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Tate, colf e badanti: più della metà lavorano in nero

ECONOMIA
Tate, colf e badanti: più della metà lavorano in nero

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Galassia tate, colf, badanti: il sommerso è la regola sulla scia di un tacito accordo tra datore di lavoro e lavoratore alimentato dalla mancanza di norme chiare e incentivi per regolare le prestazioni fisse o part-time per la cura dei bambini, anziani, disabili o semplicemente della casa. E l'incidenza del nero resta altissima, pari al 55% del lavoro totale.

"Il nero è un fenomeno congenito a queste prestazioni private, poco e difficilmente controllabili", sottolinea con l'Adnkronos Andrea Zini, vice presidente di Assindatcolf, l'associazione nazionale dei datori di lavoro domestici. "Colf, tate e badanti in nero sono oltre un milione, contro i circa 920mila registrati". La quota del sommerso viaggia quindi intorno al 55% del totale. Sempre alta ma in forte calo rispetto al 2001 quando era ben oltre l’80%. Il punto è che le famiglie grazie alle operazioni culturali e ad una diversa sensibilità civica oggi iniziano ad avere un approccio diverso.

In ogni caso il sommerso resta alto, distorce il mercato e logora l'economia, spinto "dall'interesse contrapposto ma univoco tra lavoratore e datore di lavoro". Ecco perché per contrastarlo e favorire l'emersione "la prima arma da attivare è la deduzione del costo del lavoro, come accade nel resto d'Europa - sottolinea Zini - Se si deducesse il costo del lavoro, il datore non ricorrerebbe al nero perché ovviamente godrebbe dei benefici legati al minor costo della prestazione e non si esporrebbe ai costi altissimi di una denuncia". Da qui la richiesta dell'associazione di "inserire nella prossima legge di Stabilità la deducibilità del lavoro domestico". Una misura necessaria per un mercato che non conosce crisi: dati alla mano, sono oltre 2mln le famiglie che si avvalgono dei collaboratori domestici per una spesa complessiva di 19,3 miliardi, un valore che negli ultimi quindici anni è cresciuto del 22%. Inoltre secondo i dati Inps, in Italia nel 2014 i collaboratori domestici erano per il 46% di un’altra nazionalità europea, per il 31% provenienti da paesi terzi.

Allargando lo scenario al resto d'Europa, i dati ufficiali della Commissione Ue del 2012 parlano di 2,6 mln di collaboratori domestici con contratti regolari, l'89% donne. Tra questi il 27% in Italia, seguita dalla Spagna (25%) e dalla Francia (23%). Ma si tratta, anche in questo caso, di dati assolutamente parziali. Non tengono conto infatti dell'esercito dei lavoratori in nero, i lavoratori "invisibili" li ha definiti il Parlamento europeo, perché non sono destinatari di un contratto regolarmente registrato e svolgono lavori informali, senza benefit di sicurezza sociale e senza assistenza sanitaria. Finiscono così a far parte dell'economia sommersa, ignota al fisco e alla previdenza. In Europa e in Italia.

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