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Referendum Alitalia, cosa succede se vince il SI o il NO

ECONOMIA
Referendum Alitalia, cosa succede se vince il SI o il NO

Al via il referendum Alitalia. Fino al 24 aprile i 12.500 lavoratori della compagnia aerea potranno partecipare alla consultazione referendaria sul pre-accordo sottoscritto da azienda e sindacati nella notte del 14 aprile scorso. Ai dipendenti Alitalia verrà chiesto se condividono o meno il verbale di confronto sottoscritto al ministero dello Sviluppo economico. Ma qual è lo scenario che si aprirebbe se vincesse il sì o, al contrario, cosa succederebbe in caso di esito negativo?

Alla consultazione non è previsto il raggiungimento del quorum per cui il risultato sarà subito valido a prescindere da quanti lavoratori si recheranno ai seggi per votare. A fronte di un risultato positivo verrà sottoscritto un "accordo coerente" con il verbale firmato da Governo e sindacati che, ha spiegato il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, in sede di negoziato, "rappresenta il massimo sforzo possibile" per salvare Alitalia. Tra gli obiettivi principali la preservazione dei livelli occupazionali, anche con riferimento all'indotto che orbita attorno all'azienda, e la prosecuzione dell'attività d’impresa.

Il pre-accordo prevede il ricorso a una serie di misure volte a ridurre i costi e ad evitare gli esuberi del personale, in particolare gli esuberi complessivi scendono a quota 1.700 dai 2.037 preventivati mentre quelli del personale a tempo indeterminato si riducono a 80 unità dalle iniziali 1338 ed il taglio al costo del lavoro scende dal 30 all'8%. Tra le altre misure annunciate il superamento dei progetti di esternalizzazione delle aree manutentive e di altre esternalizzazione, il ricorso alla cigs entro maggio 2017 per due anni, l'attivazione di programmi di politiche attive del lavoro, con riqualificazione e formazione del personale, misure di incentivazione all'esodo, miglioramenti di produttività ed efficienza, con un rinvio in azienda per la definizione entro il prossimo mese.

Qualora, invece, il numero dei no fosse superiore a quello dei sì e in considerazione del contesto generale di crisi è possibile prevedere l'apertura di uno scenario di forte instabilità e incertezza sul futuro della compagnia con il rischio di cessazione delle attività. Con la firma del verbale Alitalia ha infatti ritenuto "di avere sfruttato ogni flessibilità negoziale" escludendo quindi ogni altro tipo di intervento. "Se il referendum dovesse dare un esito negativo", ha spiegato il ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, "quello che deve essere chiaro a tutti è che si va verso il rischio concretissimo di una liquidazione della compagnia".

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