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L'appello: "Salvare precari centro alcologico Umberto I"

SANITÀ
L'appello: Salvare precari centro alcologico Umberto I

Policlinico Umberto I di Roma (Fotogramma)

Il Centro di riferimento alcologico della Regione Lazio (Crarl), all'interno del Policlinico Umberto I di Roma, "è un punto di riferimento sul territorio da oltre 39 anni con decine di professionalità cresciute negli anni a livello di ricerca e assistenza. Ora il centro è in pericolo, se non si riesce a dare una risposta certa sui tempi di stabilizzazione delle decine di colleghi precari da moltissimi anni". E' l'appello che lancia Maria Luisa Attilia, responsabile clinica del servizio Crarl, attraverso l'Adnkronos Salute alle istituzioni, "per dare sicurezze ai colleghi che lavorano e fanno ricerca ad alti livelli - aggiunge - aiutando migliaia di persone con gravi dipendenze, tra cui molti trapiantati, che vengono seguiti sul territorio".

Nel centro è attivo un servizio clinico e di assistenza al paziente che ha come obiettivi di predisporre, promuovere e sperimentare protocolli coordinati, anche sperimentali, di intervento che prevedano la gestione a breve e lungo termine dell’utente rispetto a un percorso terapeutico e riabilitativo integrato e multidisciplinare, medico psicologico e sociale. "Oggi siamo rimasti in due come strutturati - osserva con amarezza Attilia - io e il responsabile, Mauro Ceccanti. Gli altri 5 medici sono precari così come tutti gli psicologi. Ogni anno seguiamo 400 nuovi casi, ma c'è la parte pre e post trapianto".

"La Regione Lazio, che c'è sempre stata vicina, va ricordato - continua la dottoressa - ha autorizzato la pubblicazione degli avvisi pubblici per i concorsi. Qui ci sono precari decennali con esperienza in alcologia, che però non è una disciplina contemplata nelle specializzazioni mediche previste dai bandi. La paura è che il perimetro del bando escluda questo tipo di formazione acquisita sul campo e fondamentale per i casi che seguiamo. Il direttore generale del Policlinico - conclude - dopo due mesi ha firmato la procedura e ora inizia tutto un iter burocratico, precedente alla fase del concorso vero e proprio. Il centro, stando alla Regione Lazio, dovrebbe avere un pianta organica di 30 persone. Ci spaventano i tempi sempre troppo lunghi della burocrazia che non danno serenità ai colleghi".

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