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Almaviva, attesa per incontro al Mise: sul tavolo 2.500 licenziamenti

ECONOMIA
Almaviva, attesa per incontro al Mise: sul tavolo 2.500 licenziamenti

Immagine di repertorio (Fotogramma)

Da una parte l'apertura della procedura per il licenziamento di 2.511 lavoratori a fronte di conti che vanno male anche per la mancanza delle 'azioni stringenti', promesse prima della scorsa estate, dall'altra sindacati in rivolta che annunciano mobilitazione (uno sciopero già domani) e azioni legali. La vertenza Almaviva Contact, che domani sarà al centro di un tavolo al Mise cui prenderà parte il viceministro Teresa Bellanova, si presenta di difficile soluzione, con un operatore che aveva già annunciato (e poi ritirato a fine maggio) 3mila esuberi e che ora si prepara a chiudere i siti produttivi di Roma e Napoli. Anche per questo il caso arriva, sempre domani, in Parlamento con un'interrogazione annunciata da Sel e a cui è attesa risposta al question time alla Camera.

Il sindacato Slc Cgil di Roma e Lazio indice una giornata di sciopero con presidio unitario che si svolgerà "in concomitanza dell'incontro presso il Ministero dello Sviluppo Economico previsto per le ore 14.30".

Almaviva il 22 settembre scorso, in un incontro al Ministero dello Sviluppo economico, aveva già annunciato il deteriorarsi dei conti e il fatto che non fossero stati onorati gli impegni presi dalle stesse istituzioni, ad esempio, sullo stop alle gare al massimo ribasso: è questo infatti uno dei nodi strutturali più impegnativi per le aziende che perdono commesse e che hanno in Italia la propria forza lavoro.

Sotto accusa è stata di recente anche la Regione Lazio con la gara indetta per il servizio Recup, la prenotazione sanitaria telefonica: il prezzo a base d'asta al minuto, è stato denunciato, risultava inferiore al costo del lavoro previsto dal contratto nazionale. L'azienda nella sua ultima nota ha anche affermato di aver ricevuto "il rifiuto da parte delle Organizzazioni Sindacali di sottoscrivere lo specifico accordo sulla gestione di qualità e produttività individuale" che era presente negli impegni sottoscritti.

La riduzione di personale prevista da Amaviva è pari a 2.511 persone riferite alle sedi di Roma (1.666 persone) e Napoli (845 persone). Le perdite medie mensili dei due siti produttivi nel periodo successivo all’Accordo siglato lo scorso 31 maggio nonostante l’utilizzo di ammortizzatori sociali, sono pari a 1,2 milioni di euro su ricavi mensili pari a 2,3 milioni di euro, secondo quanto dichiarato il 5 ottobre scorso dalla società.

A questo punto non solo sindacati, ma anche forze politiche come Sel chiedono al governo di intervenire: la richiesta è non solo di convocare i vertici aziendali di Almaviva "per raggiungere un accordo di stabilizzazione della crisi occupazionale in corso", ma di mettere in campo "iniziative urgenti, anche di tipo normativo, per salvaguardare i livelli occupazionali e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori di Almaviva".

La versione di Almaviva Contact è respinta dai sindacati che polemizzano anche con la decisione di far svolgere in altre sedi le attività fin qui collocate a Roma. Alla Slc Cgil si fa osservare che "nella dichiarazione di esuberi l'azienda afferma la necessità di consolidare le attività, svolte fino a oggi nel sito di Roma presso altre sedi, semplicemente prendendo le commesse (Inps, Trenitalia, Eni) e facendo svolgere queste attività da un’altra parte. In queste ore comunica inoltre l’intenzione di inviare in trasferta dei lavoratori presso le sedi di Milano e Palermo con l’obiettivo di formare altri lavoratori in grado di poter svolgere le commesse oggi presenti nel sito di Roma", affermano Stefano Cardinali e Fabrizio Tola, segretari della Slc Cgil di Roma e Lazio.

Il sindacato chiede non solo l'intervento di governo e istituzioni ma anche quello dei committenti. "Chiediamo che vengano ascoltati i committenti per verificare se hanno autorizzato lo spostamento delle attività lavorative visto che fino a qualche settimana fa e anche nel corso della precedente trattativa al ministero dello Sviluppo Economico Almaviva ha sempre affermato che non era possibile spostare le commesse".

RAGGI - "A causa degli esuberi annunciati dalla società Almaviva, oltre 2.500 lavoratori in tutta Italia rischiano di perdere il posto, di cui 1.666 solo a Roma. Siamo al fianco di questi nostri concittadini e dei loro colleghi, e invitiamo il Governo a impegnarsi per una soluzione da proporre alle parti coinvolte". Lo scrive la sindaca di Roma, Virginia Raggi, in un post sul suo profilo facebook.

"Questo è il frutto della lunga stagione delle gare al massimo ribasso, che hanno penalizzato i lavoratori senza alcuna attenzione alla qualità dei servizi. - aggiunge Raggi - È giunto quindi il momento di affrontare la questione della condizione degli operatori dei call center".

"A tal fine potrebbe essere utile aprire la discussione sulla proposta di legge presentata dal Movimento 5 Stelle alla Camera, che tra l’altro prevede l’aumento dei controlli e maggiori tutele per i lavoratori. Servono azioni concrete e immediate. - conclude - Nessuno deve rimanere indietro!".

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