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Fitch: bad bank più vicina, maggiori benefici per piccoli istituti

ECONOMIA
Fitch: bad bank più vicina, maggiori benefici per piccoli istituti

L'ipotesi di creare una bad bank per i crediti deteriorati delle banche può essere "positiva" per gli istituti più piccoli, "ma solo se i prestiti trasferiti sono di entità tale da ridare ossigeno ai bilanci e dunque liberare risorse per sostenere la crescita economica". E' quanto afferma l'agenzia di rating Fitch in una nota sull'Italia, rilevando che il paese "è determinato" a creare uno strumento per smaltire le sofferenze bancarie.

"Le autorità italiane stanno esaminando le modalità per risanare i bilanci degli istituti e, alle luce delle nuove misure adesso prese in considerazione, le possibilità di successo sono in aumento". Le probabilità di una bad bank "oggi sono più elevate di prima - insiste - sia grazie all'incoraggiamento del Fmi e che alla capacità di ridurne i costi".

Nel ricordare che a fine 2014 le sofferenze lorde sono state pari a 197 mld, Fitch rileva che se a queste uniamo le sue stime sugli accantonamenti e i crediti ristrutturati pari a 140 mld, il totale dei prestiti deteriorati ha raggiunto il 17% dei prestiti complessivi alla fine dello scorso anno.

"Lo Stato - chiarisce ancora l'agenzia Usa - non può impegnarsi con grandi risorse per la bad bank ma può sostenerla con altre misure come l'estensione di garanzie pubbliche aggiuntive, per esempio sui portafogli cartolarizzati dei crediti deteriorati purchè non si violino le norme Ue sugli aiuti di stato".

Altre ipotesi, si suggerisce, potrebbero prevedere l'accelerazione di metodi di write-off per soddisfare gli standard internazionali, miglioramenti del regime di insolvenza, la standardizzazione delle linee guida per le ristrutturazioni e l'accelerazione degli accordi extragiudiziali per semplificare le procedure fallimentari.

Per Fitch inoltre istituti più grandi, nella fattispecie Intesa Sanpaolo e UniCredit non hanno urgenza di una bad bank. Tutt'altra storia per le banche più piccole che, con un ammontare di sofferenze pari a 81 mld a fine 2014, le quali unite a crediti ristrutturati e accantonamenti ammontano al 5% del pil italiano, sono quelle che "guadagnerebbero di più" da una soluzione di questo tipo.

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