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Cassazione: possibile compensare il debito Irpef con il credito del coniuge incapiente

ECONOMIA
Cassazione: possibile compensare il debito Irpef con il credito del coniuge incapiente

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Nella dichiarazione congiunta è possibile compensare il debito Irpef con il credito del coniuge non a carico anche quando tale credito risulta inutilizzabile dal coniuge in quanto incapiente. Lo ha stabilito una sentenza della Cassazione riportata dal sito Fiscoequo.it che ha ribaltato la decisione della Commissione tributaria regionale. Si tratta di una pronuncia di non poco conto se si pensa agli effetti che potrà avere se il principio dovesse essere confermato e accettato dall'Agenzia delle Entrate. In ballo c'è una parte dell'ammontare di deduzioni e detrazioni non godute per incapienza stimato in circa 10 miliardi.

Negli ultimi anni, anche a causa della crisi economica che ha determinato un impoverimento generale, il problema di quanti non riescono in tutto o in parte ad usufruire delle detrazioni/deduzioni spettanti per incapienza ha assunto dimensioni via via crescenti. Tra questi soggetti c’è un particolare sottogruppo, formato dai coniugi non a carico che non posseggono redditi elevati, in genere pensioni e/o immobili. Questi in particolare lamentano il fatto di non potere detrarre/dedurre oneri, ad esempio le spese mediche, dall’imposta dovuta dal coniuge dichiarando congiuntamente.

E proprio in soccorso dei coniugi non a carico con spese detraibili o deducibili non utilizzabili per mancanza d'imposta da azzerare arriva la Cassazione che con la sentenza depositata il 29 aprile scorso ribalta di fatto una interpretazione consolidata che finora escludeva tale possibilità di compensazione.

La sentenza al punto 3 dei “motivi della decisione” afferma: “Dal sistema esposto, si evince che la unificazione delle posizioni dei coniugi si verifica esclusivamente sul piano della imposizione fiscale complessiva, ed unicamente con riferimento alle componenti che consentono la riduzione della stessa, come detrazioni, ritenute, crediti d’imposta, che, originariamente propri di ciascun coniuge, vengono in tal modo applicate non già alle singole posizioni, ma sull’ammontare complessivo delle imposte calcolate sui redditi dei dichiaranti. Ha pertanto errato la Ctr (Commissione Tributaria) nel ritenere illegittima la compensazione tra il debito Irpef e il credito Irpef del coniuge”.

"Per quanto riguarda le ritenute e i crediti la sentenza -spiega Fiescoequo.it- è in linea con i principi generali della nostra Irpef in quanto imposta individuale. Poiché, nel caso di ritenute e crediti, si tratta di importi vantati nei confronti dell’erario da uno o dall’altro dei coniugi e come tali possono essere messi in comune nell’ambito del dare/avere della coppia. Quello che mette in crisi l’impianto normativo dell’Irpef è l’aver inserito insieme alle ritenute e i crediti anche le detrazioni. Come imposta personale l’Irpef si determina sui redditi dell’individuo, al netto delle deduzioni". L’imposta si calcola sulla base degli scaglioni di reddito applicando le aliquote previste, e da questa si scomputano le detrazioni d’imposta, anch’esse personali, in quanto legate strettamente alla condizione dell’individuo (tipo di lavoro, soggetti a suo carico fiscale, spese da lui sostenute). Le detrazioni così come sono definite nella legge azzerano l’imposta e non originano, pertanto credito.

Di certo la sentenza, osserva Fiscoequo.it, "apre uno scenario interpretativo completamente nuovo nelle modalità di fare la dichiarazione Irpef congiunta. In prima battuta quello che non si capisce è perché insieme alle detrazioni, alle ritenute e ai crediti non sono state considerate anche le deduzioni dall’imponibile che hanno natura analoga alle detrazioni tanto che originariamente gran parte degli attuali oneri detraibili erano oneri deducibili. Nei fatti la sentenza rischia di generare ulteriore confusione su un'imposta la cui complessità normativa non ha ormai più limiti. E potrebbe creare disorientamento e false aspettative tra i contribuenti, soprattutto tra quelli più deboli. Forse sarebbe stato più opportuno nella sentenza dare maggiori spiegazioni del perché sono state inserite anche le detrazioni nel cumulo delle imposte dovute dai coniugi. Letta così -conclude Fiscoequo.it- a qualcuno potrebbe venire il sospetto che sia una svista dei giudici".

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