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Donna morta dopo intervento, maxi risarcimento a eredi

SANITÀ
Donna morta dopo intervento, maxi risarcimento a eredi

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Disposto oggi un maxi-risarcimento da 600 mila euro agli eredi di una donna morta agli Spedali Civili di Brescia. Con la sentenza 785/2018 della Seconda Sezione Civile del Tribunale di Brescia, si è dunque conclusa la battaglia legale promossa degli eredi della signora GA, morta a 73 anni ai Civili l'8 febbraio 2012. A darne notizia è, in una nota, l'Associazione Giustacausa. La vicenda ha inizio il primo febbraio 2012 quando la signora, a causa di una caduta accidentale in casa, si fratturò il femore e si recò nell'ospedale bresciano, dove fu ricoverata nel Reparto di Ortopedia e Traumatologia I.

"Nonostante le non ottimali condizioni di salute - ricorda l'Associazione - si decise comunque di eseguire l'intervento chirurgico, il cui post-operatorio fu immediatamente caratterizzato da una marcata iperpotassiemia, un abnorme eccesso di potassio nel sangue. Tale condizione annoverabile tra le emergenze cardiologiche, e quindi necessitante di trattamenti tempestivi, mirati ed adeguati, non venne tenuta in debito conto dai sanitari, che posero in atto solo rimedi blandi ed aspecifici", sostiene l'associazione. A due giorni dall'intervento subito al femore, la donna morì. Secondo il pool di consulenti nominati dagli eredi, coordinati dal medico legale Francesco Nobili, con delle semplici operazioni sanitarie si sarebbe potuto evitare il prematuro decesso della paziente.

La "correzione del livello ematico di potassio avrebbe, secondo il principio giuridico del più probabile che non, evitato l'exitus della paziente", si riporta nella disposta consulenza tecnica d'Ufficio, ripresa integralmente anche nella sentenza dei togati bresciani. Costerà, invece, quasi 600mila euro all'A.O. 'Spedali Civili' di Brescia, il risarcimento ottenuto in favore del marito e dei figli della deceduta, così come stabilito dal giudice, Gianluigi Canali, nella sentenza appena pubblicata.

Subito dopo il decesso, i familiari di GA si rivolsero all'Associazione Giustacausa per veder riconosciute, in sede civile, tutte le loro ragioni. Dopo quasi 5 anni di battaglia giudiziaria del team di consulenti, medici e legali, guidati e coordinati da Nobili, si è arrivati alla sentenza. Il caso "testimonia, ancora una volta, come la cattiva gestione dei pazienti, se non adeguatamente affrontata e risolta, porti, anche a distanza di anni, ad un ulteriore e gravoso esborso economico a carico del sistema sanitario nazionale", conclude l'associazione.

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