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Cresce divario fra ricchi e poveri, nelle mani dell'1% dei 'Paperoni' la metà della ricchezza

ECONOMIA
Cresce divario fra ricchi e poveri, nelle mani dell'1% dei 'Paperoni' la metà della ricchezza /Video

(Foto Fotogramma)

Cresciuto drammaticamente negli ultimi 12 mesi il divario tra i più ricchi e il resto del mondo. Tanto che nel 2015 l’1% della popolazione mondiale ha posseduto più del restante 99%, nonostante i leader mondiali abbiano dichiarato in più occasioni la necessità di contrastare la disuguaglianza. Nel mondo oggi sono 62 i super-ricchi nelle cui mani c'è l'equivalente della stessa ricchezza di metà della popolazione più povera, mentre solo 6 anni fa erano 388. Il quadro emerge dal rapporto "Un’economia per l’1%" diffuso oggi da Oxfam, alla vigilia del Forum economico mondiale di Davos.

Il dato, rileva l'associazione delle confederazioni internazionali nel mondo specializzata in aiuto umanitario e progetti di sviluppo, anticipa di un anno le previsioni fatte dagli analisti di Oxfam secondo cui lo scenario avrebbe dovuto verificarsi nel 2016. Il Report descrive un mondo dove la crescente disuguaglianza economica ha "impatti devastanti sulle persone meno abbienti" e rischia di "vanificare la lotta alla povertà globale".

Dal 2010, 3,6 miliardi di persone, la metà della popolazione mondiale, ha visto la propria quota di ricchezza ridursi di circa 1.000 miliardi di dollari: una contrazione del 41%, nonostante l’incremento demografico abbia registrato 400 milioni di nuovi nati nello stesso periodo. I 62 super-ricchi hanno invece registrato un incremento di oltre 500 miliardi di dollari, arrivando così ad un totale di 1.760 miliardi di dollari, in un contesto che continua a lasciare le donne in condizione di grave svantaggio (perfino tra i 62 super-ricchi solo 9 sono donne), è l'analisi di Oxfam.

Una situazione di disuguaglianza che si registra anche in Italia. I dati sulla distribuzione nazionale della ricchezza del 2015 evidenziano come l’1% più ricco degli italiani sia in possesso del 23,4% della ricchezza nazionale netta. Una quota, quella registrata in Italia da Oxfam, che, in valori assoluti è pari a 39 volte la ricchezza del 20% più povero dei nostri connazionali.

Significativo osservare anche come l’incremento della ricchezza dal 2000 al 2015 non si sia distribuito equamente: oltre la metà è andata a beneficio del 10% più ricco degli italiani. Per "non vanificare i progressi nella lotta alla povertà" conseguiti nell’ultimo quarto di secolo, Oxfam chiede quindi ai leader mondiali di "agire con urgenza contro l’aumento vertiginoso della disuguaglianza, partendo da un primo passo: la messa al bando dei paradisi fiscali".

Il continuo ricorrere da parte di super-ricchi e grandi multinazionali agli investimenti offshore, rileva l'organizzazione, "è infatti uno dei fattori che sottrae alle casse degli Stati risorse essenziali per la lotta alla povertà e alla disuguaglianza". "È inaccettabile -afferma Winnie Byanyima, direttrice di Oxfam International- che metà della popolazione più povera del mondo possieda meno ricchezza rispetto a poche decine di persone". "A Davos, quest’anno, chiederemo con forza a governi e grandi corporation di porre fine all’era dei paradisi fiscali " aggiunge. "Oggi -riferisce Byanyima- 188 delle 201 più grandi multinazionali sono presenti in almeno un paradiso fiscale, alimentando una disuguaglianza economica estrema che ostacola la lotta alla povertà".

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