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Bianco e diamanti in anteprima mondiale per Oikos a Palazzo Cusani

ECONOMIA
Bianco e diamanti in anteprima mondiale per Oikos a Palazzo Cusani

Bianco e diamanti, in un'anteprima mondiale, per la rassegna White in the City di Oikos a Palazzo Cusani. Il palazzo nel cuore di Brera sede, per la Milano Design Week, della mostra White Icons curata da Giulio Cappellini, i nomi più importanti dell'architettura esprimono in questi giorni la loro visione del bianco con interpretazioni originali del White on White.

Nello spazio curato da Carla Baratelli si raccontano, racconta lo stesso architetto "le infinite sfumature del bianco nei vari materiali grazie al cambio dinamico dei colori. Abbiamo delle luci dinamiche che passano da 2.700 a 5.500 gradi kelvin e di conseguenza mettono in risalto sia le varie texture che abbiamo scelto e selezionato da esporre all'interno del nostro percorso, sia le varie tonalità del bianco".

Uno spazio che racconta la materia, i materiali, spesso innovativi e altamente selezionati. Con un angolo 'unico': "un'anteprima mondiale che é il rivestimento in diamanti veri, che viene presentato per la prima volta al mondo. Qui abbiamo selezionato materiali altamente innovativi e abbiamo giocato tanto sulla femminilità. Perchè bianco é eleganza, raffinatezza, purezza -racconta Carla Baratelli- e di conseguenza quello che ci richiamava come studio nel momento in cui abbiamo accettato questa sfida di lavorare solo ed esclusivamente col bianco é stata la femminilità".

E a Palazzo Cusani il bianco diventa anche social. Martina Nocentini, architetto dello studio Svetti spiega che l'allestimento curato nell'ambito della rassegna White in the City per Oikos si chiama appunto social white. "Quello che abbiamo cercato di fare all'evento -racconta- é cercare di spiegare come mai per noi il bianco é social. Il bianco é il colore della purezza. E' il colore neutro che mette tutti d'accordo, é il colore dell'imparzialità".

"In architettura invece -aggiunge- é l'esaltazione della forma, quindi nel nostro spazio emerge come esaltazione delle forme che abbiamo voluto dare, che sono dei cloud, delle nuvole con le diverse finiture di Oikos. Il bianco in questa accezione diventa un elemento puro che attraverso luci e ombre cambia tonalità e fa capire come un colore, che apparentemente può sembrare statico, in realtà anche attraverso diversi movimenti di luci può cambiare. E' il più poliedrico, quello che mette d'accordo tutti".

Il bianco come spazio, energia, rumore anche, lo racconta la progettista Raffaella Laezza per la quale "l'architettura può dare una risposta, attraverso il bianco, all'idea di benessere". "Il bianco per me -afferma- é stata una scelta di vita, é un'idea di spazio. Qualsiasi luogo lo si crei bianco crea lo spazio, lo dilata, porta luce dove non c'è. Quindi bianco come energia. Esiste un rumore che si chiama rumore bianco, che é il rumore dell'acqua, che é un rumore naturale, un rumore del benessere".

"Il parco sonoro che io ho progettato (per Piazza Castello, ndr) diventava anche, con il rumore dell'acqua e della fontana, un rumore bianco. Quindi la conciliazione tra queste cose insieme, secondo me, é un'idea di benessere, di 'essere bene', stare bene. L'architettura può dare quindi una risposta all'idea del benessere attraverso il bianco".

"Ci sono poi -prosegue Raffaella Laezza "200.000 tipi di bianco. Oikos ne ha fatti 200, io ne ho usati 100 nella mia installazione perché la natura varia, continuamente e noi dobbiamo continuamente studiarlo questo bianco. Non é finita. Dobbiamo continuare". White in the City di Oikos ha aperto, quindi, un tema. Perché "il bianco -conclude la progettista- continua ad essere un work in progress".

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