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Crac banche, economisti assolvono Bankitalia: "Applicare regole che ci sono"

L'analisi di Resti (Bocconi), Pellegrini (Luiss), Tutino (Sapienza) e Vaciago (Cattolica)

ECONOMIA
Crac banche, economisti assolvono Bankitalia: Applicare regole che ci sono

Assoluzione piena, o quasi, per Bankitalia e Consob. Qualche dubbio sull'efficacia del decreto 'salva banche'. E la convinzione che non servano nuove regole per tutelare il risparmio. E che, piuttosto, vadano applicate correttamente quelle che ci sono. È, in sintesi, il risultato di un'indagine dell'Adnkronos che sulle conseguenze del salvataggio di Banca Marche, Banca Etruria, CariFerrara e CariChieti ha sondato quattro docenti, tutti esperti del settore bancario e finanziario, di quattro tra le principali università italiane: Bocconi, Luiss, Cattolica e La Sapienza.

Alla prima domanda, 'Riscontra carenze nell'attività di vigilanza di Bankitalia e Consob?', le risposte sono tutte in linea. Andrea Resti (Bocconi) guarda alle "tante persone che in queste istituzioni lavorano in prima linea con professionalità e correttezza". Franco Tutino (La Sapienza) ricorda "le ispezioni da cui sono scaturite sanzioni ai vertici delle banche e lo stato di amministrazione straordinaria delle stesse". Più articolata l'analisi di Mirella Pellegrini (Luiss) , che si chiede "perché non si sia seguito lo stesso iter procedimentale praticato solo qualche mese fa per il caso Tercas". Ovvero, aggirando lo stop arrivato dalla Ue all'impiego del Fondo interbancario di garanzia.

La seconda domanda, "Il Governo e' intervenuto correttamente con il decreto 'salva banche?', solleva qualche dubbio in più. Il provvedimento "è poco convincente nel suo tentativo di legittimare un’operazione che si presta a critiche molteplici, anche sotto il profilo costituzionale", osserva Pellegrini. Resti guarda anche ai "costi elevati a carico del sistema bancario, che in qualche modo dovranno essere recuperati a spese dei propri clienti o dei propri azionisti". L'intervento è stato invece "corretto, considerando la non percorribilità di altre soluzioni a causa dei vincoli posti dalla regolamentazione e dall'interpretazione che ne ha data la Commissione Europea", secondo Tutino.

In questo scenario, terza domanda, 'Serve una riforma che assicuri più trasparenza nel rapporto banca-clienti? Tutino non ha dubbi: "Non e' necessaria alcuna riforma dell'impianto regolamentare che, se rispettato, e' idoneo a tutelare i risparmiatori". D'accordo anche Resti. In Italia, osserva, "spesso la riforma più rivoluzionaria è applicare con decisione le regole esistenti. Ho il sospetto che anche in questo caso possa essere - almeno in parte - vero". Le regole in materia di trasparenza, fa notare Pellegrini, "ci sono, sono molteplici (anche troppe) e riguardano vari profili ma non hanno impedito di porre in essere comportamenti inadeguati. Il problema resta quello della mancanza di cultura finanziaria, della correttezza comportamentale e del moral hazard".

Preferisce una valutazione sintetica, che guarda soprattutto alle polemiche che sono seguite al salvataggio delle quattro banche, Giacomo Vaciago (Cattolica) . "Anni fa, le nostre banche piazzarono un mare di carta straccia argentina (con danni maggiori di quelli dei subordinati odierni) e nessuno di quanti oggi urlano se ne occupo' neppure 5 minuti. Che tristezza".

Riscontra carenze nell'attività di vigilanza di Bankitalia e Consob?

Mirella Pellegrini (Luiss) - Su un piano giuridico formale può dirsi che non vi è alcuna forma di responsabilità della Banca d’Italia. C’è da chiedersi, tuttavia, perché non è seguito lo stesso iter procedimentale praticato solo qualche mese fa per il caso Tercas, rifiutando - in sede europea - l’interpretazione che la Commissione dava alla nozione di ‘aiuti di Stato all’ intervento del Fondo interbancario di garanzia. Inoltre, qualcosa in più forse si sarebbe potuto fare (ma col senno di poi...); come - ad esempio - adottare tempestivamente (di fronte a ispezioni di Bankitalia che hanno rilevato irregolarità di gestione o perdite di patrimonio) misure volte ad impedire che la situazione degenerasse fino al punto di rendere necessaria l’attivazione delle procedure di amministrazione straordinaria.

Andrea Resti (Bocconi) - Tutto è migliorabile, e se ci sono state lentezze o indecisioni è importante analizzarle affinché non accadano più. Ma non dimentichiamo le tante persone che in queste istituzioni lavorano in prima linea con professionalità e correttezza.

Franco Tutino (Sapienza) - Alla luce delle evidenze fin qui disponibili non riscontro alcuna carenza. In particolare, Banca d'Italia ha effettuato ispezioni da cui sono scaturite sanzioni ai vertici delle banche e lo stato di amministrazione straordinaria delle stesse.

Il Governo e' intervenuto correttamente con il decreto 'salva banche?

Andrea Resti (Bocconi) - Il governo si è mosso su un crinale molto stretto ed è riuscito a limitare i danni per i depositanti, gli obbligazionisti non subordinati, i lavoratori e le imprese finanziate da quelle banche. Ponendo tuttavia costi elevati a carico del sistema bancario, che in qualche modo dovrà recuperarli a spese dei propri clienti o dei propri azionisti.

Franco Tutino (Sapienza) - Il Governo e l'unita' di crisi di Banca d'Italia sono intervenuti correttamente considerando la non percorribilità di altre soluzioni a causa dei vincoli posti dalla regolamentazione e dall'interpretazione che ne ha data la Commissione Europea.

Mirella Pellegrini (Luiss) - Il Dl 183 e' poco convincente nel suo tentativo di legittimare un’operazione che si presta a critiche molteplici, anche sotto il profilo costituzionale. E’ vero che così sono stati salvati i depositanti (titolari di conti anche d’importo superiore ai 100 mila euro), ma l'azzeramento delle azioni e dei prestiti subordinati è stato disposto in una logica che, oltre ad essere disancorata dai principi di diritto societario, penalizza comunque i risparmiatori esposti alle intemperie di poco scrupolosi esponenti bancari che, violando note regole di condotta, hanno spesso approfittato della loro limitata conoscenza (i.e. della rischiosità di taluni investimenti).

Serve una riforma che assicuri più trasparenza nel rapporto banca-clienti?

Franco Tutino (Sapienza) - Non e' necessaria alcuna riforma dell'impianto regolamentare che, se rispettato, e' idoneo a tutelare i risparmiatori.

Mirella Pellegrini (Luiss) - Le regole in materia di trasparenza ci sono, sono molteplici (anche troppe) e riguardano vari profili ma non hanno impedito di porre in essere comportamenti inadeguati. Il problema resta quello della mancanza di cultura finanziaria, della correttezza comportamentale e del moral hazard.

Andrea Resti (Bocconi) - In Italia spesso la riforma più rivoluzionaria è applicare con decisione le regole esistenti. Ho il sospetto che anche in questo caso possa essere - almeno in parte - vero.

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