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56% pazienti smetterebbe terapie, algoritmo 'salva-aderenza' a cure

SANITÀ
56% pazienti smetterebbe terapie, algoritmo 'salva-aderenza' a cure

Più della metà (56%) dei pazienti cronici italiani ha pensato di abbandonare le cure. E per uno su dieci (12%) si tratta di un pensiero ricorrente. Il 45% dei soggetti si sente "confuso e disorientato" e "incapace di gestire la propria condizione". Così l’aderenza alle cure scende, le patologie peggiorano e aumentano i costi per il Ssn, stimati in 19 mld l’anno. Un algoritmo messo a punto dall’Università Cattolica, grazie al contributo non condizionante di Merck, può aiutare a invertire questo fenomeno.

L’algoritmo, che fa parte di un progetto di 18 mesi che sarà sviluppato in 5 Regioni utilizzando i grandi numeri dei database regionali, vuole dare una dimensione quantitativa alla sequenza virtuosa 'presa in carica del paziente, aderenza e sostenibilità'. Il progetto 'Abbiamo i numeri giusti' è stato presentato oggi a Roma all’Istituto superiore di sanita (Iss) e vuole dimostrare "che sarà possibile per le istituzioni scegliere, dati numerici alla mano, le politiche più efficaci per migliorare - hanno sottolineato gli esperti - l’aderenza alle terapie e ridurre gli sprechi correlati alla mancata guarigione e alle ricadute". In Ue si contano 200 mila decessi legati alla mancata aderenza, con una spesa di 120 mld di euro l’anno, secondo i dati presentati oggi.

Il progetto punta anche al coinvolgimento attivo dei malati in termini di aumentata aderenza terapeutica. I dati della ricerca commissionata da Merck all’EngageMinds Hub dell’Università Cattolica di Milano, infatti hanno evidenziato su un campione di mille malati cronici che più della metà (56%) ha pensato di abbandonare le cure, 1 su 20 (12%) ha affermato che è un "pensiero ricorrente". Ma se aumenta il coinvolgimento dei pazienti "cresce l’aderenza al percorso di cura". Un fattore che secondo gli esperti va decisamente accresciuto.

"Aumentare il livello dell’aderenza alla terapia - ha spiegato Americo Cicchetti, direttore dell’Alta scuola di economia dei sistemi sanitari dell’Università Cattolica - significa aumentare le possibilità di guarigione e, automaticamente, ridurre, se non eliminare gli sprechi conseguenti. Il problema da risolvere era mettere a punto uno strumento che permettesse di identificare gli interventi volti ad aumentare l’aderenza, che dessero il miglior ritorno sia in termini di salute che di sostenibilità economica".

Secondo Walter Ricciardi, presidente dell’Iss, oggi più che mai "servono i numeri giusti per scegliere e decidere. E questa è la sfida che dobbiamo vincere". Pensiero condiviso da Andrea Urbani, direttore generale della Programmazione sanitaria del ministero della Salute: "Il Ssn è oggi in buona salute ma non sarà così per sempre, una serie di minacce e opportunità stanno arrivando. Come ministero della Salute, Aifa e Iss stiamo elaborando lo scenario futuro dei prossimi anni. Su questo modello innesteremo tutte le innovazioni che stanno arrivando. Anche con strumenti di misurazione analitici come quello presentato oggi. Un pezzo che verrà raccolto in un macro modello sistemico".

"Il progetto ha radici lontane - ha affermato Antonio Messina, presidente e amministratore delegato di Merck - Quest’anno Merck celebra i 350 anni di attività e l’attenzione al paziente è stata la costante che ha caratterizzato e guidato le nostre scelte. Inutile negare che coniugare salute e sostenibilità è una grande sfida che abbiamo raccolto anni fa dando vita alla collaborazione con l’universita Cattolica. Sono certo che 'Abbiamo i numeri giusti' darà le risposte che ci aspettiamo".

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