Medici di guardia, arriva la 'scorta' degli alpini

Nuovi 'angeli custodi' con la piuma nel cappello veglieranno sulla sicurezza delle guardie mediche, sia durante le visite in ambulatorio sia in caso di attività al domicilio dei pazienti. Il progetto parte a Pordenone, grazie a un protocollo operativo sperimentale siglato dall'Ordine dei medici provinciale, dalla sezione locale dell'Associazione nazionale alpini e dall'azienda per l'assistenza sanitaria (Aas) n. 5 Friuli Occidentale.

"Finalmente una risposta concreta dopo la scia di aggressioni subite negli ultimi mesi dai medici in servizio di guardia medica - afferma Tommasa Maio, segretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale Continuità assistenziale, Fimmg Ca, commentando il protocollo d'intesa - Si tratta di un'iniziativa sperimentale molto utile, che incrementerà la sicurezza per i medici con l'impiego di volontari dell'Associazione nazionale alpini di Pordenone non solo nelle sedi di Continuità assistenziale, ma anche per accompagnare i professionisti durante le visite domiciliari. Ci auguriamo che presto questa sperimentazione nasca anche in altre realtà della Penisola".

Il protocollo - valido fino al 31 dicembre 2018 e rinnovabile - impegna le parti a lavorare congiuntamente per garantire la presenza negli ambulatori di guardia medica di volontari dell'Associazione alpini, che faranno anche da 'scorta' ai camici bianchi nelle attività esterne. L'Aas 5 fornirà l'opportuna copertura assicurativa alle 'penne nere' volontarie, che in caso di necessità potranno attivare le forze dell'ordine. Sul progetto sono stati infatti coinvolti anche il Prefetto e il Questore della Provincia di Pordenone, e i comandanti provinciali di Carabinieri e Guardia di finanza.

L'obiettivo - si legge nel protocollo - è quello di garantire una "presenza autorevole" che possa fare da deterrente a eventuali aggressioni, assicurando "supporto nei confronti degli operatori di Continuità assistenziale e degli utenti del Servizio", e definendo "programmi di sensibilizzazione dell'opinione pubblica verso le attività degli operatori di Continuità assistenziale". Sono previsti "confronti periodici tra le parti in merito ai risultati percepiti" dell'iniziativa, nonché il possibile "allargamento dell'intesa anche ad altri soggetti che vorranno formalizzare il loro impegno nella costruzione comune di un sistema di accompagnamento e supporto degli operatori sanitari".

"Nel corso del 2018 - si legge ancora - verranno condotte delle verifiche congiunte, in base all'esito delle quali si procederà a definire un calendario per la progressiva applicazione del protocollo. In base ai risultati certificati dalle parti, verrà adeguato il protocollo ed estesa la sua operatività".

"Difendere i medici dal rischio di possibili aggressioni è un dovere istituzionale che discende dalla necessità di garantire sicurezza a chi lavora con passione a servizio della salute dei cittadini". Riccardo Riccardi, vice governatore del Friuli Venezia Giulia, è intervenuto così a Casarsa della Delizia, Pordenone, alla firma del protocollo d'intesa 'Amico alpino accompagnami'. Il documento, sottoscritto da Guido Lucchini, presidente dell'Ordine dei medici di Pordenone; Giorgio Simon, direttore generale dell'Aas; Ilario Merlin, presidente della sezione di Pordenone dell'Associazione nazionale alpini, avvia una collaborazione per affiancare due alpini ad ogni guardia medica impegnata nel turno notturno, per ridurre il rischio per gli operatori sanitari di subire aggressioni o violenze.

Le aggressioni ai medici sono "un fenomeno in crescita che va affrontato con determinazione - osserva la Regione Friuli Venezia Giulia - alla luce dei dati preoccupanti secondo cui due operatori su tre nello svolgimento del proprio lavoro hanno subito un'aggressione violenta verbale o fisica, e di questi il 70% è donna". Numeri ai quali si aggiungono quelli della Fnomceo, Federazione nazionale Ordini medici chirurghi e odontoiatri: "Le aggressioni riguardano il 65% dei medici ospedalieri e l'80% di quelli che operano sul territorio".

Riccardi saluta dunque il nuovo progetto come "un'iniziativa che dà orgoglio alla nostra regione, perché è già un esempio nazionale a cui ispirarsi". Il vice governatore ha espresso "riconoscimento e gratitudine al corpo degli Alpini, da sempre portatori di pace, libertà e solidarietà, come hanno dimostrato anche in questa circostanza".

L'accordo è stato illustrato al teatro Pasolini di Casarsa. Per l'occasione ha portato la sua testimonianza Serafina Strano, guardia medica catanese che lo scorso 19 settembre ha vissuto l'incubo di una nottata di violenza mentre prestava servizio nell'ambulatorio di un piccolo comune siciliano. Dalla dottoressa, riferiscono ancora dalla Regione Fvg, è giunto un appello accorato appello a non essere lasciati soli, poiché "nella solitudine si determina la fragilità". Proprio in quanto basato sulla solidarietà, il progetto pordenonese è quindi anche per Serafina "un'iniziativa di valore culturale da esportare anche nel resto d'Italia". Presente all'evento anche Giulia Marcassa, medico di continuità assistenziale a Pordenone, che ha chiesto alle istituzioni "migliori condizioni strutturali e organizzative" e ha ringraziato i promotori del 'protocollo alpini' per la "voce della solidarietà che si incarna in questo splendido progetto".

L'intesa, evidenzia la nota, è stata apprezzata dal ministro della Salute Giulia Grillo, che in un messaggio letto in sala lo ha definito un'efficace strumento di prevenzione e deterrente degli episodi deprecabili che colpiscono con frequenza crescente i professionisti della sanità.

Non sono mancati interventi dal mondo della politica. Fra gli altri quello del deputato Roberto Novelli, a ricordare l'avvio alla Camera dell'iter del progetto di legge per l'inserimento nel codice penale di un'aggravante che consenta l'inasprimento delle pene per chi compie atti contro i medici in servizio, e l'istituzione di un fondo per l'acquisto di sistemi di sorveglianza.