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"Lavoro da H&M, ecco perché ci licenziano"

ECONOMIA
Lavoro da H&M, ecco perché ci licenziano

di Chiara Moretti

Non riesce a trattenere le lacrime. Francesco, lo chiameremo così, "meglio non dirlo quello vero", è stanco e si sente anche preso in giro, dopo che è stata aperta, "d'improvviso, è arrivata come un fulmine a ciel sereno", una procedura di licenziamento.

Il loro negozio, un punto vendita del colosso svedese della moda low-cost H&M, nella centralissima Corso Buenos Aires a Milano, chiuderà il 31 luglio e i dipendenti, salvo accordi dell'ultimo minuto, si dovranno trovare un altro lavoro. "La beffa è che, mentre licenziano noi a tempo indeterminato, cercano di assumere altre persone con contratti flessibili, a chiamata" dice all'Adnkronos Francesco da un decennio in azienda. "Lo abbiamo scoperto dal giornalino cartaceo aziendale che, mentre annunciavano il nostro licenziamento - 89 gli esuberi in Italia, 51 solo a Milano - e aprivano un maxistore davanti al nostro, cercavano anche nuove persone da impiegare con contratti precari e meno onerosi rispetto ai nostri a tempo indeterminato. Sono arrabbiato, ma non mi arrendo".

Domani parteciperà allo sciopero con sit-in a San Babila, a Milano, ma manifestazioni ci saranno in tutta Italia. Da Mestre a Torino fino a Roma dalle 15 in piazza della Repubblica per sfruttare, dicono gli organizzatori, l'esposizione mediatica del Gay Pride. "Spero che si arrivi a un accordo, che si riescano a evitare questi licenziamenti, perché si può dire tutto di H&M tranne che è in crisi. Per me è come una famiglia, ormai, tanti sono gli anni che ci lavoro" dice con un pizzico di amarezza all'idea di dover lasciare. "In vacanza? Ci andrò, comunque, anche se finisce male. Ho bisogno di rilassarmi e, se finirò a casa, ancora di più. Ho prenotato una settimana in Marocco per settembre. Partirò anche da disoccupato".

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