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Alitalia, 6 soluzioni per il rilancio

ECONOMIA
Alitalia, 6 soluzioni per il rilancio

di Federica Mochi

Alitalia fa rima con crisi. L'ex compagnia di bandiera ha affrontato tre crisi in meno di dieci anni. L'ultima, in ordine di tempo, è attribuibile a una serie concatenata di cause: dai costi esagerati dei carburanti a quelli per la manutenzione. E' quanto emerge da un'analisi realizzata da un consulente aeronautico con un passato da manager di diverse compagnie aeree nazionali e internazionali, che l'AdnKronos ha avuto modo di visionare. Il documento è stato realizzato a partire dagli ultimi dati ufficiali disponibili di Alitalia, e relativi al bilancio di esercizio 2015, e oltre ad elencare le cause dell'ennesima crisi annunciata, propone anche una serie di soluzioni per riportare in carreggiata l'ex compagnia di bandiera.

RISTRUTTURARE I PROGRAMMI DI MANUTENZIONE - Per la manutenzione dei velivoli, Alitalia spende circa 400 milioni. Riportare in house la manutenzione primaria dei propri aeromobili, e pensare, ad esempio, al ripristino di Alitalia Maintenance System, l'officina motori di Alitalia oggi fallita, permetterebbe di risparmiare circa 120 milioni di euro annui rispetto ai costi di manutenzione iscritti a bilancio in relazione all'esercizio 2015. Così facendo, inoltre, migliaia di lavoratori oggi in cassa integrazione potrebbero essere reimpiegati, alcuni degli hangar presenti a Fiumicino e costati miliardi di lire potrebbero essere reimpiegati; come precisa l'analisi, Alitalia potrebbe poi vendere a terzi i propri servizi di manutenzione, come fanno all'estero altre compagnie di bandiera, incrementando i propri ricavi.

OTTIMIZZARE LA FLOTTA E RIVEDERE I CONTRATTI DI LEASING - Ad Alitalia occorrerebbe ottimizzare la flotta condividendo con le società di leasing un piano industriale "serio e realistico" e rinegoziare le condizioni dei contratti di leasing attualmente in essere. In questo modo l'ex compagnia di bandiera risparmierebbe 150 milioni di euro annui rispetto ai costi di leasing per come iscritti a bilancio nell'esercizio 2015. Una flotta più grande implementerebbe le attività del polo manutentivo, generando ulteriore incremento occupazionale e ottimizzazione dei processi interni.

DIVERSA GESTIONE DEL CARBURANTE - Usando modelli avanzati di fuel payload, si riuscirebbe a razionalizzare il carico di carburante e il quantitativo di imbarco, che incide notevolmente sui consumi. Ottimizzare i pesi e il bilanciamento dell'aeromobile, si legge ancora nell'analisi, incide positivamente sulla performance del volo anche in termine di usura di alcuni componenti come i carrelli, i freni e gli pneumatici, che subiscono meno sollecitazioni comportando meno rischi di avarie per usura.

RIVISITARE IL NETWORK E RINEGOZIARE GLI ACCORDI SKYTEAM SULLE TRATTE ATLANTICHE - Stando all'analisi in esame, Alitalia non dovrebbe uscire dall'alleanza Skyteam, l'alleanza delle compagnie aeree fondata nel 2000, ma pensare a una rinegoziazione degli accordi e sollecitare gli alleati AirFrance e Delta al fine di costruire una strategia di cooperazione più equilibrata. Nello specifico, analizzando la criticità del network attuale, emerge che il 70% circa delle tratte operate da Alitalia coincide con quelle operate dalle compagnie low cost. Un meccanismo che genera una distorsione del pricing al ribasso da parte di Alitalia, che cerca di inseguire tariffe di compagnie come Ryanair, pur non potendo competere a livello di costi di esercizio con il vettore irlandese. Questo sia in merito ai costi di processo, sia perché i canali di vendita delle low cost non hanno gli stessi livelli commissionali delle aerolinee di bandiera. La strategia corretta, stando all'analisi, sarebbe non rincorrere al ribasso il pricing delle low cost ma fare leva su fattori che sono attrattivi per il cliente, come l'italianità, una maggiore cura degli standard di sicurezza, un maggior confort in volo e in aeroporto, una maggior professionalità di tecnici, piloti e assistenti di volo.

TAGLIARE GLI OVERHEADS - Tagliare i costi indiretti del 25% permetterebbe di ridurre di 150 milioni i costi del conto economico e ridare lustro ad Alitalia. Secondo l'autore dell'analisi, con 121 aerei gestiti con costi esorbitanti, l'ex compagnia di bandiera ha comunque ricavato nel 2015 oltre 3 miliardi di euro trasportando 23 milioni di passeggeri. Un rapporto tra ricavi, numero di aerei in flotta e ore volate altamente positivo sui cui implementare un programma serio di 'restructuring' potrebbe produrre risultati notevoli.

LASCIARE INVARIATO IL NUMERO DI LAVORATORI E LIVELLI SALARIALI - Ricollocare le risorse in essere "nelle caselle a loro congeniali", valorizzandone le competenze, nel lungo periodo, potrebbe avere diversi benefici. Tra le soluzioni prese in analisi nel documento, spicca quella di ricostruire una scuola del volo Alitalia, che potrebbe diventare un punto di riferimento per molte compagnie nel mondo, che necessitano di competenze specifiche di settore.

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