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Odissea giudiziaria chirurgo Crotone, dossier a ministero e Procure

SANITÀ
Odissea giudiziaria chirurgo Crotone, dossier a ministero e Procure

AFP PHOTO / THOMAS SAMSON

Un chirurgo sospeso per sei mesi dal servizio, senza stipendio, dall'Asp di Crotone, per essere poi reintegrato dal Tribunale della città calabrese. L'odissea giudiziaria del medico calabrese Giuseppe Brisinda - passato, dopo un lungo percorso al Policlinico Gemelli di Roma, alla direzione dell'Uoc di Chirurgia generale dell'Ospedale San Giovanni di Dio di Crotone - non è ancora finita. Una vicenda umana e professionale ripercorsa, in vista della nuova udienza del 23 maggio, in un corposo dossier ricco di atti e documentazione tecnica, inviato dal chirurgo alla Procura di Crotone, a quella di Catanzaro, alla Procura generale presso la Corte dei Conti, al ministero della Salute e all'assessorato alla Sanità della Regione Calabria.

L'Azienda sanitaria provinciale di Crotone, diretta da Sergio Arena, ha infatti presentato ricorso, chiedendo l'annullamento o la riforma dell'ordinanza con cui il Tribunale cittadino aveva accolto il ricorso di Brisinda, reintegrandolo sul lavoro. Al medico erano stati contestati, fra l'altro, interventi chirurgici senza motivazione, ricoveri impropri, e l'aver generato un particolare stato di tensione e disagio nella struttura con i colleghi.

Ma i numeri e la produttività della struttura, riportati dalle deliberazioni della stessa Asp di Crotone e allegati al dossier presentato dal chirurgo, raccontano una storia diversa. Sono migliorati tutti i parametri relativi alla qualità delle cure: dai 394 interventi del 2015 si è passati ai 1.026 del 2017. Quanto ai pazienti dimessi, si è passati da 1.334 casi (2015) a 1.633 nel 2017. Si è poi ridotta la degenza media, e l'indice di letalità è passato dal 2,55% del 2015 al 1,57% del 2016.

"Quando sono arrivato a Crotone ho deciso di prendere in mano un reparto e trasformarlo in un'eccellenza, cosa possibile anche in Calabria", rivendica Brisinda sentito dall'AdnKronos Salute. Un'attività intensa, come riconosce il chirurgo, che ha puntato a contrastare ricoveri impropri e ad attivare percorsi moderni, con un aggiornamento tecnologico della sala operatoria e iniziative che, rivendica lo specialista, puntavano anche a incidere sulla medicina difensiva.

Un'attività che può aver creato fastidi. "Quando si vogliono cambiare le cose, questo può succedere. Ma cambiare rotta in sanità si può e si deve. E penso che a parlare siano i risultati", conclude Brisinda, sottolineando che in queste situazioni è possibile che "il dialogo con i colleghi si faccia un po' forte". Il medico affronta comunque la prossima tappa del suo percorso giudiziario "con serenità, fiducioso nella giustizia", e si dice "sicuro del fatto mio e dei risultati ottenuti".

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