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Pa, C. Conti: norme partecipate non ancora sufficienti per fare 'pulizia'

ECONOMIA
Pa, C. Conti: norme partecipate non ancora sufficienti per fare 'pulizia'

Maria Teresa Polito, componente della sezione di controllo Affari comunitari e internazionali della Corte dei Conti

"Le norme sono migliorative rispetto al punto di partenza ma non ancora sufficienti ad assicurare l'assetto da noi auspicato". Così Maria Teresa Polito, componente della sezione di controllo Affari comunitari e internazionali della Corte dei Conti, commenta con l'Adnkronos le norme contenute nel Testo unico sulle partecipate pubbliche a margine del seminario "I decreti Madia: quale futuro per le partecipate?" organizzato da Utilitalia.

"Governo e Parlamento hanno lavorato per migliorare il sistema del controllo semplificandolo - prosegue Polito - e per rafforzare il sistema della responsabilità da parte delle amministrazioni ma il decreto non prevede una condizione da noi posta: cioè di razionalizzare meglio il sistema partendo dalla verifica iniziale che l'ente locale avrebbe dovuto fare delle sue partecipate prima di costituirne altre".

Secondo il magistrato contabile questa premessa avrebbe dato "uno stimolo più forte agli enti locali a guardare in casa propria e a fare un po' di pulizia di società che hanno pochissimo personale o sono inutili, che costano e che hanno perdite per parecchie annualità e che quindi rispondono ai principi di razionalizzazione che il decreto mette in atto".

E' una vera e propria "sfida", sostiene, perché "abbiamo già dei piani di razionalizzazione che ci convincono poco, che stiamo rimandando indietro. Sappiamo che liquidare società inutili, su cui l'investimento dell'ente continua a esserci, è un'operazione difficile".

Infatti "la stessa vendita di una quota - spiega- significa anche, magari, liquidarla in un momento non favorevole e quindi acquisire altre predite che vengono ripianate con i soldi dei cittadini: è inevitabile". Per questo la Corte dei Conti chiede "un'azione più forte sul fronte della responsabilità". "Fino ad ora c'è stata, prevalentemente, l'azione sociale (civilistica) - argomenta Polito - e significa che l'amministratore, che è anche autore della 'mala gestio', dovrebbe segnalare al giudice civile di iniziare l'azione: i casi sono rarissimi, per non dire nulli".

L'azione del pm contabile, invece, "è obbligatoria: io necessariamente devo segnalare il danno erariale, in questo senso il testo è migliorato, ma non tantissimo". Le perplessità riguardano anche le società in house, che essendo state considerate una longa manus dell'amministrazione sono soggette alla giurisdizione della Corte dei Conti. Ma, secondo Polito, questo non basta perché nelle altre attività c'è sempre una quota pubblica. "Ho molte riserve - conclude - speriamo che si possa richiedere agli amministratori degli enti anche la cattiva gestione della quota sociale che è stata investita a livello pubblico".

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