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Confagricoltura, oltre 1 mln di lavoratori nei campi

ECONOMIA
Confagricoltura, oltre 1 mln di lavoratori nei campi

L’occupazione dipendente del settore primario rappresenta una quota importante del mercato del lavoro, con oltre un milione di lavoratori impiegati nei campi, di questi la stragrande maggioranza, 903 mila, sono a tempo determinato, per lo più stagionali, 105 mila assunti a tempo indeterminato e 35.500 impiegati. E’ quanto rileva la Confagricoltura in occasione dell’evento Academy 2016 “Impresa e lavoro in agricoltura”. I giovani rappresentano una fetta importante, oltre la metà ha meno di 45 anni e, il 33%, ha meno di 34 anni. Gli ultra65enni sono appena il 2%.

A lavorare nei campi sono oltre un milione di persone, il 14,6%, pari a 147.326 sono immigrati regolari. Quanto ai tassi di irregolarità, rilevati in agricoltura, appaiono in linea con la media complessiva dell’economia italiana, al pari di altri settori, intorno al 15%.

L’occupazione in agricoltura merita dunque massima considerazione all’interno del contesto economico e sociale del nostro Paese e pari dignità rispetto mercato del lavoro degli altri settori produttivi. Si va verso un’agricoltura più professionale, moderna e strutturata, in grado di assicurare occupazione più stabile e di qualità. Occorre favorire questo percorso, anche perché le imprese più strutturate sono quelle in grado di assicurare un’occupazione più stabile e sicura, corredata spesso da offerte di welfare aziendale.

A questo proposito, suggerisce Confagricoltura, “per migliorare la qualità del lavoro in agricoltura occorre promuovere forme di stabilizzazione dell'occupazione, una maggiore flessibilità delle regole, la semplificazione degli adempimenti amministrativi, il contenimento del costo del lavoro ed il rafforzamento del ruolo della contrattazione collettiva, caratterizzata, in agricoltura, da un marcato decentramento, che ha già dato risultati positivi”.

Per combattere fenomeni distorsivi è necessaria inoltre “un’attività di vigilanza più mirata che cerchi di concentrare l’attenzione su quelle imprese agricole che operano in modo completamente o parzialmente sommerso, anziché sui ‘soliti noti’”.

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