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Alternative all'ospedale, da Gimbe la mappa per cure migliori

SANITÀ
Alternative all'ospedale, da Gimbe la mappa per cure migliori

L'ospedale "non è sempre il posto migliore dove curarsi". In queste settimana l'ennesima dimostrazione "con l'epidemia influenzale, che riporta alla ribalta la spinosa questione del sovraffollamento dei pronto soccorso e dei ricoveri ospedalieri inappropriati". A prendere posizione è la Fondazione Gimbe, che ha raccolto in un position statement "le migliori evidenze scientifiche sulle alternative per gestire malattie acute a basso rischio fuori dall'ospedale in maniera efficace, sicura e a costi minori".

In Italia, "in particolare nelle regioni del Centro-Sud, la mancanza di un'adeguata rete di servizi sul territorio e una cultura centrata sull'ospedale - evidenziano gli esperti - portano molti cittadini a recarsi in ospedale anche per condizioni acute non gravi, aumentando il numero di accessi inappropriati e contribuendo al collasso dei pronto soccorso, come sta accadendo proprio in questi giorni in occasione del picco dell'epidemia influenzale".

Ma non è tutta colpa dei cittadini: "La stessa riorganizzazione della rete ospedaliera, secondo le regole definite dal decreto 70/2015, sta avvenendo in maniera molto disomogenea e frammentata, perché in alcune aree del Paese esiste una vera e propria desertificazione nell'offerta di servizi territoriali: strutture intermedie, assistenza domiciliare, lungodegenza e riabilitazione, hospice" questi sconosciuti. E invece, "per migliorare l'appropriatezza organizzativa, il paziente deve essere assistito 'nel posto giusto' per risolvere in maniera efficace e sicura i suoi problemi di salute, ma al tempo stesso il sistema sanitario deve investire la 'giusta' quantità di risorse economiche", afferma Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe.

"Oggi numerose patologie acute a basso rischio continuano a essere gestite in ospedale - denuncia Cartabellotta - a dispetto dei progressi in campo biotecnologico e di modelli innovativi di erogazione dell'assistenza che stanno modificando i percorsi diagnostico-terapeutici. Considerato che la letteratura sulle strategie alternative all'ospedalizzazione è molto frammentata e gli studi si limitano a singole patologie, abbiamo analizzato tutte le revisioni sistematiche rilevanti - spiega - per fornire a decisori, professionisti e pazienti una mappa aggiornata delle evidenze scientifiche, riportando i risultati in termini di mortalità, morbilità, esperienza di pazienti e caregiver e costi".

Secondo le evidenze sintetizzate nel Position Statement Gimbe (www.evidence.it/alternative-ricovero) per varie patologie acute a basso rischio, convenzionalmente trattate in ospedale, l'assistenza può essere erogata "in maniera altrettanto efficace e sicura in setting meno costosi, con un impatto favorevole, o invariato, sulla soddisfazione dei pazienti". In particolare:

- La gestione ambulatoriale, più o meno intensiva, dopo avvio del percorso in ospedale non presenta differenze statisticamente significative in termini di mortalità, morbilità e soddisfazione del paziente per embolia polmonare, trombosi venosa profonda, polmonite, pneumotorace, diverticolite, colica renale.

- Per le unità di diagnosi rapida, finalizzate a effettuare rapidamente la diagnosi di alcune malattie (come neoplasie, anemia di origine sconosciuta), evidenze più limitate dimostrano una riduzione della mortalità e un'elevata soddisfazione dei pazienti.

- Per l'ospedale a domicilio, in cui l'assistenza ospedaliera viene erogata a livello domiciliare, numerose condizioni acute (riacutizzazione di scompenso cardiaco e Bpco, polmonite, urosepsi, cellulite, embolia polmonare, fibrillazione atriale, asma) presentano mortalità, morbilità e soddisfazione di pazienti e caregiver migliori o uguali.

- Nelle Unità di osservazione breve intensiva (Obi), dove il paziente viene gestito in spazi dedicati generalmente all'interno del dipartimento di emergenza, nessuna differenza di mortalità per dolore toracico, asma, Bpco, pielonefrite, a fronte di una riduzione della durata della degenza e un'aumentata soddisfazione del paziente.

- I dati relativi ai costi sono eterogenei ma, quando valutati, hanno rilevato un risparmio nella quasi totalità dei casi, per tutte le strategie alternative al ricovero ospedaliero.

"Auspichiamo - conclude Cartabellotta - che le politiche sanitarie tengano in considerazione le raccomandazioni del Position Statement Gimbe, sia per l'aggiornamento periodico degli elenchi dei Drg inappropriati in regime di ricovero ordinario, sia per guidare la riorganizzazione dei servizi sanitari regionali, sia per avviare studi finalizzati a monitorare efficacia e sicurezza delle strategie alternative al ricovero nelle patologie dove mancano robuste evidenze".

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