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In Italia 20mila benzinai, ma sono troppi: "Ne bastano 14-15mila"

ECONOMIA
In Italia 20mila benzinai, ma sono troppi: Ne bastano 14-15mila

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"Bisogna risolvere il nodo dell'inefficienza della rete carburanti in Italia". A sostenerlo è il presidente di Unione Petrolifera, Claudio Spinaci, in occasione dell'Assemblea annuale di Up.

Una rete, questa, che al primo gennaio 2017 conta 20.750 punti di vendita mentre ne basterebbero "14-15 mila". La rete carburanti, spiega, "sconta da tempo pesanti problemi strutturali con un erogato medio che è meno della metà di quello europeo e una ridotta incidenza delle attività non oil. Il tutto in un contesto di prezzi, che a livello industriale, si mantengono ormai da tempo in linea con la media europea".

Proprio per questo, aggiunge Spinaci, "occorre chiudere i punti di vendita inefficienti e insicuri e modernizzare i rimanenti con lo sviluppo di attività collaterali, rimuovendo quello che, a nostro avviso, è il maggiore ostacolo esistente: il diffondersi di pratiche illegali che colpiscono il settore in varie forme, evasione di Iva o accise, contrabbando, furti di prodotto, e tengono in vita impianti altrimenti insostenibili".

La lotta all'illegalità, sottolinea il presidente di Up, "deve continuare con impegno sempre crescente attraverso un processo di automazione dei controlli, una completa tracciabilità dei flussi di prodotto e la forte riduzione degli incassi in contanti". Infatti, sostiene Spinaci, "si stima che il 10% dei volumi dei prodotti petroliferi consumati sono illegali per un danno erariale che potremmo quantificare in circa 2 miliardi di euro". In Italia, osserva, "ci sono circa 5mila impianti sotto i 350mila litri di erogato quando la media è superiore a 1,3 milioni e quando a livello europeo la media è intorno ai 2-3 milioni. Questo significa che c'è qualcosa di illegale in alcuni impianti".

Il processo di riduzione del numero degli impianti della rete carburanti in Italia è proseguito comunque nel 2016 benché ad un ritmo più lento rispetto agli altri Paesi europei. Al primo gennaio 2017 si stima infatti che ci siano 20.750 punti vendita contro 21mila all'inizio del 2016. A diminuire, rileva Up nella sua relazione annuale, è stato soprattutto il numero degli impianti convenzionati con le compagnie petrolifere, mentre in crescita è risultato quello degli altri operatori che ormai rappresentano il 20% del mercato.

Dal 2007 ad oggi, il numero degli impianti facenti capo ad operatori indipendenti con marchio propri è passato da quasi 1.200 a 4.200 (+250%), il numero di impianti di operatori indipendenti che espongono marchi delle compagnie petrolifere è sceso da 8.800 a 6.100 (-31%), mentre quello delle compagnie petrolifere da 12.600 a 10.450 (-17%).

Nel 2016, rileva Up, i margini di distribuzione sono scesi su livelli più bassi di quelli del 2015, in particolare sul gasolio auto, mostrando un peggioramento della già scarsa remuneratività del settore, sul quale incide negativamente la forte pressione fiscale sui carburanti che resta fra le più elevate in Europa. In particolare, sottolinea Unione Petrolifera, tra gennaio e maggio la differenza tra il prezzo della benzina italiano e quello europeo è di +0,130 euro di cui +0,117 euro imputabile allo stacco fiscale. Per quanto riguarda il gasolio auto la differenza di prezzo è di +0,173 di cui +0,172 imputabile allo stacco fiscale.

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