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Vaccini, Burioni: per scienziati nuovo dovere informare sul web

SANITÀ
Vaccini, Burioni: per scienziati nuovo dovere informare sul web

"Sono uno scienziato e mi baso sui numeri. Ho cominciato più di un anno fa a condividere sulla mia pagina Facebook dati scientifici sui vaccini. Non so quante persone ho 'convinto'. Però posso dire che è importante che gli internauti trovino luoghi dove è possibile informarsi correttamente. I post sui social vengono letti da milioni di persone". Roberto Burioni, docente di Virologia e Microbiologia all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano, spiega perché ha deciso di mettersi in gioco sul web. Lui, che su Facebook conta ormai sui 300 mila follower e il camice bianco lo indossa anche quando è dietro una tastiera, lancia un appello ai colleghi perché "presidino questi spazi virtuali". E lo fa in occasione della presentazione a Milano di un'indagine proprio sui flussi di comunicazione che si incrociano online su temi come i vaccini o la meningite. (Video)

"Ho provato il brivido di non essere fra i firmatari di una ricerca, ma di diventare l'oggetto stesso di uno studio, alla stregua di un virus", ironizza riferendosi ai suoi post diventati 'virali' sulla Rete e analizzati fra gli altri dalla ricerca di 'Voices from the blogs', spin-off dell'università Statale di Milano. Per Burioni il messaggio è chiaro: "E' fondamentale che noi medici e scienziati occupiamo questi spazi. Dobbiamo renderci conto che abbiamo un nuovo dovere: dobbiamo sì ascoltare i pazienti, essere convincenti e persuasivi, ma dobbiamo farci sentire anche in questi nuovi mezzi di comunicazione che, se vengono lasciati senza un presidio affidabile, poi diventano preda degli stregoni e della superstizione".

Il mondo, riflette, "è sempre diviso e si raggruppa per opinioni. Succede anche per il calcio e non solo. Ancora prima di Internet, chi era di sinistra leggeva 'l'Unità' e chi era di destra leggeva 'il Secolo d'Italia'. Per cui non dobbiamo sorprenderci del fatto che le persone cerchino una conferma a ciò che già pensano. Però è anche vero che il mondo è dinamico. Da Internet si esce, dal Bar Sport si esce e si incontrano le altre persone".

"Credo - continua Burioni - che per un medico o uno scienziato sia molto importante informare correttamente. Io ho deciso di farlo. Ritenevo che la Rete non si potesse lasciare in mano a individui che diffondono pericolose bugie. Tutto questo mette in pericolo non solo i bambini che poi non vengono vaccinati, ma l'intera comunità. Mi ha fatto piacere anche che dopo la mia discesa in campo anche altri colleghi abbiano fatto la stessa cosa. Lo ritengo estremamente vantaggioso per l'informazione. Contenuti impeccabili e stili diversi: così ogni persona può trovare il modo di comunicare che più gli piace. Il vaccino non è un'opinione, come ho scritto in un libro. Però i gusti, chi seguire e sentire più vicino, sì. Il fatto che tante persone leggano qualcosa di scientifico e corretto la ritengo una cosa positiva".

I rischi, avverte, "li abbiamo visti con l'epidemia di morbillo che ha fatto quasi 5 mila casi e 4 morti in Italia nel 2017. Una cosa da Terzo mondo. La gente non ha vaccinato e ha consentito la circolazione di questo pericoloso virus che ha fatto così tanti danni. E penso che la 'mala informazione' che circola sul web abbia avuto un'importanza. Non è un caso se i tassi più bassi di vaccinazione in Italia siano proprio in quelle zone dove sono più attivi i movimenti degli antivaccinisti, o 'free vax', come si definiscono scegliendo un termine che non significa niente. Qualcuno quindi riescono a convincere".

La speranza del virologo è che la legge che ha introdotto l'obbligo vaccinale in nidi e scuole "abbia un'efficacia positiva, come peraltro i primi dati sembrano indicare, spingendoci a un moderato ottimismo".

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