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La difesa di Visco: "Critiche aspre e imprecisioni gravi"

ECONOMIA
La difesa di Visco: Critiche aspre e imprecisioni gravi

Il passaggio è delicato, con il mandato in scadenza e un clima politico sicuramente più ostile rispetto al passato. Così l'appuntamento annuale in Bankitalia con la relazione del 31 maggio diventa anche l'occasione per una 'resa dei conti', ovviamente istituzionale e non personale. Al punto che le tradizionali Considerazioni Finali non bastano e il Governatore Ignazio Visco sceglie, per dirla con le sue stesse parole, "poche brevi considerazioni in modo meno formale" per rivendicare il lavoro fatto e ristabilire la gerarchia delle responsabilità nella gestione delle recenti crisi bancarie, ricordando "alcune cose imparate dalla crisi" e sottolineando che "i casi di cattiva gestione, se non di vero e proprio malaffare, si ripetono purtroppo con una certa regolarità, indipendentemente da chi sta al governo o guida la Banca d’Italia". Riferimento neanche troppo implicito alle critiche sollevate pubblicamente, tra gli altri, dall'ex premier Matteo Renzi.

Un intervento 'fuori sacco', quello di Visco, del tutto inusuale nelle proporzioni che si lega, almeno nella percezione di molti, alla presenza in prima fila del presidente della Bce Mario Draghi. Una presenza significativa, anch'essa inusuale, che può essere letta come una plastica manifestazione di sostegno all'operato del numero uno di Via Nazionale.

I concetti che sceglie di approfondire il Governatore sono stati in parte già affrontati nel testo ufficiale, quello limato per giorni con gli uffici e la struttura di Palazzo Koch. Ma i toni sono diversi, il linguaggio è più esplicito e i messaggi inequivocabili.

Se nelle Considerazioni già si dice che "nei casi di mala gestio le ipotesi di reato sono state segnalate all'autorità giudiziaria con tempestività, avviando la collaborazione con la Magistratura già nel corso degli accertamenti ispettivi", l'intervento a braccio si apre con una netta presa d'atto: "la Banca d’Italia in questi anni è stata criticata. A volte anche con toni piuttosto aspri, spesso con imprecisioni anche gravi. È stata accusata di non aver capito quello che stava accadendo in alcune banche. O di essere intervenuta troppo tardi".

Quindi, Visco rimandando a futuri ulteriori approfondimenti, chiarisce subito: "Posso solo assicurare che l’impegno del personale della Banca d’Italia e del Direttorio è stato sempre massimo". Altro concetto chiave, quello della storia che si ripete. "Le crisi bancarie, purtroppo, non sono una peculiarità dei nostri tempi. E, come dimostra la storia, non è sempre possibile prevenirle. Negli anni 70 abbiamo avuto Italcasse, Sindona, il Banco Ambrosiano. Poi a ridosso del processo di privatizzazione, negli anni 90, il Banco di Napoli, il Banco di Sicilia, Sicilcassa". Così come è ferma la posizione di Visco sulla responsabilità dei manager. "Oggi più che mai è importante partire dalla valutazione delle persone che guidano una banca. Quando si consolidano posizioni di dominio assoluto aumenta il rischio che si sfrutti la propria intoccabilità per abusi e favoritismi".

Infine, la comunicazione e l'educazione finanziaria. Fattori fondamentali ed, evidentemente, in parte sottovalutati. Da una parte, dice il Governatore, "abbiamo imparato che dobbiamo dedicare attenzione all’informazione dell’opinione pubblica". Perché con le nuove norme, su tutte il Bail in, "non vi è stata piena consapevolezza, a livello politico, nei media, da parte della clientela della trasformazione in atto". Dall'altra parte, i fatti hanno mostrato "quanto sia importante investire" in educazione finanziaria. E quanto sia "importante il controllo della correttezza dei comportamenti e l’azione di tutela delle parti più deboli. Tutela che non può essere solo ex post". Su questo, chiude Visco, "siamo impegnati e, per la nostra parte, ci impegneremo di più".

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