasi sempre al di sopra della media". La frequenze di resistenza va dall'11,2% per l'Enterococcus faecium (ai gligopeptidi, contro una media europea dell'8,3%), al 55,9% della Klebsiella pneumoniae (a cefalosporine di terza generazione, media europeadel 30,3%), fino al 78,3% dell'Acinetobacter spp ai carbapenemi (non è riportato il dato europeo). Proprio la resistenza a carbapenemi degli enterobatteri, ricorda il Piano, è uno dei più gravi problemi emersi negli ultimi 10 anni.

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