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Alitalia, ultime ore per il referendum sul pre-accordo

ECONOMIA
Alitalia, ultime ore per il referendum sul pre-accordo

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Dipendenti, piloti, hostess e steward. Tutto il personale Alitalia sta continuando ad esprimere il proprio voto in queste ore (VIDEO), attraverso un 'Sì' o un 'No' al referendum sul pre-accordo firmato lo scorso 14 aprile. Per i 12.500 lavoratori ci sarà tempo fino alle 16 di domani.

Un voto dalle conseguenze pesanti: il no all'accordo infatti potrebbe aprire la strada della messa in liquidazione della compagnia aerea con l'arrivo di un commissario straordinario; una maggioranza di sì, invece, consentirebbe la ricapitalizzazione dell'azienda ma comporterebbe l'individuazione di 980 esuberi di lavoratori a tempo indeterminato tra il personale di terra, la riduzione dell'8% della retribuzione di quello navigante e una contrazione da 120 a 108 dei riposi annuali mentre ai nuovi assunti verrà applicato il più leggero contratto 'cityliner' del corto raggio.

- Cosa succede se vince il SI o il NO

Ma, come ribadito ancora oggi dal ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, "non c'è un'altra soluzione né la possibilità di nazionalizzazione. Bisogna seguire con coraggio la strada iniziata". Parole che fanno eco a quelle del premier che già ieri era intervenuto per chiarire i contorni della vicenda. "Senza l'intesa sul nuovo piano industriale l'Alitalia non potrà sopravvivere", aveva detto. Una sorta di appello raccolto oggi anche dal viceministro al Mit, Riccardo Nencini. "E' un referendum assolutamente decisivo. Abbiamo lavorato per un piano industriale in grado di tenere nel tempo. Rispetto alle previsioni di inizio trattativa l'intervento dell'esecutivo è stato decisivo per rendere più accettabile il numero degli esuberi", ha ribadito all'Adnkronos.

A farsi portavoce di una possibile alternativa chiamando in causa l'art. 43 della Costituzione, invece, è stato ancora oggi l'Usb che ha ricordato la possibilità data la governo, in caso di imprese strategiche, di prevederne "l'esproprio e la nazionalizzazione". Il sindacato autonomo d'altra parte parla di "ennesimo piano strategicamente ed industrialmente sbagliato e suicida" proponendo al suo posto un intervento pubblico che ricostruisca da una parte "una rete che si basi principalmente sul lungo raggio, sui voli intercontinentali dove si fanno più soldi" e dall'altra un piano politico "con risorse e un impegno di almeno due o tre anni per ridisegnare il trasporto aereo italiano con un sistema di regole certe che tutte le aziende del settore devono rispettare".

Cgil, Cisl, Uil e Ugl, al contrario si schierano per il sì. "L'Alitalia morirà se verrà bocciato il piano. I lavoratori hanno ora in mano il destino della loro azienda. Non c'è oggi una alternativa concreta al piano industriale di sviluppo e di ricapitalizzazione su cui si sono impegnati il nuovo management di Alitalia e gli azionisti italiani e stranieri. Ma senza il sì a maggioranza dei lavoratori, Alitalia difficilmente potrà sopravvivere", è l'accorato appello nelle ore precedenti la chiusura delle urne del leader Cisl, Annamaria Furlan. "Siamo consapevoli dei sacrifici che vengono nuovamente richiesti a tutto il personale di Alitalia", dice ricordando come il sindacato abbia fatto la sua parte, "cercando di modificare il piano iniziale dell'azienda e contrattando con grande determinazione ogni possibile garanzia occupazionale e salariale per i lavoratori".

Ed è proprio per questo, conclude, che "occorre rinnovare l'appello al senso di responsabilità dei lavoratori di Alitalia. Bisogna dare fiducia al nuovo management di Alitalia ed al piano di investimenti che deve rilanciare la compagnia, offrendo una prospettiva di sviluppo al trasporto aereo ed una certezza di impiego alle lavoratrici ed ai lavoratori di Alitalia e dell'indotto". In linea anche l'Ugl di Paolo Capone. "Ai dipendenti vengono chiesti ulteriori sacrifici ma senza l'intesa sul nuovo piano industriale l'Alitalia rischia tutto", dice ribadendo come il futuro di Alitalia sia legato alla scelta dei lavoratori e come "la preoccupazione espressa dal presidente Gentiloni è plausibile".

A spiegare l'importanza che vinca il sì anche il segretario generale Uil, Carmelo Barbagallo. "Ora bisogna salvare il lavoro e non rendere vani i sacrifici fatti dai lavoratori. Poi bisognerà puntare a un'effettiva discontinuità aziendale e a un sistema di partecipazione nelle scelte che dia una futuro certo all'Alitalia", spiega. "Il presidente del Consiglio, oggi, e il presidente designato di Alitalia, nei giorni scorsi, hanno evidenziato l'effettivo stato di crisi dell'azienda. Le cause di questo dissesto sono da imputare all'improvvida gestione del management degli ultimi anni", aggiunge commentando le parole del premier, Paolo Gentiloni.

E mentre la politica si interroga sul possibile futuro dell'ex compagnia di bandiera, è Stefano Parisi, leader di Energie per l'Italia, a lanciare la provocazione. "Il sindacato deve cambiare. Basta con i referendum per approvare gli accordi. Abbiamo bisogno di leader sindacali moderni, che sappiano rappresentare, non notai impauriti. Alitalia è la storia di una tragedia nazionale. Tutti hanno responsabilità. Oggi va salvata e rilanciata. Ma ci sono investitori pronti e non possiamo dipendere dall'esito del referendum tra i lavoratori", spiega in una nota pigiando un tasto 'dolente', lo sciopero. "Il diritto di sciopero nei servizi essenziali va regolato in senso molto restrittivo. Serve al nostro Paese. Serve al nostro futuro", conclude.

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