Fisco, Lef: "In Italia l'Irpef pesa il doppio rispetto a Francia Gb e Usa"

I contribuenti italiani pagano una Irpef doppia rispetto a quella francese, inglese e Usa per i redditi compresi tra 20.000 e 50.000 euro. E' quanto emerge da uno studio di Lef - Associazione per la legalità e l'equità fiscale diffuso dall'Adnkronos, che mette a confronto l'Irpef di Francia, Italia, Spagna, Regno Unito e Usa. Dall'analisi emerge che la nostra Irpef è particolarmente pesante nella fascia compresa tra 20.000 e 50.000 euro.

Nel dettaglio un contribuente singolo con un reddito di 30.000 euro in Italia paga 7.400 euro di Irpef contro 3.300 in Francia, 3.100 nel Regno Unito e 3.300 negli Usa. Il paese che più si avvicina all'Italia è la Spagna dove si paga 6.700 euro. La situazione è simile se si considera un reddito di 40.000 euro. A fronte di 11.900 euro del contribuente italiano in Francia si paga 6.300 euro, nel Regno Unito 5.100, negli Usa 5.000 e in Spagna 10.400 euro.

Il confronto diventa ancora più impietoso se prende in considerazione una coppia con tre figli. Per un reddito di 30.000 euro a fronte di una Irpef di 4.600 euro in Italia in Francia si paga zero, in Usa si ha diritto a un sussidio di 530 euro, mentre in Spagna e Regno Unito si paga rispettivamente 3.900 e 2.900 euro. Differenze marcate anche per un reddito di 40.000 euro: a fronte di 9.200 euro in Italia si paga 174 euro in Francia, 970 in Usa, 4.900 nel Regno Unito e 7.200 in Spagna.

Gobba tra 30.000 e 40.000 euro. Dallo studio di Lef emerge che i contribuenti italiani con reddito tra i 20.000 e i 50.000 euro sono più penalizzati rispetto a quelli degli altri paesi considerati. In particolare la nostra curva delle aliquote medie presenta una gobba tra i 30.000 e i 50.000 euro rispetto all’andamento delle altre (con una differenza da tre punti percentuali a oltre quindici) ed ha un andamento particolarmente inclinato verso l’alto fino ai 50.000 euro. Andamento che poi si smorza per i redditi superiori a tale importo.

No tax area. I redditi fino a 10.000 euro sono protetti in tutti i paesi ad eccezione di Italia e Spagna. Nel nostro paese si registrano eccezioni e incongruenze determinate in particolare dalle addizionali regionali e comunali che in alcune regioni e comuni si pagano anche per i redditi più bassi. Sono comunque esclusi pensionati e lavoratori dipendenti. A rendere meno lineare la nostra Irpef contribuisce anche il bonus di 80 euro concesso a partire dallo scorso anno: in pratica tale bonus concesso a partire da 8.000 euro annulla le addizionali e genera un residuo trasferito al contribuente con la conseguenza che un contribuente lavoratore dipendente con 5.000 euro non paga imposta quello con 10.000 euro non solo non paga nulla, ma riceve anche un sostegno attraverso l’imposta negativa.

Giungla detrazioni e deduzioni. L’Irpef i taliana oltre ad essere gravata da aliquote più alte rispetto agli altri paesi considerati è caratterizzata da un groviglio di regole che non ha eguali in nessun realtà economica simile alla nostra con oltre sessanta detrazioni, deduzioni e crediti, con la particolarità delle detrazioni decrescenti al crescere del reddito e con ben 5 tipologie di oneri detraibili (19%, 22%, 36%, 41% e 55%). Inoltre nel corso degli anni vi è stata un’uscita dalla progressività di importanti componenti di reddito che contribuivano alla formazione della base imponibile e su cui ora si applica un’aliquota fissa a titolo d’imposta (i redditi da capitale, la cedolare secca sugli affitti degli immobili concessi in locazione, la fiscalità di vantaggio per i contribuenti minimi, ecc.). Non sono più imponibili anche gran parte degli immobili residenziali non locati.

Gli studi di settore, inoltre, offrono la possibilità ai redditi di lavoro autonomo e d’impresa di eludere in parte la progressività dell’Irpef perché il contribuente può limitarsi a dichiarare l’ammontare dei ricavi (e quindi del reddito) congruente, omettendo di denunciare gli importi che vanno oltre tale ammontare. Si è verificato, pertanto, spiega Lef, “una specie di si salvi chi può” in quanto per sfuggire l’elevata pressione dell’Irpef, ogni settore economico, ogni categoria professionale, ogni tipologia di contribuente ha richiesto ed ottenuto dal parlamento e dal governo ogni sorta di agevolazione, trasformando e snaturando completamente l’imposta.

Riforma urgente. Il confronto con gli altri paesi, ad avviso di Lef, evidenzia, quindi, la necessità e l’urgenza di avviare anche modifiche per ridurre il carico fiscale che grava sulle famiglie e suggerisce anche alcuni modelli di riferimento per possibili interventi: quello del Regno Unito (trasferimenti economici diretti); quello Usa (più tabelle delle aliquote) e quello francese (quoziente familiare). Senza entrare nel merito della scelta del modello da seguire "si ritiene utile precisare che il modello inglese per la sua semplicità e linearità sembra quello più praticabile dal punto di vista teorico: fisco semplice con poche regole e struttura di assistenza appositamente dedicata".

Nel dettaglio Lef propone un intervento che preveda la riduzione delle aliquote per i redditi medi e bassi (fino a 50.000 euro); la drastica riduzione delle deduzioni, detrazioni e crediti; eliminazione delle detrazioni decrescenti al crescere del reddito; la razionalizzazione ed omogeneizzazione della imposta dovuta dai redditi più bassi; il sostegno alle famiglie e ai redditi più bassi con trasferimenti diretti in denaro (o inalternativa impiego di più tabelle delle aliquote, modello Usa, o di un qualcosa di analogo al quoziente familiare francese). Dalla comparazione emerge chiara la necessità di impiegare risorse economiche da subito per ridurre e riformare l’Irpef anche perché ci vorranno più anni per andare a regime.

Redditi più bassi. La volontà del legislatore italiano di aiutare i redditi più bassi ha prodotto -spiega Lef- un "susseguirsi convulso e, a volte caotico, di continue variazioni normative ha provocato una situazione che presenta molte incongruenze non solo dal punto di vista tecnico, ma anche dell’equità. Così una misura, sicuramente necessaria e giusta, come quella della concessione del bonus (credito d’imposta) di 80 euro ai lavoratori dipendenti fra 8.000 euro e 26.000 euro di reddito, ha provocato degli effetti secondari che sarebbe opportuno correggere. In particolare si verifica che sotto gli 8.000 euro l’imposta è zero e sopra è negativa con trasferimento di denaro al contribuente ovvero l’aliquota applicata da zero diviene negativa (regressività dell’imposta) e ciò non è conforme con il dettato costituzionale che prevede la progressività.

A questa anomalia si aggiunge l’altra (ormai storica e presente solo nella nostra Irpef) delle detrazioni decrescenti che all’aumentare del reddito originano aliquote marginali più elevate di quelle dello scaglione. Sarebbe anche opportuno uniformare, a livello nazionale, ad un minimo di reddito al di sotto del quale l’imposta non è dovuta, anche le addizionali dando copertura completa a tutti i contribuenti almeno fino a 5.000 euro di reddito. Da ultimo anche l’importo diverso per tipologia di contribuente delle detrazioni decrescenti al crescere del reddito andrebbe uniformato con una base uguale per tutti e una maggiorazione specifica concessa al lavoro dipendente come spese per la produzione del reddito e ai pensionati come sostegno alla loro condizione.

Nella tabella che segue riportiamo reddito e relativa imposta pagata da un contribuente singolo senza carichi di familgia nei 5 paesi considerati. Gli importi sono in euro.

CONTRIBUENTE SINGOLO

Reddito...Francia....Italia....Spagna....Regno Unito...Usa

5.000............0...........0.............0.............0.............0

10.000 ........43.......-327.......1.195..............0.......... 497

20.000.....1.443......2.765.......3.781.......1.107.......1.836

30.000.....3.361......7.479.......6.773.......3.107........3.336

40.000.....6.361.....11.894.....10.466......5.107........5.009

50.000.....9.361.....16.309.....14.461......7.107.......7.509

60.000....12.361.....20.694.....18.920......9.537.....10.009

75.000....17.218.....27.223.....25.967.....15.537.....13.759

100.000...27.468.....38.606.....37.712.....25.537.....20.425

150.000...47.968.....61.371.....62.102.....45.537.....34.412

200.000...70.390.....84.136.....87.842.....71.324.....49.752

300.000...115.390...129.666...140.822...116.087...82.723

Nella tabella che segue riportiamo reddito e relativa imposta pagata da una coppia con tre figli nei 5 paesi considerati. Gli importi sono in euro.

CONTRIBUENTE COPPIA CON TRE FIGLI

Reddito......Francia..........Italia..........Spagna.....Regno Unito.......Usa

5.000..................0...............0..................0.................0........-2.703

10.000................0...........-837..................0................0.........-2.703

20.000................0...........-319...............962............895.........-1.709

30.000................0..........4.623............3.895.........2.895............-530

40.000.............174........ 9.266.............7.248.........4.895............970

50.000...........1.574.......14.082...........11.243.........6.895.........2.470

60.000...........2.974.......18.867............15.365........9.325........3.970

75.000...........5.190.......25.997............22.509.......15.325........6.220

100.000........12.690......38.036.............34.254.......25.325......12.315

150.000........28.404.......61.371............58.542.......45.325......30.511

200.000........48.904.......84.136............84.180.......71.112......44.511

300.000........89.904......129.666.........137.160......115.875......77.292