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Pronto soccorso sempre più scorciatoia per farsi curare

SANITÀ
Pronto soccorso sempre più scorciatoia per farsi curare

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In aumento l'uso, non di rado improprio, del pronto soccorso da parte degli italiani quale strada alternativa di accesso ai servizi ospedalieri. I connazionali ammettono di scegliere la 'scorciatoia' dei dipartimenti di emergenza qualora non trovino una risposta adeguata e/o rapida nell'ambito della medicina territoriale (43,9%), ma anche se le liste di attesa per le visite specialistiche, gli accertamenti diagnostici o i ricoveri sono troppo lunghe (26,8%), o addirittura scelgono di rivolgersi sin dall'inizio al pronto soccorso ospedaliero piuttosto che ai servizi Asl "per non perdere tempo" (19,7%). Quasi il 60% afferma di preferire di rivolgersi a uno specialista ospedaliero o privato per effettuare analisi, accertamenti o farsi ricoverare. Lo evidenzia il 15° Rapporto 'Ospedali & Salute/2017' dell'Associazione italiana ospedalità privata (Aiop), presentato in Senato.

Gli italiani, in generale, appaiono sempre più scontenti del Ssn. L'insoddisfazione nei confronti del sistema sanitario della propria regione cresce infatti dal 21,3% rilevato nel 2015 al 32,2% nel 2017, percentuale che sale al 51,3% nel Mezzogiorno. In aumento, in particolare, il malcontento verso gli ospedali: in un solo anno si è passati dal 22,7% al 30,2% (50,6% al Sud). In questo quadro, il ricorso a ospedali privati accreditati o a cliniche private a pagamento, in alternativa alle strutture pubbliche, risulta essere una decisione che si stabilizza, negli ultimi 3 anni, attorno al 41% dei caregiver per la prima scelta e al 20% per la seconda.

Ancora, i pazienti italiani e le loro famiglie ricorrono sempre più alle spese sanitarie out-of-pocket. Una voce che pesa sulle tasche dei cittadini, cresciuta nell'ultimo decennio nella misura del 22,4%. La spesa sanitaria pubblica totale, invece, è aumentata del 14,2% nello stesso periodo, mentre le spese per consumi totali delle stesse famiglie si sono incrementate ancora meno e cioè dell'11%. Se si considerano i risultati dell'indagine condotta ad hoc su circa 15 voci specifiche di spesa out-of-pocket negli ultimi 3 anni, è possibile rilevare come il 77,4% dei caregiver dichiari di aver sostenuto una o più spese sanitarie e/o assistenziali per sé o per gli altri membri della famiglia negli ultimi 12 mesi, pur avendo avuto accesso ai servizi delle strutture pubbliche e/o private accreditate. Si tratta di quasi 20 milioni di famiglie, con una spesa totale dichiarata di 13 miliardi di euro, di cui 9,9 per spese sanitarie e 3,1 per spese assistenziali.

Quanto alle ragioni dichiarate per le spese sanitarie out-of-pocket sostenute, si trovano al primo posto le liste di attesa troppo lunghe (46,5%), al secondo posto i farmaci non più prescrivibili oppure quelli che si acquistano perché è più rapido farlo direttamente senza passare dal medico di base (31,7%), oppure, al terzo posto, perché si preferisce rivolgersi direttamente allo specialista di cui ci si fida (28,7%), a cui però vanno aggiunte le difficoltà burocratiche da affrontare presso le strutture pubbliche (quarto posto, col 13%) nonché la non adeguata organizzazione da parte dei servizi pubblici (quinto posto, col 7,8%).

Un dato interessante, infine - conclude l'Aiop - è quello degli oneri sostenuti dalle famiglie per ticket e compartecipazioni varie alla spesa per l'accesso ai servizi pubblici (farmaci, analisi di laboratorio, accertamenti diagnostici, visite specialistiche, accesso al Pronto Soccorso, prestazioni intramoenia), che risulterebbe di 7,6 miliardi di euro. Tale importo dunque va ad aggiungersi alle risorse del Fondo sanitario nazionale: nell'anno 2016 quest'ultimo era pari a 113,7 miliardi di euro, a cui si dovrebbero aggiungere i 7,6 miliardi appena ricordati che porterebbero, con un incremento del 6,7%, a 121,3 miliardi il budget reale, comprensivo dell'apporto fornito dai pazienti e dalle loro famiglie.

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