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G20, tra crisi scambi e shopping estero Cina si prepara a boom 2016

Analisti e docenti, investimenti ancora limitati in Italia, margini per crescere ancora

ECONOMIA
G20, tra crisi scambi e shopping estero Cina si prepara a boom 2016

Aprirà presto a nuovi capitali esteri attraverso la fusione della Borsa di Shenzhen con quella di Hong Kong e tra due giorni ospiterà per la prima volta un G20. A un anno dal crollo delle Borse cinesi e dalla svalutazione-record dello Yuan per sostenere la sua economia, la Cina ha diminuito i suoi scambi commerciali ma ha aumentato visibilmente i suoi investimenti diretti nel mondo, in particolare in Europa. Secondo le stime del CeSif, centro studi per l'Impresa della Fondazione Italia Cina, ammontano a circa 20 miliardi di dollari gli investimenti della Cina in Europa nel 2015, un valore raddoppiato rispetto al 2014 quando erano stati 10,8 mld.

"Ma il vero anno boom sarà il 2016", spiega all'Adnkronos Alberto Rossi, analista del CeSif. Basti pensare che con i 43 miliardi di dollari spesi per la svizzera Syngenta, il Dragone ha firmato il suo 'deal' più grande di sempre. La strategia aggressiva sulle acquisizioni "è un cambio del modello economico che va nel senso di una maggior qualità, di una crescita - spiega Rossi - del proprio know how".

L'Italia, tra l'altro, solo considerando l'operazione ChemChina su Pirelli, acquisizione del valore di 7,4 mld, "rappresenta sicuramente il primo mercato in Europa a cui è stato destinato il flusso di denaro, anche se bisogna aspettare ancora un mese per avere i dati definitivi degli investimenti cinesi nel 2015". Ad ogni modo, "anche se è ancora lontana dall'aver risolto le contraddizioni che la riguardano, la Cina sta offrendo al resto del mondo un esempio di come si può affrontare un rallentamento strutturale della crescita", osserva Giancarlo Corò, direttore del centro Interdipartimentale 'Scuola Economia Lingue Imprenditorialità per gli Scambi Internazionali' dell'Università Ca' Foscari.

Il Pil della Cina nel 2015 è stato il più basso dal 1990 e continua a rallentare: nel 2016 resterà, secondo il Governo cinese, nel range 6,5%-7% e questo anche a causa del passaggio - riassume il rapporto Ice sull'Italia nell'economia internazionale - da un modello trainato dalle esportazioni e dagli investimenti fissi lordi a uno basato prevalentemente sui consumi interni. Oltre ai 43 miliardi spesi da ChemChina per il colosso della chimica agricola, nei primi sei mesi del 2016 la Cina ha acquisito decine di aziende tedesche, soprattutto high tech, tra cui Kuka, una delle più innovative dal punto di vista ingegneristico.

Non sono mancate, poi, le acquisizioni nel settore leisure e sport (in Italia le più recenti riguardano le squadre di serie A Inter e Milan), con il calcio entrato per la prima volta nei piani quinquennali del Governo. "Questo è un passaggio a una fase di maggior maturità dell'economia cinese", spiega sempre Corò. All'origine degli investimenti c'è l'"accumulo di surplus commerciale" dal parte della Cina.

"Il Paese - sottolinea il docente - ha viaggiato negli ultimi dieci anni sui circa 300-400 miliardi di dollari all'anno di surplus commerciale e quindi ha le risorse valutarie per farlo". In Italia, ad esempio, il deficit commerciale verso la Cina nel 2015 è stato di circa 17 mld. "Questo denaro non necessariamente rientra in Cina ma si trasforma in investimenti di natura finanziaria, con l'acquisto di azioni o buoni del Tesoro, oppure in investimenti diretti. Il più grande è stato concluso da ChemChina con Pirelli ma ci sono ancora ampi margini di investimento in Italia".

Dello stesso avviso è anche l'analista del CeSif. "Sicuramente - afferma Rossi - ci sono margini per cui possa crescere ancora in Italia e in Europa, e non c'è un settore che è emerso più degli altri: gli investimenti più grandi sono nel commercio e nelle costruzioni, ma anche i servizi finanziari stanno scalando posizioni".

Alla crescita degli investimenti diretti esteri - sono stati 128 i mld i flussi in uscita nel 2015 dalla Cina, che è terza dopo Usa e Giappone (dati Ice) - è corrisposto però "un rilevante rallentamento di import e export" cinesi che ha avuto come conseguenza "l'aumento degli squilibri nel commercio internazionale", sottolinea Corò. A luglio, ad esempio, l'export cinese è calato del 4,4% su base annua e l'import è andato ancora peggio (-12,5%). Questo, però, "rientra in una strategia economica che la Cina sta portando avanti con una consapevolezza e una capacità di governo che non è comune in altri Paesi".

Al G20, che tra i temi dell'agenda ha proprio la deglobalizzazione e il rilancio del commercio "si parlerà necessariamente anche di questo, perché è la prima volta dopo il 2008 che c'è una significativa contrazione del valore degli scambi internazionali in tutto il mondo".

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