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G20, il vertice delle '4 I' per sancire il ruolo globale della Cina

ECONOMIA
G20, il vertice delle '4 I' per sancire il ruolo globale della Cina /Fotogallery

Se le (costosissime) Olimpiadi nel 2008 erano state una plateale esibizione di capacità organizzativa, nelle intenzioni della dirigenza di Pechino il primo 'G20 cinese' - in calendario del 4 e 5 settembre prossimi a Hangzhou - sarà la definitiva affermazione del ruolo internazionale di un paese che aspira a diventare un modello per il XXI° secolo così come gli Stati Uniti lo sono stati nel XX°.

Sul piano economico globale Pechino - nonostante vanti il secondo Pil mondiale - fatica a far sentire la sua voce: le sue politiche sembrano soprattutto adattarsi a quelle che sono le dinamiche dei mercati e le politiche delle economie avanzate, piuttosto che influenzarle. Di qui l'enfasi per un coordinamento globale, sintetizzato nello slogan delle '4 I' scelto dai vertici di Pechino per il vertice di Hangzhou.

La Cina propone infatti al G20 di "Costruire un'economia mondiale innovativa, vitale, collegata e inclusiva" (in inglese 'innovative, invigorated, interconnected, inclusive'). E per un obiettivo tanto ambizioso nessuno sforzo può essere considerato sufficiente.

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Le cronache riportano la 'pianificazione' - come già alle Olimpiadi di Pechino o in occasione dei festeggiamenti per il 70mo anniversario della fine della Seconda Guerra Mondiale - di un cielo azzurro come sfondo per le cronache da Hangzhou: per raggiungere questo obiettivo per diversi giorni centinaia di fabbriche in cinque province circostanti fermeranno la loro produzione. In aggiunta, miliardi di yuan sono stati spesi per dotare di nuove infrastrutture la metropoli, 760 mila volontari - perloppiù anziani pensionati - sui sette milioni di abitanti di Hangzhou sono stati coinvolti in attività legate al G20 ma, per minimizzare gli eventuali 'incidenti', a tutti i residenti della metropoli è stata concessa una settimana di ferie extra.

Il tutto, fra controllo dei media, repressione delle voci critiche e protocolli di sicurezza mai visti (da settimane gli abitanti dei palazzi della zona circostante il summit sono stati 'deportati', mentre è vietato persino salire a bordo di un mezzo pubblico con liquidi che possano insospettire) che verosimilmente trasformeranno Hangzhou in una città fantasma nelle giornate di massima presenza della stampa estera.

A tanto impegno, come detto, corrispondono ambizioni altrettanto elevate. Da settimane la stampa di regime rilancia commenti e analisi volti a elogiare il 'modello cinese' come via d'uscita alla crisi di sviluppo in cui si è arenata l'economia mondiale. I titoli degli articoli - a iniziare da quelli dell'agenzia ufficiale Xinhua - illustrano bene queste ambizioni: 'G20 fondamentale per migliorare la governance economica globale', 'Forti speranze che il G20 possa rivitalizzare il commercio mondiale', 'Dal G20 grandi opportunità per la Cina e l'Europa di avviare un nuovo modello di crescita', e così via.

In realtà al di là degli obiettivi di fondo, il vertice di Hangzhou sarà particolarmente interessante per le occasioni di dialogo che offre in un momento quanto mai delicato. Con 10 presidenti, sette premier, un leader 'non meglio identificato' (per il Brasile, in piena crisi istituzionale) un principe saudita e ben due presidenti per l'Unione Europea (Tusk e Juncker), più un lungo elenco di leader di paesi 'non-G20', il summit permetterà una serie di confronti bilaterali quanto mai delicati.

Ad esempio, la terza (o ovviamente ultima) visita in Cina di Barack Obama cade nel mezzo di un irrigidimento con la Turchia su un doppio fronte, dallo scontro sul destino di Fethullah Gülen a quello sul ruolo dei curdi nella Siria settentrionale: di qui gli occhi puntati sull'incontro del 4 settembre con Erdogan, con uno spettatore d'eccezione, Vladimir Putin, che ad Hangzhou potrebbe portare avanti la costruzione di un fronte comune anti-Usa. Altro tema caldo, lo scontro fra Cina e Giappone per le isole contese Senkaku/Diaoyu, che potrebbe essere al centro di un mini-summit a margine del G20. Ma l'agenda non ufficiale del vertice includerà sicuramente anche una valutazione della Brexit, oltre al confronto su una nuova ripartizione delle quote di governance del Fondo Monetario Internazionale: in teoria la 15ma revisione quinquennale dovrebbe essere già partita ma il 'faticoso' destino della precedente, varata nel 2010 ma applicata solo nel 2015, non sembra promettere bene.

Per la Cina, che oggi detiene il 6,43% delle quote e punta al 'sorpasso' sul Giappone (6,50%), sarebbe la definitiva affermazione del suo ruolo internazionale. Dopo avere offerto nel 2012 43 miliardi di dollari per rafforzare le riserve del Fondo, Pechino si aspetta una riconoscimento ufficiale oltre al pur importante inserimento (a partire da ottobre 2016) del renminbi nel paniere delle valute di riserva dell'Fmi.

Dalla sua ha soprattutto i risultati raggiunti nella lotta alla povertà: dal 1981 la cina ha fatto uscire dalla povertà 728 milioni di persone, l'83% del totale mondiale. E' un tema caro ai paesi in via di sviluppo - come Laos o Senegal che saranno a Hangzhou per la prima volta invitati a un G20 - e che rafforzerà l'obiettivo, caro a Pechino, di mandare in pensione una volta per tutte i summit delle 'economie avanzate'. Come ha scritto la Xinhua l'agenda di questo vertice "non si preoccupa solo dei problemi del breve termine che interessavano il G7, ma guarda a quelli di lungo periodo" perché il G20 "non è più una semplice estensione del G7 ma diventerà il vero centro della governance economica globale".

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