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Saraceno, scampato pericolo in Scozia ma rally mercati durerà poco

no ottimismo per futuro, colossale fallimento politica economica Ue e Londra

ECONOMIA
Saraceno, scampato pericolo in Scozia ma rally mercati durerà poco

Francesco Saraceno

La vittoria del no al referendum sull'indipendenza della Scozia "è uno scampato pericolo ma non comporta ottimismo per il futuro". A sottolinearlo all'Adnkronos è l'economista Francesco Saraceno, docente di macroeconomia a Sciences Po a Parigi e alla Luiss di Roma.

"Sicuramente il risultato della consultazione è stata una buona notizia per i mercati - ha osservato - perchè la vittoria del sì avrebbe aperto un periodo di grande incertezza. Invece si è votato per lo status quo rassicurante, ma non credo che il rally dei mercati durerà molto". E questo perché adesso di pone "un grande punto interrogativo" per un nuovo assetto nei rapporti tra la Scozia e il governo centrale, alla luce delle promesse del premier David Cameron per una forte devolution fiscale. Operazione questa che "nel medio periodo impoverirà la Gran Bretagna", portando a due possibili scenari: un maggiore avvicinamento di Londra all'Europa o l'acuirsi dello scontro.

Certo è, rileva l'economista, "che le politiche marcatamente restrittive hanno rafforzato le spinte secessionistiche" e questo vale per la Gran Bretagna e per il resto d'Europa, alle prese con la disaffezione dei suoi cittadini. "Assistiamo al colossale fallimento delle politiche economiche del Regno Unito e della Ue, con un'Europa che oggi è più povera di quanto non lo fosse nel 2008. E la disaffezione dei cittadini per la politica economica non può che rafforzare i localismi".

L'unica ricetta per affrontare questo diffuso malessere sono serie politiche di "investimenti pubblici che facciano da volano a quelli privati", sottolinea Saraceno. E questa necessità "era evidente da subito, ma nell'Ue ha prevalso l'accecamento ideologico per le riforme a qualunque prezzo con costi sociali elevatissimi".

Alla luce di ciò, secondo l'economista, il piano di Juncker per 300 mld investimenti in 3 anni non basta. "Noccioline", lo definisce. "Serve un piano pari al 2% del pil Ue l'anno, circa 600 mld - insiste - e se questo non si può fare, allora un'avanguardia di paesi dovrebbe mettersi d'accordo e mettere in minoranza la Germania di Angela Merkel, dicendo che ogni decimale di deficit sopra il 3% andrà a investimenti per tornare a crescere".

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