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Nasce Inveo per certificazione dati in sanità, la Brexit è opportunità per l'Italia

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Nasce Inveo per certificazione dati in sanità, la Brexit è opportunità per l'Italia /Video

Nasce Inveo, "un organismo di certificazione di terza parte accreditato da Accredia, frutto di una tradizione pluridecennale nella data protection. Obiettivo: garantire agli utenti una piena conformità al nuovo regolamento europeo in tutti i suoi settori, non solo la farmaceutica dunque, ma anche la componente sanitaria, quella assicurativa". A spiegarlo all'AdnKronos Salute è Riccardo Giannetti, Scheme Manager Inveo (Video) .

"Inveo segue le regole dell'accreditamento: Accredia, ente unico di accreditamento designato dal Governo italiano, ha il compito di vigilare affinché vengano rispettati i criteri di imparzialità, indipendenza, correttezza e competenza" degli enti vigilati, ricorda Giannetti. Il manager è convinto che per l'Italia in questo settore la Brexit costituisca "un'opportunità, a patto di fare squadra in Europa".

Inveo è accreditata per la certificazione volontaria della data protection, a fronte della norma Iso/Iec 17065:2012. Un organismo di certificazione all'avanguardia, con un ruolo importante alla luce del nuovo regolamento europeo in materia. "E' curioso pensare che in Italia si scopra il regolamento europeo adesso, quando abbiamo una normativa sulla data protection che ha raggiunto ormai la maggiore età. Nel regolamento europeo, che risale al 2016, esiste l'istututo della certificazione, uno strumento semplice, flessibile e comodo per poter dimostrare la conformità dei titolari al regolamento stesso". Inoltre, sempre in base al regolamento europeo, "le sanzioni sono molto forti, molto impegnative: fino al 4% del fatturato mondiale annuo dell'anno consolidato precedente", evidenzia Giannetti.

Gli scenari oggi sono cambiati: "Vige il principio dell'accountability, ovvero la responsabilizzazione del titolare, che ha la possibilità di fare le cose giuste e deve dimostrare di averlo fatto. Non esiste più un livello minimo di sicurezza, ma un livello adeguato di sicurezza. Ad oggi in Italia però non siamo riusciti ancora a trasmettere questo concetto: si temono più le sanzioni rispetto alla percezione del vantaggio di un'applicazione corretta del regolamento stesso".

Non solo. "La formazione è uno degli elementi obbligatori di cui il titolare e il responsabile saranno chiamati a rispondere, dandone evidenza. L'art. 29 Reg. 679/2016 ci ricorda infatti che: 'Il responsabile del trattamento, o chiunque agisca sotto la sua autorità o quella del titolare, che abbia accesso a dati personali non può trattare tali dati se non è istruito in tal senso….' Essere 'istruiti in tale senso' - sostiene Giannetti - non vuol solo dire ricevere un foglio con le cose da fare e da non fare quando si è in procinto di trattare dati personali, vuol dire avere piena conoscenza delle azioni che si stanno intraprendendo sui dati e di che tipo di impatto esse avranno. In parole povere: consapevolezza. I titolari del trattamento dovranno far seguire dai propri collaboratori appositi corsi, documentati e documentabili, per acquisire conoscenze sulla normativa".

La dimostrazione del grado di conoscenza riguarda "non solo i dipendenti, ma anche chi agisce sulla base di un rapporto di lavoro autonomo e professionale. Di questa consapevolezza sarà chiamato a dare prova il titolare, non solo per i principi di accountability richiamati dall'art. 5, ma anche e soprattutto nelle norme di sicurezza richiamate dall'art. 32".

L'Italia comunque in questo campo parte da una posizione d'eccellenza. "In questi anni il nostro Paese ha avuto un primato nella data protection: ha avuto un'Autorità molto attenta che ha emanato linee guida all'avanguardia, che in altre nazioni non sono state prese in considerazione. Noi, inoltre, abbiamo anche avuto un organo di polizia che ha sempre svolto i controlli, la Guardia di Finanza. Il rischio? Ci siamo cullati sugli allori, e ora rischiamo di non sapere fare sistema in Europa".

Un'operazione ancora più importante alla luce della Brexit. "Dobbiamo mettere insieme tutte le nostre eccellenze e portarle in Europa, dove l'Italia ha molto da dire". Insomma, "dobbiamo riuscire a fare squadra". Dal canto suo Inveo "è pronta a fare squadra, e sta condividendo con l'autorità di vigilanza e altre istituzioni la sua esperienza pluridecennale. Senza la condivisione, presentandoci in ordine sparso, rischiamo di non saper affrontare la globalizzazione".

La Brexit, ribadisce Giannetti, è "un'opportunità, perché gli inglesi sono ora in fase di rincorsa: per anni hanno voluto imporre le loro idee, oggi abbiamo l'opportunità" di dire la nostra "se riusciamo a fare squadra e a non delegare ad altri Paesi".

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