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Fisco, la Tasi slitta a settembre per i comuni in ritardo. Nel 37,5% dei casi è più cara dell’Imu

ECONOMIA
Fisco, la Tasi slitta a settembre per i comuni in ritardo. Nel 37,5% dei casi è più cara dell’Imu

Lo slittamento della Tasi ci sarà solo per i comuni che non adottano la delibera per scegliere l’aliquota entro il 23 maggio. Lo ha deciso il ministero dell’Economia dopo l’incontro con l’Anci di lunedì. Dunque il 16 giugno pagheranno solo i residenti nei comuni in cui l’aliquota è stata adottata, che finora sono circa il 10% del totale. Ad avanzare l’ipotesi del doppio regime, ossia far riscuotere l’imposta a giugno a quei Comuni che hanno gia’ deliberato le aliquote, e rinviare la scadenza a settembre per quelli che non l’hanno ancora stabilita, erano stati proprio i comuni. Ad oggi solo 1.000 comuni su 8.000 hanno preparato le delibere sulla Tassa sui servizi indivisibili. La norma per il rinvio potrebbe essere inserita in un decreto, di prossima approvazione da parte del Consiglio dei ministri, o si potrebbe decidere di varare un provvedimento ad hoc. I tempi, in ogni caso, sono stretti.

Imposta più alta dell’Imu - Secondo uno studio della Uil solo 832 comuni hanno deliberato le aliquote mentre soltanto 514 le hanno pubblicate sul sito del ministero dell’Economia. Il quadro che emerge è quello di “un ginepraio di aliquote e detrazioni diverse”: alla fine, infatti, stima il sindacato, si avranno sicuramente 8.092 applicazioni diverse della Tasi ma si rischia di avere oltre 75mila combinazioni differenti di applicazione dell’imposta. Oltre che aliquote differenziate tra prime case e altri immobili, si deve calcolare anche la variante delle detrazioni, avverte la Uil che calcola come l’impatto medio dell’imposta si aggirerà sui 240 euro con punte di 468 euro a Torino, 439 a Genova, 430 euro a Milano e 410 euro a Roma. A Bologna, per fare un esempio, ci sono ben 23 detrazioni diverse, in base alla rendita catastale dell’immobile, decrescenti con il crescere della rendita: si parte da 175 euro per gli immobili con rendita catastale fino a 327 euro fino ad arrivare a 5 euro per una casa con rendita catastale di 1.637 euro. Non solo. Con la Tasi, la Tari e le addizionali comunali si rischia, secondo il sindacato, di neutralizzare il bonus Irpef, o peggio, come nel caso dei pensionati esclusi dal bonus fiscale, “il rischio è di peggiorare ulteriormente la situazione economica, aumentando il carico fiscale complessivo”. Dalle prime proiezioni emerge che su 32 città capoluogo che hanno deliberato la Tasi, nel 37,5% di queste l’imposta è più alta dell’Imu pagata nel 2012. In media si pagherà, stima ancora la Uil, 240 euro a famiglia, a fronte dei 267 euro pagati nel 2012 con l’Imu ma con punte elevate. La Tasi, sottolinea il sindacato, penalizza i Comuni virtuosi con l’Imu, cioè quei Comuni, più di 5.600 dove risiedono oltre 9 milioni di contribuenti, che avevano scelto l’aliquota base del 4 per mille o come Mantova che aveva scelto un’aliquota minore rispetto a quella base (3 per mille).

Secondo un’indagine di Unimpresa i centri di assistenza fiscale sottolineano “l’alto rischio di errore”, nei versamenti, dovuto a difficoltà di calcolo, incertezza delle aliquote (non tutti i comuni hanno infatti deliberato in materia) e l’individuazione delle detrazioni previste per le prime abitazioni. Di conseguenza si rischia di provocare “una valanga di ricorsi sia da parte dei comuni che da dei proprietari di immobili’’. “Solo il 10% degli oltre 8mila enti locali italiani ha adottato le delibere sulla Tasi”. Secondo l’associazione l’aliquota per la prima abitazione verrà portata al tetto massimo dal 2,5 per mille al 3,3 per mille. I tributaristi chiedono, in una lettera inviata al ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, il rinvio del pagamento della prima rata della tassa. In alternativa si potrebbe prevedere come acconto, il 50% delle somme incassate dai Comuni per i servizi indivisibili già inserite nel versamento della Tares. Il rischio costi e contenziosi viene sottolineata dai professionisti. Per i consumatori si sta determinando una “situazione intollerabile” che potrebbe spingere gli utenti a “non pagare le tasse con danni pesantissimi per il Fisco”. Sulla Tasi, secondo il Codacons, “regna ancora troppa incertezza e la circostanza secondo cui solo pochi comuni hanno deliberato l’aliquota, potrebbe creare evidenti disparita’ di trattamento tra contribuenti, con date di pagamento differenziate a seconda dei comuni di residenza”.

Ma cos’è la Tasi? E’ la tassa sui servizi indivisibili, che insieme alla Tari (la tassa sui rifiuti) sostituisce l’Imposta municipale unica sulle abitazioni principali. Viene calcolata sulla base imponibile della rendita catastale e dev’essere pagata anche dagli affittuari, in una quota variabile tra il 10% e il 30%, a seconda di quanto stabilito dal comune. Ha un’aliquota base dell’1 per mille, che potra’ essere elevata fino al 3,3 per mille. Il gettito generato dalla Tasi deve andare al finanziamento dei servizi comunali rivolti all’intera collettivita’. Il pagamento deve essere effettuato dai contribuenti attraverso l’autoliquidazione, utilizzando il modello F24 o il bollettino di conto corrente postale. Tasi, Tari e Imu insieme compongono la Iuc (Imposta unica comunale), nata con la legge finanziaria del 2013, che si basa su due presupposti: uno costituito dal possesso di immobili e collegato alla loro natura e valore (Imu), che non colpisce le abitazioni principali; l’altro collegato all’erogazione e alla fruizione di servizi comunali (Tasi e Tari). Attualmente la scadenza per il pagamento del tributo può essere stabilita dal comune, con due pagamenti semestrali (16 giugno e 16 dicembre) o in un’unica soluzione (entro il 16 giugno). La decisione sulle variazioni delle aliquote dovrebbe essere stabilita, da parte dei comuni, entro il 23 maggio. Tuttavia sono molti gli enti locali che non hanno ancora deliberato le aliquote a causa delle elezioni del 25 maggio (quando 3.900 enti locali dovranno votare il nuovo sindaco).Senza le delibere dei comuni non possono essere fatti i bollettini precompilati, quindi i contribuenti dovrebbero provvedere da soli, o meglio con l’aiuto dei Caf che hanno già lanciato l’allarme. Per centri di assistenza fiscale, infatti, è impossibile gestire la mole di lavoro che saranno chiamati a svolgere, in pochissimi giorni. Da qui nasce l’esigenza di spostare il termine del 16 giugno; richiesta che ha portato governo e comuni ad aprire un confronto.

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